Scontrini fiscali, quali sono le alternative
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Scontrini fiscali, quali sono le alternative
Economia

Scontrini fiscali, quali sono le alternative

Per combattere l'evasione, il governo punta tutto sulla tracciabilità dei pagamenti e la fatturazione elettronica

Scontrini fiscali addio. E' la prospettiva che attende nei prossimi anni milioni di commercianti italiani, almeno a sentire le promesse fatte nelle scorse settimane dal premier Matteo Renzi, rafforzate anche dalle dichiarazioni di Rossella Orlandi, direttrice dell'Agenzia delle Entrate. Il governo sembra infatti intenzionato a eliminare uno strumento esistente da decenni nel nostro paese, nato con l'obiettivo di combattere l'evasione fiscale ma rivelatosi, alla lunga, molto meno efficace del previsto. Si tratta appunto dell'obbligo di rilasciare lo scontrino, una norma introdotta nel lontano 1985 dall'allora ministro delle finanze, Bruno Visentini, contro cui i commercianti italiani proclamarono addirittura una serrata di protesta.


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Perché, a distanza di trent'anni, si è deciso di mandare in soffitta l'obbligo dello scontrino? La spiegazione è molto semplice: si tratta di uno strumento obsoleto, in quanto si basa su una strategia di lotta all'evasione molto costosa. Controllare in maniera efficace le ricevute emesse da milioni di esercizi commerciali e di botteghe artigianali è infatti praticamente impossibile, se non con un ingente dispiegamento di forze sul territorio. Non a caso, come ha ricordato Giuseppe Bortolussi, presidente della Cgia, la confederazione degli artigiani di Mestre, già nel 1996 era prevista l'abolizione degli scontrini, in base a un protocollo di intesa siglato dall'ex-ministro delle finanze, Vincenzo Visco, con le maggiori associazioni di categoria. Poi, però, non se ne fece nulla e gli scontrini sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, senza però dare un colpo decisivo all'evasione.


Sotto la lente del fisco


Ora, invece, potrebbe essere la volta buona, dato che il fisco ha ben altri strumenti a disposizione per scovare chi non paga tutte le tasse. Le armi vincenti dell'Agenzia delle Entrate, a quanto pare, sono sostanzialmente due: la fatturazione elettronica e la tracciabilità dei pagamenti. In pratica, la soluzione consiste nel creare una sorta di “scontrino telematico”, collegando i registratori di cassa degli esercenti alle banche dati dell'Agenzia delle Entrate. Con questo meccanismo, che inizialmente dovrebbe essere sperimentato nella grande distribuzione e poi esteso ai dettaglianti, tutti gli incassi degli esercizi commerciali diventerebbero tracciabili e facilmente confrontabili con i volumi di merce acquistata da ogni negozio. In caso di dati incongruenti, scatterebbero dunque dei controlli anti-evasione molto mirati, senza perdere tempo in ispezioni a tappeto sul territorio.


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Per raccogliere i dati sui rifornimenti di merci, però, sarà necessario un altro passaggio: estendere al settore privato gli obblighi di fatturazione elettronica oggi esistenti per la pubblica amministrazione. In pratica, ogni acquisto intermedio di beni effettuato dai commercianti o dagli artigiani dovrà avvenire con delle fatture telematiche, facilmente controllabili dall'amministrazione finanziaria (come già avviene oggi per chi vende beni e servizi agli enti pubblici). Ogni transazione commerciale, dunque, passerà sotto la lente del fisco. Si tratta senza dubbio di procedure molto avanzate che, tuttavia, difficilmente potranno entrare a regime in tempi brevi, visto che il sistema economico italiano è molto frammentato, con la presenza di milioni di negozi e di partite iva. Per una piccola bottega, infatti, familiarizzare con fatture e scontrini elettronici non sarà certamente facile.

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