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(Getty Images)
Economia

Terre rare e luoghi comuni

Basterà a salvare l'Europa il maxi giacimento trovato in Svezia?

La notizia della scoperta di un enorme giacimento di terre rare in Svezia ha acceso le speranze di ridurre la cronica dipendenza dell’Europa nell’approvvigionamento di materie prime. L’annuncio, dato dalla compagnia mineraria statale svedese LKAB, riguarda il deposito di Per Geijer che si trova nella della contea di Norrbotten, nel nord della Svezia il cui cubaggio, ovvero l’effettiva quantità di minerale presente, non è ancora stato definito ma viene ipotizzato in un milione di tonnellate. I tempi di sviluppo, verrà chiesta quest'anno una concessione di esplorazione, potrebbero richiedere tra i dieci ed i quindici anni.

Ma in realtà dietro l’annuncio del deposito c’è una realtà industriale che si sta componendo. E’ di qualche mese fa l’annuncio di LKAB dell’acquisizione della società norvegese REEtec AS che avrebbe sviluppato una tecnologia proprietaria per la produzione ecologica ed efficiente di neodimio e praseodimio, anche noti con la sigla NdPr: questi sono due elementi chiave per la produzione di magneti permanenti, fondamentali, tra l’altro, nell’industria eolica e, soprattutto, nel settore delle auto elettriche. REEtec ritiene di poter competere con la produzione dominante cinese di questi metalli.

La fabbrica di REEtec sorgerà a Herøya, in Norvegia e sarà presumibilmente operativa verso la fine del 2027. Fornirà una produzione annua di 720 tonnellate di ossido di NdPr che rappresenta circa il 5% della domanda stimata nell'Unione Europea. Le terre rare che raffinerà sono contenute nei rifiuti minerari delle miniere di ferro della contea di Norrbotten, in prossimità dell’area dove è stato identificato il deposito di Per Geijer. Miniere che sono state coltivate negli ultimi 127 anni con una produzione di oltre due miliardi di tonnellate di minerale di ferro. Si tratta di depositi di un minerale, la magnetite-apatite, che è stata la principale fonte di ferro dell'Unione Europea, e sono sfruttati da LKAB in diverse miniere nell'area di Kiruna un'importante provincia mineraria dominata da depositi di ferro e rame.

Le terre rare si estrarranno semplicemente riciclando e raffinando gli sterili minerari, cioè la porzione di roccia che non contiene il minerale di ferro e viene classificata come rifiuto. Contenuti elevati di elementi delle terre rare nei minerali di ferro della Svezia settentrionale sono stati notati e studiati sin dagli anni '60. Quello che si ripromette, lodevolmente, di fare oggi LKAB è di creare un parco industriale a Luleå, nel nord della Svezia, dove trattare gli sterili ed estrarre un concentrato di terre rare che andrà alla fabbrica di REEtec in Norvegia. Lo scarso contenuto di metalli delle terre rare a Kiruna non ne giustificherebbe l'estrazione primaria ma sfruttando l’economia circolare, una delle soluzioni indicate dalla Commissione Europea per superare la dipendenza da Pechino, si produrrà una materia prima di cui l’Europa oggi è priva. La recente scoperta del deposito di Per Geijer acquisisce pertanto ulteriore valore: sarà inserita in un ecosistema industriale già sviluppato. Anche perché gli elementi delle terre rare di Per Geijer si trovano nella magnetite-apatite, in quello che è principalmente un deposito di minerale di ferro e che quindi vedrà le terre rare estratte come sottoprodotto con le medesime tecniche.

Le terre rare presenti a Kiruna sono cerio, lantanio, neodimio, praseodimio ed ittrio ed è facilmente ipotizzabile siano le stesse presenti nelle mineralizzazioni di Per Geijer. Sono contenute all’interno di un minerale noto come monazite, presente in piccolissime inclusioni di forma allungata, all'interno dei cristalli di apatite, la cui dimensione massima è pari a 0,08 millimetri. Secondo LKAB le risorse minerarie di metalli delle terre rare a Kiruna sono 1,4 miliardi di tonnellate con un contenuto medio di 163 grammi per tonnellata. Quindi la riserva in posto è di circa 228.000 tonnellate con grande prevalenza di cerio e lantanio il cui interesse commerciale non è particolarmente elevato. Quello che concretamente interessa è il contenuto di neodimio e praseodimio, stimabile in circa cinquantamila tonnellate.

