Ozzy Osbourne, Patient Number 9: l'eterno ritorno del rocker che parlava ai cavalli
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Ozzy Osbourne, Patient Number 9: l'eterno ritorno del rocker che parlava ai cavalli
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Ozzy Osbourne, Patient Number 9: l'eterno ritorno del rocker che parlava ai cavalli

Un all star album con Jeff Beck, Eric Clapton, Chad Smith, Taylor Hawkins, Robert Trujillo e il chitarrista dei Black Sabbath, Toni Iommi

Non basterebbe un'enciclopedia per spiegare veramente quanto sia stato influente nella storia del rock Ozzy Osbourne. Prima con i Black Sabbath e poi, dal 1980 ad oggi, attraverso gli album di una carriera solista non sempre brillante, ma costellata comunque da dischi e canzoni eccezionali. Vedi Blizzard Of Ozz, Diary Of A Madman (entrambi con il geniale Randy Rhoads), Bark at the Moon e The Ultimate Sin.

Patient Number 9 appartiene a tutti gli effetti alla categoria dei dischi "buoni" del rocker che parlava ai cavalli (ha ammesso lui stesso di aver smesso di assumere LSD dopo che sotto effetto di acidi aveva parlato per un'ora con un cavallo).

La title track, che tra gli ospiti annovera l'icona della chitarra Jeff Beck, recupera la migliore vena melodica di Osbourne in un brano potente ed incisivo. Il nuovo capitolo della saga Ozzy è di fatto un all star album come dimostra la seconda traccia del disco, Immortal, che oltre a Mick McReady dei Pearl Jam annovera Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria. Presenti anche Robert Trujillo dei Metallica e Duff McKagan dei Guns 'N' Roses.

In No Escape Osbourne si riappropria della sua storia coinvolgendo per la prima volta in un suo disco solista, Tony Iommi, il vecchio compagno d'avventura nei Black Sabbath. Arpeggi e riff di una discreta cattiveria sono la cifra del brano.

A proposito di special guest illustri, One of these days vede la partecipazione di Slow Hand, Eric Clapton, che in qualche passaggio si fa sentire. Un discreto mid tempo.

A Thousand Shades (ancora con Jeff Beck) appartiene alla categoria delle ballad meglio riuscite firmate dal vocalist. Niente di epocale, ma comunque molto godibile. Non male Nothing Feels Right con Zakk Wylde alla chitarra. In God Only Knows la traccia più dark ed intrigante dell'album è presente alla batteria Taylor Hawkins, il compianto batterista dei Foo Fighters. Ottime le linee di chitarra a cura di Andrew Watt, Josh Homme e Zakk Wylde.

Ma la vera perla di Patient Number 9 è il minuto e quarantasette secondi di Darkside Blues con Ozzy all'armonica. Un ottimo finale per il disco di una artista che non ha più nulla da dimostrare. E che a 73 anni può "giocare" con gli special guest come gli pare e piace,

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