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Italiani poco attenti al risparmio quando fanno la spesa

In una classifica globale sugli acquirenti più accorti, il nostro Paese si piazza al diciassettesimo posto su 25. In pole position la Francia.

Sorpresa. Gli italiani, popolo di risparmiatori, non lo sono quando si tratta di fare la spesa. È quanto risulta da una indagine realizzata da BravoSconto, il portale italiano di sconti e offerte online.

Nella graduatoria dei Paesi con i consumatori più attenti alle abitudini di spesa e al risparmio, i cosiddetti smart-shopper, l'Italia si posiziona al diciassettesimo posto su 25. Motivo: solo il 68%degli italiani ha dichiarato di valutare attentamente ogni acquisto, contro il 93% dei francesi.

La classifica globale premia appunto la Francia, seguita da Irlanda e Germania. Seguono Stati Uniti, Norvegia, Belgio, Colombia, Austria e tutti gli altri Paesi. All'ultimo posto si posiziona la Polonia.

L'indagine prende in esame i 25 Paesi Ocse (su un totale di 37), di cui sono disponibili i dati, e si riferisce a un periodo temporale compreso fra il 2016 e il 2021. Lo studio è stato elaborato in base a vari parametri. Anzitutto, le risposte date da un campione di intervistati di vari Paesi (2.036 solo gli italiani) alla domanda su quanto «considerano attentamente ogni acquisto». Poi ci sono gli altri parametri: i risparmi e i debiti delle famiglie, la considerazione nell'acquisto, la spesa alimentare e la spesa complessiva relativa al costo della vita.

«La nostra azienda ha a disposizione non solo sette anni di esperienza, ma anche una mole di dati totalmente anonimi dei nostri clienti» spiega Marco Farnararo, Ceo di BravoSconto. «Quello che abbiamo fatto è stato intrecciare questi dati con quelli dell'Ocse, di Numbeo (un database globale di crowdfunding di prezzi al consumo, ndr) e del Dipartimento per l'Agricoltura Usa».

A guidare l'indice Smart Shopper Scale realizzato da BravoSconto, è dunque la Francia, con 421 punti. L'Italia invece ottiene un punteggio pari a -150. Come mai una posizione così bassa? Andando a spulciare i dati della ricerca, si scopre che gli italiani consumano parecchio per la spesa alimentare: 2.902 dollari, contro i 2.233 del Regno Unito e i 2.496 degli Stati Uniti.


Marco Farnararo, Ceo di BravoSconto.


Ma non è tutto. «Un altro punto a sfavore» spiega Farnararo, «è la considerazione nell'acquisto, che ottiene un punteggio pari a -128». Ma che cosa si intende per "considerazione nell'acquisto"? «Vuol dire che, quando vanno a fare la spesa, gli italiani sono meno attenti di altri» aggiunge. «E questo perché siamo abitudinari: il pubblico italiano, fedele alla tradizione, è restio talvolta alle novità e fa fatica a cambiare abitudini. È difficile che, quando fa la spesa, cambi il prodotto a cui è affezionato o valuti qualcosa di nuovo, magari scontato. Talvolta questo atteggiamento ci distoglie dal provare le novità».

Ma qual è il punto? Noi italiani siamo abituati a mangiare bene e siamo disposti a spendere pur di continuare a farlo oppure, a parità di qualità, non sappiamo cogliere le opportunità che ci offre il mercato? Risponde il Ceo di BravoSconto: «Diciamo che è per lo più la seconda ipotesi. L'italiano medio fa molta fatica a provare qualcosa di nuovo, soprattutto se non ha conoscenza del prodotto. Per noi italiani la qualità è molto importante, in particolare nell'alimentare, per questo tendiamo a diffidare di ciò che non conoscono e che sembra avere un prezzo inferiore. Siamo inclini a pensare che bassa spesa significhi anche bassa qualità».

In sostanza, chi ha sempre comprato la pasta XY, continua a comprarla? «Esatto. E se c'è anche un nuovo brand magari qualitativamente migliore, non lo prende neanche in considerazione» spiega Farnararo. «Vorrei sottolineare però che, quando parliamo di propensione all'acquisto, parliamo di propensione a soffermarsi a riflettere sul fatto che si potrebbe trovare un altro prodotto per risparmiare o perché potrebbe essere di qualità migliore allo stesso prezzo».

Eppure gli italiani sono tradizionalmente considerati grandi risparmiatori... «È vero, ma c'è una certa differenza» sottolinea Farnararo. Gli italiani sono risparmiatori, ma qui parliamo della capacità di ottenere lo stesso servizio spendendo meno, che è una cosa diversa. Noi siamo bravi a mettere i soldi da parte, ma siamo "meno bravi" a ottenere maggior valore dalle nostre spese».

Allora forse non è un caso che proprio in Francia sia nata l'app Yuka, che aiuta i consumatori negli acquisti, fornendo informazioni dettagliate sui singoli prodotti. «La Francia ha Yuka, ma è anche l'unico Paese con un marketplace che fino a poco tempo fa batteva Amazon: Cdiscount» osserva il Ceo di BravoSconto. «La Francia è uno dei Paesi che seguiamo più da vicino sull'online. E possiamo dire che è un Paese di risparmiatori, perché ci sono ovviamente similitudini fra online e fisico. Non a caso, è uno dei Paesi dai quali riceviamo più email dei consumatori con domande molto dettagliate su come risparmiare. Comunque ci ha stupito constatare che i consumatori francesi hanno addirittura battuto quelli statunitensi, nonostante gli Usa siano molto avanti in termini di smartshopping».

Ad ogni modo, sebbene non molto avanzata in tema di smart-shopping, l'Italia batte il Regno Unito. Il Paese che ha appena lasciato l'Unione europea ottiene un punteggio pari a -227, piazzandosi al ventesimo posto. «Questo dato ci ha colpito» ammette Farnararo. «Nell'online la situazione è totalmente diversa: se ci fossimo basati sull'ecommerce, avremmo messo il Regno Unito al secondo posto dopo gli Stati Uniti. Ma nella ricerca più approfondita, in effetti è finito in fondo alla classifica».

Ma perché queste discrepanze? «Probabilmente è una questione culturale» riflette Farnararo. «Sul comportamento più profondo dei consumatori dei diversi Paesi, comunque, stiamo realizzando un'altra ricerca, che sarà pronta a breve».

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Elisabetta Burba