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Immagine del film "Monster Hunter" (Warner Bros. Entertainment Italia)
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Cinema

Monster Hunter, i mostri di Paul W. S. Anderson e Milla Jovovich - Recensione

Adattamento del videogioco della Capcom, è il primo blockbuster dell'estate. Un action dalla trama esile, di puro intrattenimento, non così avvincente ma quanto basta per svuotare la testa da quel mostro chiamato Covid e abbandonarsi ai combattimenti contro Diablos, Nerscylla e Rathalos

Quasi 20 anni fa, il regista sceneggiatore Paul W. S. Anderson e la sua pupilla attrice e imminente compagna e moglie Milla Jovovich, collaborarono con la Capcom per produrre il film Resident Evil (2002), ispirato all'omonima serie di videogiochi survival horror. Dopo sei film e più di 1,2 miliardi di dollari che hanno fatto della saga Resident Evil il franchise tratto da videogame di maggior successo, la coppia Anderson & Jovovich ci riprova, adattando ancora una volta un gioco Capcom: Monster Hunter, ovvero la seconda serie più fortunata dell'azienda giapponese (indovinate qual è la prima: esatto, Resident Evil). Dal 17 giugno al cinema distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, Monster Hunter è il primo blockbuster in uscita in Italia in questa seconda riapertura dei cinema in tempi di pandemia (negli Stati Uniti è stato rilasciato a dicembre 2020 e ha diviso la critica).

Monster Hunter è quello che ci si aspetta che sia: azione, armi, combattimenti serrati e, ovviamente, mostri. Intrattenimento, con una trama abbastanza elementare e senza sottotesti. L'eroina è sempre lei, l'icona action Milla Jovovich che, se non ha più la giovinezza rubiconda dei 20 anni e poco più, ha sempre il fisico e la tempra da combattente, seppur 45enne. Non sprizza carisma, quello no, ma è sempre credibile.

Com'è nato il film Monster Hunter

Dopo essere diventato innanzitutto un giocatore di Monster Hunter: World, è dal 2009 che Anderson ha esternato alla Capcom l'idea di farne un film. Era rimasto affascinato dai paesaggi del videogame e, mentre giocava, intanto se lo immaginava al cinema. Siccome Monster Hunter: World non si appoggia a una vera e propria trama, Anderson ha avuto carta bianca per costruire la sua storia. «Sembrava un'incredibile opportunità per poter costruire un intero mondo sullo schermo del cinema - ha detto -. C'erano innumerevoli storie da raccontare all'interno di quel mondo. Più ci pensavo, più storie e personaggi iniziavano a mettere radici».

L'elementare premessa dei 103 minuti di film? «È del tutto plausibile che dietro la percezione dei nostri sensi si nascondano nuovi mondi». E ovviamente in Monster Hunter così è. Lo scopre suo malgrado una squadra d'elite dell'esercito americano, capitanata dal Ranger Natalie Artemis, la nostra Milla, che a differenza della Alice di Resident Evil questa volta non ha a che fare con zombi ma con mostri. Il nome Natalie Artemis è preso in prestito da una vera donna Ranger, diventata amica di Milla nella preparazione al film, a cui si è ispirata per il suo personaggio (sono solo 18 le donne Ranger). Nella sua squadra di soldati, multietnica e ormai prevedibilmente politically correct, Milla ha il messicano Diego Boneta (tra i protagonisti del brutale Nuevo orden di Michel Franco), l'australiano Josh Helman, il rapper americano black T.I., la quota rosa e anche lei afroamericana Meagan Good, il rapper di origini cinesi Jin Au-Yeung.

Paul W. S. Anderson sul set di "Monster Hunter" (Foto: Warner Bros. Entertainment Italia)

Nel nuovo mondo, Natalie (Milla) si ritrova tra dune di sabbia bianca immacolate, un paesaggio che ruba gli occhi… e ovviamente nasconde un pericolo. Ecco Diablos, il primo mostro, imperioso e letale. E poi, tra gli spuntoni di roccia in cui cerca riparo, sbucano tanti Nerscylla, simili a grossi ragni affamati. Per poco più di un'ora e quaranta di film, i mostri che ci troviamo di fronte non sono più il Covid-19 e le sue spire ignote, ma Diablos, Nerscylla, Rathalos, Cephalos… E va più che bene così!

Nella lotta di sopravvivenza Natalie trova come scontroso alleato il cacciatore di mostri interpretato dall'artista marziale e stuntman thailandese Tony Jaa, una presenza che colma lo schermo con la sua fisicità tornita e nervosa e l'agilità di sguardo e azione.

L'ossatura di Monster Hunter è davvero snella ed essenziale: pregio e difetto del film. Al di là delle battaglie contro i vari mostri, c'è poco di più in questo nuovo universo che non brilla in originalità ed è poco coeso. La storia non è così avvincente, ma lo è quanto basta per non annoiarsi e per rimanere lì, con la testa che intanto si svuota dai grigi pensieri legati alla pandemia, si rilassa e si tiene lontana da macro pensieri. Non deve sforzarsi neanche in letture complicate o a dipanare cervellotiche iniezioni di significato (alla Tenet). Monster Hunter non si finge più sottile e raffinato di quanto sia. È action e scenari attraenti.

Milla Jovovich in "Monster Hunter" (Foto: Warner Bros. Entertainment Italia)

Le location del film

Gli effetti visivi di Monster Hunter sono affidati alla Mr. X di Dennis Berardi, che già aveva collaborato con Anderson per Resident Evil. Un team di 300 persone ha lavorato per un anno intero per dare vita ai mostri del film. Gli scenari, invece, sono reali: Anderson ha voluto che quanto più di Monster Hunter fosse prelevato dalla realtà e non girato davanti a un green screen: l'80% del film è reale, e quel 20% costruito al computer è rappresentato ovviamente dai mostri.

Le location sono tutte africane: Sudafrica e Namibia.

Le distese di sabbia tra il bianco color panna e il cenere, su cui navigano le navi dei cacciatori di mostri (con Ron Perlman) e da cui Natalie vede emergere Diablos, sono le dune di Atlantis, vicino a Città del Capo. L'isola di rocce in cui si rifugiano Natalie e il cacciatore è sempre in Sud Africa, a tre ore da Città del Capo, nella riserva naturale della desolata zona del Cederberg, che conserva formazioni rocciose preistoriche e rocce rosse. Altre sequenze dall'isola di rocce sono state girate in Namibia, nelle dune lungo la costa e nel canyon di Sesriem, nel deserto del Namib.
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