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L’India incantata del Calendario Pirelli 2027

L’India incantata del Calendario Pirelli 2027
dal backstage del Calendario Pirelli 2027 di Sølve Sundsbø e Raghu Rai con Avani Rai, foto di Alessandro Scotti

Per questa edizione, un viaggio fotografico che unisce sguardo occidentale e intimità millenaria

Un sorriso di complicità, in un’oasi di quiete sospesa nel tempo, geometrie pulite e un ambiente capace di infondere un’immediata armonia. Quel sorriso quasi rubato, immortalato in un momento di pausa durante la realizzazione del Calendario Pirelli 2027, è, a giudizio di chi scrive, una delle immagine più suggestive di tutto il suo backstage.

È il sorriso complice e sincero tra Sølve Sundsbø e Avani Rai, i due fotografi che hanno realizzato, insieme al maestro indiano Raghu Rai, padre di Avani, scomparso ad aprile durante i lavori, il “The Cal”™ del prossimo anno.

Per la prima volta in oltre sessant’anni di storia, ci si è avvicinati al subcontinente indiano per l’ambientazione del celebre calendario. E sempre per la prima volta, la decisione di affidare il progetto a due sguardi differenti Sølve Sundsbø e Raghu Rai (portato poi avanti, dopo la sua scomparsa, dalla figlia Avani, anche lei fotografa di grande fama).

La volontà è stata quella di celebrare l’India secondo due diverse prospettive, grazie a due sguardi differenti: quello occidentale e glamour dell’apprezzato fotografo di moda svedese Sølve Sundsbø e quello più intimo e radicato, capace di trasmettere l’essenza del Paese da chi l’India la conosce davvero e l’ha vissuta quotidianamente.

“Non avevo alcun diritto di creare questo progetto da solo” – spiega Sølve Sundsbø. “Quando mi hanno detto che il signor Raghu Rai ne avrebbe fatto parte, per me è stato come se fosse un dio della fotografia”. Mi sono concentrando sui ritratti delle persone di questo Paese, lascio ad Avani il compito più difficile, quello di provare a catturarne l’anima”.

Oltre a cercare di immortalare l’anima di un Paese pieno di bellezza, contraddizioni e complessità, Avani Rai ha dovuto superare una prova ancora più difficile: essere la protagonista di un intenso passaggio di testimone lasciatole dal padre Raghu Rai.

“Il mio lavoro – racconta Avani – sviluppa il concetto originale ideato da mio padre, trasferendolo però dallo studio alla strada. Lui apparteneva alla strada, e dargli vita è qualcosa di profondamente personale, come se stessi entrando nel suo sguardo e nel modo in cui vedeva l’India attraverso la sua fotocamera. La fotografia è stata il suo regalo per me.”

Un’edizione che fonde l’identità culturale di un’India contemporanea, non dimenticando però l’estetica e il linguaggio delle proprie antiche tradizioni.

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