Nel grande teatro della moda il copione è quasi sempre lo stesso. Prima arrivano gli applausi, poi i comunicati pieni di gratitudine e infine l’uscita di scena. Una trama collaudata che accompagna l’ultima uscita ufficiale, quella di Marco De Vincenzo dalla direzione creativa di Etro, incarico che ricopriva dal 2022.
Il comunicato dell’azienda segue il rituale ormai codificato dell’industria. Toni eleganti, riconoscimento del lavoro svolto, nessuna crepa nel linguaggio istituzionale. «Nel corso del suo incarico, Marco De Vincenzo ha guidato la direzione creativa del brand sviluppando collezioni che hanno interpretato e valorizzato i codici identitari di Etro, accompagnando l’azienda in una fase significativa di crescita e rinnovamento stilistico».
Fin qui tutto perfetto. Se non fosse che nella moda contemporanea le lodi creative convivono sempre con un parametro molto meno poetico: i conti. Nel 2023 Etro ha registrato ricavi pari a 261,1 milioni di euro, in calo del 5,8%, mentre la perdita netta è salita a 33,4 milioni. Negli anni successivi la situazione non si è completamente riequilibrata. Secondo le indicazioni più recenti, nell’ultimo anno il marchio avrebbe visto i ricavi netti scendere intorno ai 245 milioni.
Numeri che non raccontano un disastro, ma nemmeno quella traiettoria di crescita che gli investitori si aspettano da un marchio del lusso. E quando la curva dei ricavi inizia a piegarsi, nel sistema moda succede quasi sempre qualcosa. Nel caso di Etro è arrivato prima un riassetto societario e poi, pochi mesi dopo, l’uscita del direttore creativo. A dicembre un pool di investitori industriali composto da Rams Global, Mathias Facchini tramite Swinger International, e dal banchiere Giulio Gallazzi attraverso Sri Group, d’intesa con L Catterton, ha infatti acquisito la quota di minoranza precedentemente detenuta dalla famiglia Etro.
In altre parole la famiglia fondatrice ha lasciato la compagine azionaria mentre nuovi soci industriali sono entrati nel capitale per rafforzare le capacità strategiche e industriali del marchio. Quando cambiano i soci, spesso cambia anche il resto. Strategie, posizionamento, visione creativa. La direzione artistica è quasi sempre uno dei primi tasselli a muoversi.
Fa allora sorridere, l’intervista rilasciata da De Vincenzo ad Artibune solo qualche giorno fa, dove parlando del suo iter creativo spiegava: «Cerco di elevare la moda dal suo status puramente commerciale». Un nobile proposito che però nel mondo delle grandi maison controllate da fondi e investitori si scontra spesso con una realtà molto più concreta.
Il comunicato dell’azienda, naturalmente, chiude con il tono diplomatico che accompagna ogni passaggio di fase. Etro «guarda ora ai prossimi sviluppi con fiducia, proseguendo nel percorso di valorizzazione della propria identità lifestyle e del proprio patrimonio creativo, in continuità con l’innovazione e i valori che da sempre la contraddistinguono», conclude il testo.
La creatività resta sempre al centro del racconto. Il fatturato, però, continua a decidere quando cala il sipario.
