E vissero feriti e contenti
Ghemon / Ufficio stampa
E vissero feriti e contenti
Musica

Ghemon: "E vissero feriti e contenti" graffia con la sua anima neo soul

Il settimo album dell'artista campano, anticipato dal brano sanremese Momento Perfetto, spazia con naturalezza tra neo soul, rap, funk, jazz, r&b, soulful house e reggae

«A neanche un anno dal mio lavoro precedente e in un momento in cui il mondo si stava fermando, ho prodotto questo disco perché sentivo l'esigenza di creare, la voglia di comunicare ma soprattutto l'ho fatto per amore della musica, in cui mi sono rifugiato e grazie alla quale ho tirato fuori tutto quello che avevo dentro». Parola di Ghemon, al secolo Gianluca Picariello, "cantautorap" di talento e di grande comunicativa, che ha pubblicato il suo settimo album E vissero feriti e contenti, un progetto Artist First/Carosello Records disponibile su tutte le piattaforme digitali, in formato CD e in vinile. Nel disco è presente anche il godibile Momento perfetto, brano presentato tra i Big della 71° edizione del Festival di Sanremo, nel quale l'artista campano si muove con naturalezza tra rap, soul, jazz e gospel, grazie anche al magnifico arrangiamento di fiati realizzato dal trombettista Philip Lassiter, ex membro della New Power Generation di Prince e vincitore di 11 Grammy Award.

La canzone, grazie anche a un testo motivazionale che invita l'ascoltatore a cercare autonomamente il suo spazio nel mondo e a un ritornello coinvolgente, da cantare a pieni polmoni, meritava decisamente di più del 21esimo posto in classifica, ma anche Donne di Zucchero ebbe lo stesso piazzamento nel 1985 e poi sappiamo tutti com'è andata...«E vissero feriti e contenti è un disco in cui vengono mostrate tutte le mie anime. Ho spaziato tra tanti generi diversi, cercando di costituire io l'elemento di unione. Ho potuto esprimermi non solo come cantante e autore dei testi, ma anche nella produzione e nella supervisione artistica: al mio settimo disco sono finalmente io, al completo. È musica in italiano ma che parla internazionale, una cosa in cui ho sempre creduto per poter essere unico nel nostro panorama». La vita è come un gatto, sembra suggerire la curiosa cover dell'album: graffia, a volte fa i capricci, ma sa anche regalare inaspettati momenti di dolcezza. L'album, frutto di un lavoro di squadra con i suoi affiatati musicisti Simone Privitera, Claudio La Rocca, Fabio Brignone e Giuseppe Seccia, al quale ha partecipato come special guest anche l'amico Rocco Tanica (tastierista degli Eelst), sorprende per la naturalezza con la quale spazia tra neo soul, rap, funk, jazz, r&b, soulful house e perfino reggae nel brano Difficile. Un mood dolceamaro che attraversa buona parte delle undici canzoni di E vissero feriti e contenti, a partire dei due brani inziali Piccoli Brividi e Tanto per non cambiare che alternano il cantato soul al rap, alle quali si aggiungono una intro e un outro recitate da Chiara Francese e due interludi, Lucido e Illusione ottica, utilizzati spesso in ambito hip hop. La Tigre, costruito sopra un incalzante beat alla Tony Allen, affronta il tema della gelosia di coppia, spesso immotivata, ma pur sempre sfidante.

Uno dei brani migliori dell'album, a nostro parere, è Non posso salvarti, un funk leggero e solare, con un suggestivo special nel mezzo, che ha un ritornello memorabile e che dal vivo, siamo certi, farà faville: «Io non posso salvarti/ Devo pensare a me/Ti ringrazio di tutto/Ma ho una vita davanti/E non posso salvarti/Devi farlo da te/È la forma più grande di rispetto/Che posso darti». Il brano si lega musicalmente, quasi in un flusso continuo, con l'interlude Lucido, che porta poi al brano sanremese Momento perfetto. Un altro gioiello dell'album è Infinito, brano romantico con un beat tridimensionale che metterà a dura prova il vostro subwoofer, scandito da fiati scintillanti e da un refrain di grande impatto emotivo: «Tu mi fai amare ed odiare, poi morire e vivere/ Tu mi fai spendere e spandere fino ad esplodere/Tu mi fai piangere e ridere fino a non respirare/Tu che per me sei infinito all'infinito». Gli amanti dell'hip hop "old school" degli anni Novanta troveranno pane per i loro denti nella ritmica saltellante e nei tastieroni west coast alla Dr.Dre della trascinante Puoi fidarti di me, che invita a schioccare le dita e a battere il piede sotto al tavolo.

Trompe L'Oeil (introdotto da un messaggio vocale della speaker radiofonica Ema Stokholma) e Sparire mostrano il lato più intimo, riflessivo e poetico dell'artista, che mostra di saper cesellare con grande cura i vocaboli più adatti a descrivere le sensazioni di malinconia e le sue riflessioni esistenziali. E vissero feriti e contenti è probabilmente l'album più maturo e completo di Ghemon, l'ennesimo mattone di una casa artistica costruita, a partire da La rivincita dei buoni del 2007, sulla credibilità, sulla ricerca musicale e sulla sincerità artistica, con solide fondamenta black.
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