Lavoro

Quanto guadagnano (e ci costano) i professori universitari

Lo busta paga va da 4.000 euro degli ordinari ai 1.300 euro dei ricercatori. Gli stipendi sono fermi dal 2011 e la spesa per il personale è diminunita

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Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Bari, 10 maggio 2017 – Credits: ANSA/ CIRO FUSCO

Quanto ci costano i professori universitari e quanto guadagnano? Difficile non porsi queste due domande dopo gli ultimi episodi di malcostume emersi da una recente operazione della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 7 docenti e fatto scattare l’interdizione all'insegnamento ad altri 22: truccavano i concorsi.

Oltre al prestigio, infatti, i cattedratici italiani sono pagati piuttosto bene, se confrontiamo le loro buste paga con quelle di altri dipendenti pubblici e persino di molti professori all’estero: stipendio e status sociale dovrebbero essere assegnati per merito e quando sono "regalati" ai propri allievi, secondo logiche di spartizione territoriale e in base a reciproci scambi di favori, l'opinione pubblica si indigna.

E torna a chiedersi quale sia il peso economico di un sistema universitario (quanto costa?), che a volte è percepito come un fortino di privilegi. Per evitare giudizi affrettati, però, proviamo a guardare i dati. In questo caso il costo e lo stipendio del personale docente.

Il costo è diminuito

Per farsi un'idea precisa sullo stato delle università si può consultare anche online il fitto rapporto (707 pagine) dell’Anvur, l’Agenzia Nazionale di valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, che monitora in modo puntuale 66 università statali e 28 private, di cui 12 grandi atenei con oltre 40.000 iscritti, 29 atenei medi (tra 15 mila - 40 mila iscritti) e 48 piccoli (28 statali) con meno di 15 mila iscritti. L'ultima edizione è del 2016.

I dati sono tratti dai conti consuntivi dei vari atenei raccolti dal Miur, il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. E qui emerge un prima tendenza: i professori universitari costano oggi molto meno alla collettività rispetto al passato.

In dettaglio, il costo medio per i docenti a tempo indeterminato in Italia è sceso da 91.348 euro nel 2008 a 83.033 euro nel 2014 ed è pari al 53,9% delle spese sostenute dalle università per pagare tutto il personale (era il 58,4% nel 2008): questa spesa è calata "sensibilmente", si legge nel rapporto, "per effetto congiunto dei pensionamenti che hanno coinvolto una quota ampia di professori ordinari, della riduzione degli avanzamenti di carriera (la quota di ordinari si è ridotta del 37% rispetto al 2006) e del blocco stipendiale". 

Il blocco degli stipendi

Quest'ultimo punto è stato al centro di una protesta lo scorso luglio di cinquemila docenti universitari italiani, circa il 10% del corpo accademico. Dal 2011 al 2016, infatti, le buste paga dei professori universitari sono ferme a 3.300 - 4.000 euro per quanto riguarda i professori ordinari, 2.200 - 2.700 euro per gli associati e 1.300 - 1.700 euro per i ricercatori.

Il blocco fu deciso dal governo Berlusconi sei anni fa ed è poi stato confermato dai governi Monti e Letta. Renzi l'ha prima confermato, ma poi ha deciso di sbloccare gli stipendi dal 2016, legando l'adeguamento delle buste paga al calcolo Istat sugli aumenti medi delle retribuzioni degli altri dipendenti pubblici.

Siccome non c'erano stati rinnovi, mancavano dati a cui riferire quelli delle università: un pasticcio. L'ultima inchiesta di Firenze è la "ciliegina" sulla torta su una categoria più bistrattata che lodata dall'opinione pubblica e che a fatica cerca un giusto riconoscimento economico per la propria attività. Anche perché in cattedra oggi ci sono meno "baroni" e più precari.

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