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Tari: dove si è pagato il doppio e cosa fare ora

In molte grandi città il calcolo della tassa sui rifiuti è stato errato, ed ora i contribuenti potranno chiedere i rimborsi

In alcune grandi città come Milano, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro e Cagliari, i cittadini avrebbero pagato la Tari, la tassa sui rifiuti, il doppio di quanto effettivamente dovuto, ed ora potrebbero scattare le richieste di rimborso.

A far emergere questo vero e proprio scandalo tributario è stato nientemeno che il sottosegretario all'Economia Pier Carlo Baretta che, intervenendo in un question time in Parlamento, ha spiegato in maniera chiara e incontrovertibile il meccanismo errato adottato da molte giunte locali per il calcolo della Tari, un meccanismo che molte associazioni dei consumatori non hanno esitato a definire truffaldino.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire innanzitutto in cosa è consistito l’errore dei Comuni e come ora i contribuenti potranno rifarsi sulle casse delle amministrazioni locali.

Un errore di calcolo

In sostanza il valore della Tari, ossia della tassa sulla spazzatura, è dato da una parte fissa e da una variabile. La prima fa riferimento alla metratura dell’abitazione presa in considerazione, considerando tutte le sue eventuali pertinenze.

La seconda, invece, ovvero la frazione variabile, è legata al numero di persone che vive nell’immobile soggetto al tributo e serve ovviamente ad adeguare il prelievo ai rifiuti effettivamente prodotti, che comprensibilmente aumentano a seconda del numero dei membri di una famiglia.

Questa parte variabile va poi moltiplicata per le pertinenze, ed è qui che è nato l’incredibile disguido. Infatti, anche se l’abitazione considerata, presenta garage, soffitte, box o altro, la pertinenza resta sempre unica, perché tali vani non fanno aumentare la spazzatura prodotta.

Si dà il caso invece che in molti Comuni, il valore variabile sia stato inopinatamente moltiplicato per le varie pertinenze considerate, portando ad un raddoppio, se non addirittura in alcuni casi a una triplicazione, dell’imposta dovuta.

Esempio chiarificatore

Per rendere trasparente il proprio ragionamento, il sottosegretario Baretta ha presentato in Parlamento un esempio decisamente lampante. È stato infatti preso in considerazione un immobile in cui vive una famiglia di 4 persone, con una superficie complessiva di 150 metri quadri, di cui 100 di abitazione, 30 di garage e 20 di cantina.

Ebbene, in questo caso la parte variabile della tariffa relativa ad autorimessa e cantina deve essere computata solo una volta, considerando l'intera superficie dell’abitazione composta sia dalla casa che dalle due pertinenze.

Quindi il valore della Tari da versare si otterrà sommando tutte le quote fisse rispettivamente di casa, garage e cantina, a cui si aggiungerà una, e solo una volta, l'importo della quota variabile, e non tre volte, come invece erroneamente accaduto in molti Comuni.

Come fare per riavere i propri soldi

A fronte di questa sorprendente ma quanto mai autorevole presa di posizione, è partito subito tra le associazioni dei consumatori il passaparola su come fare ad ottenere il rimborso. E una prima possibilità è proprio quella di affidarsi ad una di queste associazioni per seguire l’iter previsto dalle leggi.

In questo senso è emblematico il caso del Movimento difesa del cittadino, che tra i primi e da tempo ha denunciato queste irregolarità, e i cui presidi territoriali hanno lanciato la campagna “Sos Tari”. Per aderire basta inviare loro una mail e gli uffici locali dell’associazione si preoccuperanno di verificare se l’istanza di rimborso è effettivamente fondata.

In alternativa si può ricorrere privatamente nei confronti del proprio Comune. Per poterlo fare però bisognerà innanzitutto richiedere l’accesso al proprio fascicolo relativo alla Tari, per verificare se il calcolo dell’imposta è stato effettivamente fatto con criteri errati. Solo dopo questa verifica si potrà procedere nei confronti dell’amministrazione chiedendo la restituzione della parte di imposta non dovuta.

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