Rita Fenini

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Dalla Siria all' Afghanistan, dalla Palestina all'Iraq, l'esposizione al CMC di Milano propone 40 "original print", tra cui una serie di scatti pubblicati dai più importanti magazine internazionali, che hanno reso Franco Pagetti uno dei reporter italiani più autorevoli e stimati a livello internazionale

Dove

La mostra, ideata da Camillo Fornasieri, curata da Enrica Viganò e intitolata "Tutti i confini ci attraversano", è ospitata nelle sale del   CMC - Centro Culturale di Milano - Largo Corsia dei Servi, 4

Quando

L'esposizione sarà visitabile dal 6 ottobre al 21 dicembre 2017 nei seguenti giorni e orari

  • da martedì a venerdì, 10.00–19.00
  • sabato e domenica, 16.00 – 20.00
  • lunedì chiuso
  • tutti i giovedì, alle ore 13.15, visita guidata a € 5 cad

Perché è interessante

Per la prima volta a Milano, la rassegna permette di incontrare da vicino la forza delle fotografie di Pagetti, il cui fiuto giornalistico lo porta a essere presente - spesso per primo - nei teatri di guerra del pianeta, dall’Afghanistan al Kosovo, da Timor Est al Kashmir, dalla Palestina alla Sierra Leone e al Sud Sudan oltre che, con temi diversi, in altri paesi quali Cambogia, Laos, Vaticano, Arabia Saudita, Indonesia.

La cifra stilistica di Pagetti si riconosce per la sua capacità di trovare l’uomo dentro le situazioni più difficili e di vivere il proprio ambiente attraversato da “confini” visibili e invisibili: come negli intensi scatti in bianco e nero di  uomini e donne in preghiera nelle loro case mentre fuori imperversa la battaglia o, ancora, negli orizzonti di muri urbani o geografici di Palestina, Irlanda, Afghanistan e persino nel paradossale confine dell’amore, che ha cucito le tende colorate che campeggiano nelle vie sventrate di Aleppo, dono delle donne per proteggere i loro mariti  e figli dai cecchini nemici

Franco Pagetti, breve biografia

Nato a Varese nel 1950, Franco Pagetti comincia ad occuparsi di fotografia negli anni ’80, prima come assistente di Carla De Benedetti, nota fotografa di architettura, poi negli studi di importanti fotografi di moda a New York e Parigi. Grazie alle collaborazioni con le più importanti testate italiane dell’epoca (Vogue, Elle, Marie ClaireAmica) arrivano le prime campagne pubblicitarie e il successo come fotografo di moda.

Il reportage sulle donne torturate dal regime cileno per Marie Claire nel 1988 e quello sulla crisi in Irlanda del Nord per Il Venerdì di Repubblica nel 1991 lo portano ad alternare moda e reportage, fino al 1997, quando decide di dedicarsi principalmente al fotogiornalismo.

Negli ultimi venti anni ha lavorato nelle zone di crisi in Africa e in Asia: Kashmir, Kosovo, Timor Est, Palestina e Israele, Sierra Leone, Libano, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Colombia, Egitto, Libia e Siria. Ma per la sua vita professionale è stata particolarmente significativa la lunga permanenza in Iraq, dov'è stato dal gennaio 2003 al 2008.

Riconosciuto come uno dei reporter più importanti della guerra in Iraq, in esclusiva per TIME ha documentato con continuità gli orrori del conflitto: il breve accenno di speranza dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, l’aumento di gruppi terroristici e insurrezionalisti e l’inesorabile discesa verso una sanguinosa guerra civile. L’Iraq di Pagetti è stato recentemente raccontato in Shooting War, documentario realizzato da Aeyliya Husain - regista canadese di origini irachene - e presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2017.

Oltre che con TIME, Franco Pagetti lavora con alcune fra le più importanti testate giornalistiche internazionali, quali Newsweek, The New York Times, The New Yorker, The Wall Street Journal, Stern, Paris Match, Le Figaro e The Times.

Le sue fotografie, oggetto di svariate mostre,  sono presenti in collezioni pubbliche e private.

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