Il brindisi globale del prosecco Aneri
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Il brindisi globale del prosecco Aneri

Giancarlo Aneri porta le sue bottiglie sulle tavole che contano di tutto il mondo. E ora fa rotta sulla Cina

Il mago delle bollicine si definisce un artigiano, e sorridendo ammette di dover quasi tutto “al palato e alla raffinatezza delle donne: sono loro che han fatto diventare il prosecco uno dei vini più amati al mondo”. Giancarlo Aneri da Legnago (nella foto), con le sue etichette è andato più lontano di quanto lui stesso pensasse: e l’ha fatto con la pragmaticità di un veneto doc, che si è conquistato il mercato facendo “innumerevoli volte il giro del mondo, e sempre con la valigia piena di bottiglie, da aprire davanti ai clienti”.

Con una produzione annuale di 300.000 bottiglie di prosecco (con uve prodotte in provincia di Treviso, nelle aziende agricole di Valdobbiadene, Susegana e Conegliano), 10.000 di Amarone (con vitigni della Valpolicella) e circa 40.000 fra Pinot nero, Pinot bianco e Gewurztraminer (con uve dell’Alto Adige), Aneri è un fuoriclasse di nicchia che ha imparato il mestiere quando era manager degli spumanti “Ferrari”, e che quando ha deciso di fare da solo ha deciso che il suo vino sarebbe stato il top, in tutti i sensi. E c’è riuscito perché le sue bottiglie sono, sempre, là dove c’è la gente che conta davvero. Sul tavolo del ristorante “La Spiaggia” di Chicago dove Barack Obama e moglie sono andati a festeggiare la prima elezione a presidente degli Stati Uniti, alle Isole Borromee al matrimonio di John Elkann, al Cipriani di Venezia nella suite di George Clooney e Amal Alamuddin, sulle tavole della regina Elisabetta e di Gordon Ramsay. “Ma anche al G8 dell’Aquila” spiega Aneri “alla firma della Costituzione Europea a Roma e sull’aereo di Vladimir Putin, qualche anno fa, quando l’allora premier Silvio Berlusconi gli regalò sei magnum del mio Amarone”.


Grandi soddisfazioni e grande crescita, per un’azienda che esporta il 50 per cento della sua produzione e il cui presidente cerca sempre la sfida, “perché più la sfida è ardua, più è bello vincere” spiega ancora Aneri “e quando ho visto che al ristorante “Le Stresa” di Parigi hanno smesso di servire champagne e hanno iniziato a far gustare il mio prosecco, mi sono sentito orgoglioso come italiano. Un italiano che non si sente da meno rispetto ai grandi maestri delle bollicine”. E se in poco più di vent’anni di attività la Aneri ha saputo conquistare il mercato americano (solo negli USA arrivano 60.000 bottiglie) così come quello russo, adesso è venuto il momento di provare a far bere il prosecco ai cinesi, perché “il mercato cinese ha enormi potenzialità, e anche se è difficile sfondare non per questo la Aneri si tirerà indietro: sono convinto che il made in Italy può conquistare tutti. E’ la nostra grande chance”.

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Redazione Panorama