Un filo sottile unisce un campo di riso nella pianura piemontese a un alveare in mezzo a Milano. Tiziana Monterisi, architetto e CEO e Co-Founder di Ricehouse, quel filo lo ha trasformato in un progetto: Hexa, una micro-architettura di sei metri quadri costruita interamente con gli scarti della filiera del riso, capace di sequestrare 2,29 tonnellate di CO2 e di saturarsi di propoli grazie al collegamento con due arnie vive.
Non è un esercizio di stile «verde», e nemmeno l’ennesima casa «a basso impatto ambientale». Hexa è qualcosa di più profondo: uno spazio che non si limita a ridurre il danno, ma restituisce un beneficio. All’ambiente, alla città, alle persone che ci entrano. Inaugurato a Milano il 17 aprile 2026, al Parco UpTown Cascina Merlata, con la partecipazione dell’assessore al Verde Elena Grandi e di Giuseppe Manno, fondatore di Apicoltura Urbana, il progetto nasce dall’incontro tra due realtà che condividono una visione comune: costruire qualcosa per il futuro.
Monterisi racconta come il progetto abbia preso forma e sostanza: dalla scoperta della paglia e della lolla di riso nelle cascine piemontesi del Settecento, alla sfida di industrializzare uno scarto agricolo fino a farlo diventare materiale da costruzione certificato, alternativo all’edilizia convenzionale. Un percorso lungo, fatto di ricerca, fallimenti e la convinzione che la bioarchitettura non debba restare una nicchia.
Dall’agricoltura alla costruzione
Come spiega la Ceo di Ricehouse, bisogna partire dal concetto che «l’Italia è il primo produttore europeo di riso». Ogni anno, dalla sua lavorazione, si generano più di due milioni di tonnellate di scarti agricoli. Per decenni bruciati nei campi o smaltiti. Ricehouse li raccoglie e li trasforma: pannelli isolanti, lastre di chiusura, mattoni, intonaci. Trenta prodotti certificati, utilizzabili da qualsiasi muratore senza bisogno di mascherine, senza rischi per la salute.
Negli ultimi cinquant’anni le case si sono riempite di agenti inquinanti invisibili e dannosi. Hexa va nella direzione opposta. E lo fa con un materiale che «esiste nelle cascine piemontesi del Settecento, reinterpretato con le tecnologie del presente» per rispondere alle esigenze dell’edilizia contemporanea.
Perché potrebbe essere la casa del futuro
La parola chiave non è «sostenibile», termine ormai logoro, oltremodo abusato. È «rigenerativo». La distinzione è sostanziale. Hexa, in soli sei metri quadri, sequestra 2,29 tonnellate di CO2: l’equivalente di 90 alberi piantati in quell’area. La pianta di riso, crescendo, assorbe anidride carbonica. Ricehouse non brucia quello scarto, ma lo trasforma in materiale da costruzione, stoccando quella CO2 stabilmente.
Il processo è circolare su più livelli. L’agricoltore continua a coltivare riso, alimento fondamentale per la popolazione mondiale. Lo scarto non viene sprecato. L’edificio non emette, ma assorbe. E le proprietà igroscopiche della lolla e della paglia, ricche di lignina e silice, favoriscono la salubrità dell’aria interna, catturando l’anidride carbonica respirata da api e uomini all’interno della struttura.
L’apiterapia urbana, un trattamento per tutti
La componente più originale di Hexa è la sua funzione terapeutica. L’apiterapia, disciplina che sfrutta i prodotti dell’alveare (miele, propoli, pappa reale, veleno d’ape) per scopi curativi, è ancora poco diffusa in Italia. Hexa punta invece a portarla nel cuore pulsante delle città.
Le due arnie integrate nella struttura non sono decorative, ma del tutto funzionali alla micro-architettura. Le api entrano, lavorano, producono propoli che satura lentamente l’aria interna. Chi si siede dentro per 20 minuti respira un ambiente naturalmente arricchito di sostanze con proprietà antibatteriche e antiossidanti. I benefici documentati riguardano il sistema immunitario, la funzione cardiaca, il rilassamento.
Il modello pensato per il futuro ricorda quello delle casette dell’acqua, ma con un’ulteriore evoluzione: una cabina in un parco cittadino (o anche nelle scuole e nelle piazze), prenotabile con un’app, accessibile a chiunque. Non solo agli ospiti di un hotel di lusso, ma anche ai cittadini comuni che si vogliono rilassare dopo una lunga e stressante giornata di lavoro. Oltretutto, non sarebbe necessario alcun permesso edilizio, perché sotto i sei metri quadri la struttura viene classificata come arredo da esterno. I tempi di installazione varierebbero da sei a otto settimane dalla fabbricazione, con l’obiettivo di tenere sempre dieci unità pronte alla consegna.
Monterisi chiude con una riflessione che rappresenta al meglio la visione di Hexa: «In un momento storico e geopolitico così complicato, è importante diventare più consapevoli che la nostra quotidianità, su certe cose, con piccoli cambiamenti, possa avere invece una ricaduta positiva su tutta la collettività. Oggi spesso guardiamo solo il prezzo e ci dimentichiamo il costo nascosto: quello sul nostro ambiente e sulla nostra salute, e su quella di chi l’ha prodotto».

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