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Perché i tassi sotto zero non aiutano l'economia

Anche il Giappone dopo Svizzera, Danimarca, Svezia e Bce ha optato per la cura shock. Ma le banche non si comporteranno in modo virtuoso

Anche il Giappone (dopo Svizzera, Danimarca, Svezia, BCE) ha spinto i tassi sotto zero. La tesi ormai mondiale è che questa è una cura shock che risveglierà l’economia, perchè se le banche devono pagare per tenere soldi depositati presso la banca centrale, non hanno interesse a tener bloccata la liquidità. I fautori di questa tesi dicono che così arriveranno più soldi alle imprese e alle famiglie e l’economia ripartirà. Ma questa scelta è invece sbagliata perchè se la banche private devono pagare la banca Centrale per tenere somme depositate, allora hanno due scelte logiche: subire la perdita o ribaltarla sui clienti. In entrambi i casi non daranno stimolo all’economia. Vediamo perchè, esaminando razionalmente le due ipotesi logicamente possibili.

Ipotesi A: le banche accettano di subire la perdita

Le banche private accettano di subire la perdita. Allora si riduce necessariamente il loro utile di impresa. Se si riduce il loro utile di impresa, allora aumenta il loro rischio. Se aumenta il rischio, allora peggioreranno i parametri che la stessa Banca Centrale chiede per operare nel sistema bancario internazionale. Quindi, le banche dovranno aumentare la loro capitalizzazione. Se sono più rischiose, il mercato sarà avverso a una loro capitalizzazione. Quindi, è ragionevole pensare che ferma restando la loro capitalizzazione, dovranno correre minori rischi. Ergo, ridurranno gli impieghi di capitale, cioè daranno minor credito. Quindi, maggiore credit crunch. E l’economia resta al palo.

Ipotesi B: le banche non accettano le perdite

Le banche private non accettano di subire la perdita. Allora faranno quello che fa qualsiasi azienda quando aumentano i costi: li ribalteranno sui clienti. Ergo, aumenteranno i costi di deposito presso i risparmiatori, cioè ognuno di noi non riceverà più soldi (per interessi) a fronte di depositi di propri soldi in banca, ma dovrà - all’opposto - a sua volta pagare. Se questo succederà, si verificherà un temuto bank run (corsa agli sportelli). La gente ritirerà i soldi depositati in banca e li terrà sotto il materasso (o in altre forme di risparmio). Se ci saranno meno fonti nei bilanci bancari, allora ci saranno minori impieghi. Quindi, maggiore credit crunch. E l’economia resta al palo.

Tsunami in vista

In entrambe le logiche il risultato finale non cambia. Le banche hanno due vesti: quella di investimento e quella di raccolta. Lo scenario che ci aspetta, con tali politiche, è solo quello di incentivare la finanza, perchè, come hanno osservato gli autorevoli analisti di Citigroup: "storicamente nessun Paese che ha spinto i tassi sotto zero è riuscito a far ripartire crescita e inflazione". Se questo succederà – e succederà – allora aumenterà ancora il peso della finanza nell’economia. Con risultati disastrosi che si possono immaginare, perchè è finanza non supportata dall’economia reale, cioè dalla produzione di beni e non di pezzi di carta. Ci sono tutti i segnali per vedere l’onda dello tsunami.
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