«Indistinti confini», l'installazione in ricordo delle vittime del Covid
(Sebastiano Pellion di Persano)
«Indistinti confini», l'installazione in ricordo delle vittime del Covid
Cultura

«Indistinti confini», l'installazione in ricordo delle vittime del Covid

Il 18 marzo scorso, a Bergamo, è stata svelata l’installazione «Indistinti Confini», un omaggio alle vittime dell’epidemia di coronavirus. Proprio nel secondo anniversario della ricorrenza, la Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus ha scelto di donare una testimonianza permanente, a firma dell’artista Giuseppe Penone, che porta con sé anche un forte messaggio di speranza e rinascita.

Nel Bosco della Memoria, presso il Parco di Martin Lutero alla Trucca di Bergamo, è oggi possibile visitare l’opera d’arte (definita «un monumento vivo») che converge verso una scultura in marmo bianco di Carrara di grandi dimensioni (alta quasi 3 metri e dal peso di 25 tonnellate) posizionata al centro di una sorta di anfiteatro naturale composto da 80 betulle dell’Himalaya. In piena sinergia e armonia con il parco, si presenta come un’installazione per la collettività, fruibile da tutti, che andrà ad aggiungersi e a valorizzare ulteriormente il già ricco patrimonio artistico della città di Bergamo.

(Sebastiano Pellion di Persano)

Come raccontato da Penone, «la natura indistinta del marmo racchiude infinite millenarie esistenze compresse dal peso insonne della gravità. Esistenze sorrette dal candido calcio che ne ha strutturato la forma. Il candore del calcio avvolge i nostri pensieri, appare nei nostri sorrisi, articola le nostre movenze. Il marmo ci appartiene, nutre, sostiene e testimonia la nostra esistenza. Puro, bianco, luminoso calcio racchiuso nei monti, nei fondali marini, nel nostro corpo. Bianco come il latte, le nuvole, la neve, come i cristalli di ghiaccio che ammantano i colori della terra. I tronchi delle betulle evocano il marmo e i cartigli della loro scorza sono pagine bianche. La linfa che nutre gli alberi indica il fluire della materia e la vita che scorre indistinta nel corpo del mondo».

Una donazione da 1,2 milioni di euro che la Fondazione - istituita a Roma nel 2013 con l’obiettivo di supportare progetti a favore del patrimonio storico, culturale e artistico, oltre che nel campo della ricerca scientifica e della solidarietà sociale del nostro Paese - ha deciso di finanziare nella sua totalità. «Ho iniziato a pensare a questo progetto di donazione, a cui tengo profondamente, in uno dei momenti più bui della vita di tutti noi, quando la pandemia ci ha fisicamente allontanato, ma ci ha anche fatto sentire incredibilmente vicini, soprattutto nel ricordo di chi purtroppo non c’è più» ha raccontato Giovanna Zanuso Sacchetti, presidente della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti Onlus.

(Sebastiano Pellion di Persano)

«Questo è il pensiero che mi ha guidato in questa fantastica esperienza, lavorando a stretto contatto e con un entusiasmo reciproco assieme al Maestro Giuseppe Penone e al Sindaco Giorgio Gori, senza dimenticare il prezioso contributo di tutti i collaboratori del Comune di Bergamo, e che mi permette ora di lasciare un segno di ricordo e speranza. Credo fortemente nella condivisione dell’arte e questa donazione l’ho sentita necessaria per tutti noi, per riunirci di nuovo all’insegna della bellezza e della partecipazione».

Ha partecipato all’inaugurazione anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che ha dichiarato: «L’installazione di Penone e la donazione della Fondazione Sacchetti entrano a fare parte di questa storia, della nostra Storia, quella di una Comunità che attraverso il lavoro, il proprio carattere, la propria forza, i propri valori riemerge e reagisce alla tragedia del Covid-19 e si propone come simbolo ed esempio di rinascita e di ripartenza».

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