Gigi Proietti: perché anche in tv è stato un fuoriclasse assoluto
Ufficio Stampa Rai
Gigi Proietti: perché anche in tv è stato un fuoriclasse assoluto
ARTICOLI FREEMIUM

Gigi Proietti: perché anche in tv è stato un fuoriclasse assoluto

Dagli sceneggiati degli anni '70 agli one man show passando per gli ascolti record de Il maresciallo Rocca e Una pallottola nel cuore: tutto ciò che l'attore - morto a 80 anni nel giorno del suo compleanno - ha toccato, si è trasformato in successo

C'è un'esibizione di Gigi Proietti che dice tutto, o almeno molto, di che gigantesco talento è stato. Gennaio 2017, l'attore è al centro del palco in una puntata di Cavalli di battaglia, one man show di Rai 1: sulla scena c'è solo lui, sta per cantare Barcarolo romano, una delle canzoni culto della tradizione popolare romanesca, e per arrivarci fa una introduzione poetica e ironica in cui cita in ordine sparso Eraclito, Shakespeare e Čechov. Ma senza la spocchia dell'attore impegnato - definizione che ha sempre detestato - piuttosto con la nonchalance di chi non ha mai avuto paura di mischiare, di contaminare, di mescolare l'alto e il basso, mescolando dramma e commedia. Poi si abbassano le luci, l'orchestra attacca e lui con due gesti e lo sguardo della maschera malinconica, si mangia il palcoscenico.

Gigi Proietti, perché anche in tv è stato un fuoriclasse assoluto

Gigi Proietti si è regalato un'uscita di scena teatrale, di quelle che sanno di beffa, morendo il 2 novembre, proprio nel giorno del suo ottantesimo compleanno. «Sono contento di morire ma mi dispiace/mi dispiace di morire ma son contento», per citare Ho detto al sole, canzone di Ettore Petrolini - di cui era considerato l'erede assoluto - che aveva inciso e cantato centinaia di volte. Tornando a quel Barcarolo Romano, si torna all'ultimo grande show televisivo realizzato da Proietti che in fondo è stato il riassunto di una carriera clamorosa che ha avuto due pilastri granitici: una curiosità senza fine e un talento fuori da ogni schema. Tutto questo, unito a una solidissima base di cultura, gli hanno permesso di attraversare anche in tv generi che più distanti non si può, senza mai perdere un grammo di credibilità. Del resto lo diceva lui stesso: «Questa è la cultura alta e quest'altra invece, quella bassa. Io a questa dicotomia non ho mai riconosciuto dignità. Non avverto la necessità di definire».

Per recuperare l'esordio sul piccolo schermo tocca spingersi indietro fino al 1964, con I grandi camaleonti di Edmondo Fenoglio, per poi arrivare quattro anni dopo a Il circolo Pickwick, di Ugo Gregoretti, con cui strinse un sodalizio fatto di successi in un'epoca in cui i grandi sceneggiati dominavano incontrastati. «La televisione? Un mezzo strepitoso», ha sempre detto lo stesso Proietti e mentre molti suoi colleghi la guardavano con spocchioso distacco lui macinava successi, alternando mini serie e i primi grandi show, come la versione televisiva di A me gli occhi please - il suo iconico spettacolo teatrale sbanca botteghino - su quella che allora si chiamava ancora Rete 2 (siamo alla fine degli anni '70).



