«Un colpevole silenzio», il primo romanzo di Daniela Missaglia
«Un colpevole silenzio», il primo romanzo di Daniela Missaglia
Cultura

«Un colpevole silenzio», il primo romanzo di Daniela Missaglia

E' uscito in tutte le librerie "Un colpevole silenzio" il nuovo libro di Daniela Missaglia, avvocato matrimonialista, già autrice di diverse pubblicazioni precedenti di stampo saggistico, con storie e manuali ricavati dalla sua decennale esperienza professionale.

Questa volta però Daniela Missaglia si è cimentata in un vero e proprio romanzo edito da SEM Libri, che affronta - con una tecnica ricostruttiva avvincente e densa di profonde divagazioni sul senso della vita e della felicità - la discesa agli inferi di una famiglia milanese dilaniata dal suicidio del figlio pre-adolescente, vittima di bullismo scolastico.

Questo viaggio dantesco viene affrontato con e attraverso Ettore, un giornalista in pausa di riflessione forzata, reso testimone del lacerante riavvolgersi del nastro della vita del povero Giovanni, bambino solare e pieno di vita, letteralmente spento dalle violenze e dalle umiliazioni subite, nel silenzio colpevole di tutti.

Daniela Missaglia


Colpe che si appuntano sulla scuola, sui maestri, sugli amici che lo hanno lasciato solo, persino sulla sorella maggiore impegnata a vivere i primi amori, ma soprattutto colpe che si appuntano sulla madre, Paola, che non ha saputo cogliere, vedere, intervenire, travolta dalla frenesia di mamma e moglie separata, finendo per diventare cieca al cambiamento radicale del figlio.

Questo romanzo è quindi anche l'allegoria delle famiglie moderne, distratte dal lavoro e dagli impegni, dai matrimoni spezzati, dai figli che crescono improvvisamente e che loro non sanno più leggere, decriptare, ancorate all'ingenuo ricordo dei pargoletti di cui stringevano la manina appena nati.

Paola è lo spaccato di questo mondo, è l'emblema di una brava mamma che si strugge per l'aiuto che non ha saputo offrire e allora l'iniziativa la prende Ludovica, la mamma di Paola, avvocato, che dopo aver perso il nipote, vuole evitare di perdere anche la figlia.

Ludovica diventa la regista di un ultimo, estremo, tentativo di verità: motiva la figlia a coinvolgere il loro giornalista preferito, autore in passato di un discusso e apprezzato pezzo giornalistico sul bullismo e il cyber-bullismo, per avere una spalla qualificata nel tentativo di ricostruire le responsabilità, nessuno escluso.

Non vi svelo il finale: vi dico solo che fa venire i brividi perché tutti coloro che leggeranno questo romanzo finiranno per riconoscersi in almeno uno dei suoi personaggi e, fatalmente, verranno cullati dai loro ricordi e continui flashback, mai invasivi ma coinvolgenti perché, in fondo, Ettore, Paola, Ludovica e, persino, il piccolo Giovanni siamo stati tutti noi.

Verremo condotti per mano a ragionare sulle nostre vite e su ciò che non abbiamo voluto o saputo affrontare, spegnendo la luce alle responsabilità o alle brutture della vita.

E' un romanzo che non ha buoni o cattivi, questa la sublime peculiarità.

Il mostro del libro, infatti, non è il bullismo, un fenomeno tremendo e sottovalutato, ma - come si evince dal titolo - è l'apatia ed il silenzio.

Un silenzio che obnubila le coscienze, i sensi, il cuore e poi ci mette tutti spalle al muro, tra il banco degli imputati.

Il nemico è il silenzio che si annida nei cuori dei bulli che affrontano il male con la banalità descritta da Hannah Arendt, colpevole alla pari del silenzio inespresso dei cuoi di chi ama: un silenzio che uccide.

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