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Economia

Nuovi voucher, ecco perché non funzionano

La nuova regolamentazione scoraggia gli utilizzatori a causa di procedure complesse e forti limitazioni nell’importo

Si avviano a diventare un imbarazzante flop i nuovi voucher, partoriti dall’articolo 54-bis del Decreto legge n. 50/2017, che ha riformato la precedente disciplina, diventata fortemente a rischio dopo l’annuncio della Cgil di voler lanciare un referendum abrogativo.

La verità è che, secondo i dati dell’Inps, le nuove regole stanno scoraggiando non poco gli utilizzatori, facendo sì che uno strumento nato per far emergere il lavoro sommerso, si stia purtroppo trasformando in un nuovo stimolo allo svolgimento di attività professionali in nero.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli ostacoli principali all’utilizzo dei nuovi voucher, e come sta reagendo il mercato del lavoro a questa ennesima riforma mal congegnata.

Numeri emblematici

Secondo gli ultimi dati aggiornati dell’Inps, il bilancio sull’utilizzo dei nuovi voucher nei primi tre mesi di istituzione, ovvero da luglio di quest’anno a settembre, parla di ottomila famiglie, 24mila imprese e 17mila lavoratori coinvolti, il tutto per un valore di circa 12 milioni di euro versati.

Cifre che potrebbero apparire significative, ma che invece risultano semplicemente irrisorie, se confrontate allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel 2016 infatti si erano contati, negli stessi tre mesi, oltre 36 milioni di buoni venduti, per un valore di 360 milioni di euro e una stima di circa 400mila lavoratori coinvolti. Ma cos’è che sta facendo scappare gli utilizzatori?

Regole complicate

Bisogna innanzitutto fare i conti con regole d’ingaggio per niente semplici. La nuova disciplina passa tutta dal sito dell’Inps e per potervi accedere bisogna essere muniti di relativi Pin code e password. Un problema questo non da poco visto che la maggior parte degli utenti potenziali dei nuovi voucher era sfornita di questo strumento.

Un problema questo che in parte si è mitigato dalla fine di luglio quando è stata data la possibilità a patronati e altri intermediari di supportare materialmente le operazioni di famiglie e imprese. Inoltre, a rendere se possibile ancora più farraginoso tutto il meccanismo, c’è un complesso iter burocratico da seguire, che prevede tutta una serie di passaggi che vanno dall’identificazione alla registrazione, dalla comunicazione alla consuntivazione, solo per citarne qualcuno.

Limiti troppo stringenti

L’altro elemento che sta rappresentando decisamente un freno all’utilizzo dei voucher è costituito dall’intricato dedalo di vincoli che ne limitano in maniera stringente l’uso. Anche in questo caso l’elenco è variegato. Si va dal limite di cinque dipendenti massimo per le imprese, a quello dell’esclusione totale delle aziende che operano ad esempio nel settore edilizio.

Le famiglie poi possono chiedere solo piccoli lavori domestici: assistenza a bambini, anziani, malati e disabili, e ripetizioni scolastiche. Per non parlare dei limiti posti alle ore lavorate che non possono essere superiori a 280 all’anno, e agli importi utilizzabili, fissati in un massimo di 5mila euro totali, che scendono però 2.500 nei rapporti tra uno stesso lavoratore e uno stesso utilizzatore.

Insomma un quadro quanto mai intricato che, per il momento almeno, sembra stia decretando l’estinzione dei voucher, e il riaffacciarsi pericoloso di forme di lavoro in nero. Bisognerà dunque monitorare con attenzione l’utilizzo futuro dei voucher, per capire se mettere in conto ulteriori interventi di riforma, o quantomeno di aggiustamento. Staremo a vedere.

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