REEtec, quindi, produrrà ossido di neodimio e praseodimio, ma questo è solo uno stadio intermedio della catena del valore nella produzione di magneti: i maggiori incrementi di valore si verificano negli stadi successivi con la conversione degli ossidi in metalli e leghe e quindi con i magneti sinterizzati al neodimio-ferro-boro, in sigla NdFeB. E’ lecito chiedersi chi utilizzerà gli ossidi di NdPr prodotti da REEtec. Perché la domanda europea in questo momento è probabilmente una frazione di ciò che REEtec vuole ottenere. In Europa, di produttori di magneti, c’è solo la Vacuumschmelze, un’azienda tedesca di proprietà di una società di private equity statunitense, Apollo, che, insieme alla sua controllata finlandese Neorem, è l'unico produttore di magneti sinterizzati sopravvissuto in Europa. Si stima che la produzione effettiva di Vacuumschmelze sia solo di poche centinaia di tonnellate di magneti permanenti per l'ex proprietario, Siemens. Certamente non in grado di sostituire le importazioni cinesi di magneti permanenti nel Vecchio Continente che, nel 2021, sono state di 18.000 tonnellate.

Un’altra domanda da porsi è se REEtec riuscirà a vincere la sfida dei prezzi. Analisi rivelano che è necessario un prezzo di circa $ 150 al chilogrammo per l’ossido di NdPr per giustificare l'ampiezza degli investimenti dal lato dell'offerta. Cifra sensibilmente superiore a quella attuale del mercato cinese, perché per quanto nel complesso parte del minor costo che la Cina è in grado di ottenere è il risultato di standard di salute e sicurezza ambientale meno rigorosi, è anche vero che oggi non è più il fattore prevalente: l'elaborazione cinese ha comunque un’efficienza superiore. Saranno quindi, necessarie scelte politiche per evitare approcci improntati al massimo ribasso, come talora accade da parte delle aziende automobilistiche, e sostenere lo sviluppo della filiera.

E quello degli standard ambientali è un altro dei problemi con cui dovrnno confrontarsi LKAB e REEtec, perché nella monazite di Kiruna sono presenti torio e, in quantità minori, uranio. Un concentrato di terre rare elaborato eticamente in uno stabilimento dove il trattamento dell'acqua gestisce in forma sicura i nuclidi radioattivi comporterà un impatto sul prezzo finale. E’ noto come questi processi siano altamente inquinanti e dopo l’Occidente anche la Cina adesso sta esternalizzando i costi ambientali che ha dovuto sopportare per diventare la fabbrica del mondo. Nel 2015, oltre il 90% di tutti gli ossidi di terre rare leggere prodotti in Cina derivavano da materie prime estratte a livello nazionale: dal 2021 questa quota è scesa al 70% e questa tendenza è in aumento. Non a caso la Cina, nel 2015, ha introdotto normative ambientali che hanno reso meno redditizio estrarre questi minerali sul suolo cinese.

In definitiva, come sottolinea la stessa LKAB, poiché l'Europa non estrae questi materiali e ha solo una capacità di lavorazione marginale, la collaborazione di LKAB e REEtec segna l'inizio di qualcosa di nuovo in Europa. Ma questo progetto è, per l’appunto, solo un inizio. Si consideri che, per quanto la questione sia controversa, la Cina rilascia ogni anno più brevetti di terre rare rispetto al resto del mondo e le domande di brevetto sono un indicatore della spesa in ricerca e sviluppo e possono prefigurare i progressi incrementali e di prossima generazione nei prodotti derivati dalle terre rare della Cina. Una supply chain europea dei magneti permanenti richiederà molto di più della scoperta del deposito di Per Geijer.

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Giovanni Brussato