Tasse

Redditometro: cosa succede ora

Il Decreto dignità del ministro Di Maio ne prevede l'abolizione, con l’introduzione di nuovi parametri di accertamento. Stop immediato dei controlli sul 2016 e seguenti

redditometro

Giuseppe Cordasco

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L’abolizione del redditometro si avvia diventare uno dei punti qualificanti del Decreto Dignità.

Le ragioni di questa rilevanza sta nel fatto che uno degli effetti più immediati di un’eventuale addio appunto al vecchio redditometro potrebbe essere rappresentato da uno stop immediato dei controlli sugli anni d’imposta 2016 e seguenti. Dunque si tratterebbe di una decisione, che da un punto di vista fiscale, avrebbe un impatto pesante.

Ma vediamo allora di capire come in effetti funziona attualmente il redditometro e come potrebbe essere sostituito in un futuro che si annuncia molto ravvicinato.

Lotta all’evasione

La decisione di affidarsi al redditometro rientra in una strategia complessiva, che ha riguardato in particolare i governi di questi ultimi anni, che mirava a una lotta più efficace all’evasione fiscale.

In quest’ottica fu dunque concepito uno strumento che in sostanza metteva a confronto, in maniera sistematica e scientifica, le entrate dei singoli contribuenti e le uscite, per evidenziare quali scostamenti potessero esserci tra quanto dichiarato al fisco e quanto poi effettivamente speso.

In una delle ultime versioni del redditometro, a questo proposito, si è previsto che per scarti superiori al 20%, ossia spese che superavano appunto del 20% quanto dichiarato in un anno, scattavano i controlli del fisco, per appurare da dove provenissero quelle risorse straordinarie utilizzate per i propri consumi.

In arrivo nuovi parametri

Diciamo subito però che, fin dal suo esordio il redditometro ha sollevato sempre numerose polemiche, legate alla maniera nella quale venivano rilevate le entrate dei contribuenti e, contemporaneamente calcolate le sue uscite.

Da qui, l’impegno, preso in campagna elettorale, da parte del ministro Di Maio, di abolirlo per adottare un nuovo modello di accertamento. Una promessa che a breve potrebbe essere mantenuta, visto che, come detto, il redditometro si avvia ad essere messo in soffitta.

Al suo posto, secondo quelle che sono le indiscrezioni circolate sul contenuto del Decreto Dignità, dovrebbe entrare in funzione un nuovo modello di calcolo della capacità contributiva dei cittadini, che vedrà protagonista il ministero dell’Economia.

Sarà quest’ultimo, dopo aver interpellato Istat e associazioni di categoria, a riscrivere i parametri degli accertamenti sintetici, definiti in base alle capacità di spesa e alla propensione al risparmio dei singoli contribuenti.

Vedremo se questo nuovo modello di ricostruzione induttiva dei redditi risulterà più efficace, o se riallargherà le maglie dell’evasione ridando fiato a tutti quei contribuenti disonesti che in questi anni hanno visto il proprio stile di vita messo sotto stretta osservazione dal fisco.

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