nord stream 2
(Ansa)
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Economia

Lo stop a Nord Stream 2 costa caro (ad alcune aziende europee)

Alcune grandi compagnie hanno investito centinaia di milioni di euro. Lo stop al nuovo gasdotto le ha fatte sprofondare in Borsa

Il blocco del gasdotto Nord Stream 2, deciso dai tedeschi in risposta all’attacco russo in Ucraina, non colpisce solo il colosso energetico di San Pietroburgo Gazprom, ma anche cinque aziende europee. Il Nord Stream 2 è un gasdotto che collega direttamente la Russia con la Germania attraverso il Mar Baltico. È il gemello del già attivo Nord Stream, lungo 1.222 chilometri, che può trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno: insieme, i due tubi permetteranno quindi il raddoppio della fornitura di metano lungo quella rotta, raggiungendo i 110 miliardi di metri cubi annui. Per realizzare il progetto da 9,5 miliardi di euro e rispettare le normative europee, la russa Gazprom ha costituito la società Nord Stream 2 Ag a Zug in Svizzera. Il 24 aprile 2017 le compagnie energetiche tedesche Uniper e Wintershall, la francese Engie, l’austriaca Omv e l’anglo-olandese Royal Dutch Shell hanno firmato un accordo di finanziamento con Nord Stream 2 Ag.

Queste società hanno versato in media 950 milioni di euro ciascuna nel gasdotto accollandosi più o meno metà del suo costo. E ora guardano con preoccupazione all’evoluzione dello scontro tra Europa e Cremlino. Tanto che la tedesca Wintershall Dea ha fatto sapere giovedì 24 febbraio che in caso di annullamento del progetto per decisione politica, ci sarebbero le condizioni per presentare una richiesta di risarcimento. Il Ceo della società, Mario Mehren, ha dichiarato che Wintershall sta osservando l'incursione militare in Ucraina "con grande preoccupazione e sgomento".

Da parte sua la tedesca Uniper sta valutando se la sospensione del Nord Stream 2 di Gazprom innescherà svalutazioni sulla sua esposizione al gasdotto. Le sue azioni sono scese ai minimi da sette mesi. "Stiamo valutando l'impatto della decisione sui nostri crediti verso Nord Stream 2, comprese le potenziali implicazioni di svalutazione" ha detto il numero uno di Uniper Klaus-Dieter Maubach ai giornalisti dopo aver presentato i risultati dell'intero anno, riferisce la Reuters. Maubach ha aggiunto che Uniper non sta esaminando alcun passo legale in relazione alla sospensione, sperando che il gasdotto sarà alla fine aperto sulla base di una soluzione diplomatica alla crisi ucraina.

L'austriaca Omv ha dichiarato invece che per ora non vede la necessità di svalutazioni per il suo coinvolgimento nel Nord Stream 2. Ma intanto il suo titolo è passato in cinque giorni da 54 a 46 euro.

La compagnia francese del gas Engie in una dichiarazione rilasciata mercoledì ha sottolineato che sta "seguendo da vicino la situazione" dopo che la Germania ha deciso di sospendere indefinitamente il gasdotto. "Abbiamo preso nota dell'annuncio del cancelliere tedesco della sospensione del processo amministrativo per approvare l'avvio di Nord Stream 2" ha affermato un portavoce di Engie. Il suo titolo in borsa è sceso dai 14,39 euro del 23 febbraio a 13,73 euro il 24, per poi recuperare terreno il 25 febbraio. Per ora, infine, nessun commento da parte di Shell, un gigante che comunque sta beneficiando del rialzo del prezzo del petrolio.

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