Dalle mini serie agli ascolti record de Il maresciallo Rocca

Televisivamente gli anni '80 si aprono per lui con l'appuntamento culto del sabato sera di Rai 1, Fantastico 4, edizione di snodo tra quelle di Corrado e quelle di Pippo Baudo, giusto per capire che parliamo della storia del varietà italiano. La storia con la s maiuscola. Nel frattempo, proprio in quell'anno, firma la sua prima regia operistica con la Tosca di Puccini e sembra passato un secolo da quell'Alleluja brava gente, il musical di Garinei e Giovannini che nei primi anni '70 gli spalancò le porte del grande teatro. È tutto un luna park la sua carriera, è tutto un pescare generi distanti e mischiarli, è tutto un parlare a pubblici diversi e in fondo allo stesso pubblico, che poi lo segue fedelmente nei suoi zig zag da Villa Arzilla (sit com di cui è regista e protagonista, ambientata in un casa di riposo con un cast bomba che include anche Ernesto Calindri, Marisa Merlini e un giovane Giorgio Tirabassi) a Italian Restaurant (in cui interpretava un emigrato italiano in cerca di fortuna a New York: al suo fianco, un'ironica Nancy Brilli).

Ma la svolta clamorosa arriva nel 1996 con Il maresciallo Rocca - al fianco di Stefania Sandrelli e Veronica Pivetti - dieci anni e sei stagioni di successi clamorosi (senza contare l'infinita quantità di repliche): partita su Rai 2, come se la Rai non avesse inizialmente creduto al potenziale della fiction, passò in fretta su Rai 1 sbancando letteralmente l'Auditel e toccando nella puntata finale della prima stagione i 15 milioni 585 mila spettatori con il 50% (più del Sanremo di quell'anno, per intenderci). Proietti, nei panni dell'astuto maresciallo di Viterbo, entra nelle case degli italiani, e consacra definitivamente il suo successo: diventa per sempre uno di famiglia, lo zio che tutti vogliono avere di fianco al pranzo di Natale.




Il talento trasversale e mai divisivo di Proietti

Il segreto del successo di Gigi Proietti in fondo era una formula semplice: essere un talento trasversale, «per nulla divisivo, amato da tutti», come ha sintetizzato alla perfezione Renato Franco sul Corriere della Sera. Anche per questo era trasversale come pochi, persino nell'essere considerato un «volto Rai» ma capace di incursioni di successo anche a Mediaset. Basti citare un passaggio: Rai 1 gli affida Millenium-C'era una vola il '900, il varietà del 31 dicembre che porta per mano gli italiani verso il Capodanno del 2000, ma pochi mesi dopo, in estate, sceglie Canale 5 per trasmettere A me gli occhi 2000, con il suo iconico baule teatrale che approda allo stadio Olimpico di Roma. Ed è sold out anche in tv.



Il resto è storia recente e include un altro grande boom, la serie Una pallottola nel cuore, ideata e diretta dall'amico di sempre Luca Manfredi: qui interpretata Bruno, un giornalista di cronaca nera che vive con una pallottola vicino al cuore perché trent'anni prima qualcuno gli ha sparato alle spalle, e porta a casa ascolti ottimi. Gli stessi che registra Cavalli di battaglia, forse il suo testamento televisivo, cinque puntate per raccontare alcuni degli snodi della sua immensa carriera - c'è spazio per tutti i suoi personaggi, tra cui Pietro Ammicca, e per il Nerone di Petrolini - e duettare con colleghi e amici di sempre: da Renzo Arbore a Corrado Guzzanti, da Marisa Laurito a Claudio Baglioni e Renato Zero, nessuno rifiuta il suo invito. Non manca un altra incursione ultra pop, nella giuria di Tale e Quale Show, e poi la sterzata da narratore ospite di Ulisse-Il piacere della scoperta, con Alberto Angela.

Gigi Proietti è stato tutto e il suo contrario, contaminatore eccelso, maestro della battuta, talento straordinario ma così poco egoriferito che sicuramente avrebbe seppellito con la sua inarrivabile ironia tutto questo trionfo di aggettivi. Come ha fatto fino alla sua uscita di scena, per la quale aveva già ipotizzato un'addio fulminante. «Cosa vorrebbe che ci fosse scritto sulla sua epigrafe?», gli chiese Malcom Pagani in un celebre intervista. «È stato curioso, così curioso da inseguire forse troppe ipotesi». Ciao Maestro!

Ti potrebbe piacere anche

I più letti