Lavoro

Assegno di ricollocazione, come funziona e come si fa ad averlo

Un voucher fino a 5mila euro per finanziare programmi di formazione di ogni disoccupato. La novità in arrivo da aprile

disoccupati

Andrea Telara

-


La data di partenza, se non ci saranno intoppi, è fissata al 1° aprile 2018. Da quel giorno dovrebbe entrare finalmente in vigore, dopo una lunga e difficoltosa fase di rodaggio, l’assegno di ricollocazione, un voucher con cui lo Stato, attraverso i Centri per l’Impiego, finanzierà i programmi di reinserimento professionale dei disoccupati.

 Si tratta di una novità introdotta con il Jobs Act, la contestatissima riforma del governo Renzi. Ecco, di seguito, come funziona questo nuovo strumento a disposizione di chi ha perso il posto. 

Cos’è l’assegno di ricollocazione

E’ un contributo in denaro che lo Stato stanzia a favore dei disoccupati, per finanziare programmi di formazione professionale che li aiutano a trovare un nuovo impiego e a reinserirsi nel mondo produttivo.

Chi ne ha diritto 

Il  nuovo assegno di ricollocazione va a beneficio di ex-lavoratori dipendenti disoccupati da più di 4 mesi, che beneficiano del sussidio Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego). 

Come si chiede 

La richiesta dell’assegno è volontaria e il lavoratore può farla sul portale internet Anpal.gov.it o presso un Centro per l’Impiego, scegliendo liberamente l’agenzia o l’ente di formazione.

Il programma formativo 

Il titolare dell’assegno di ricollocazione inizia un programma formativo durante il quale deve attivarsi e collaborare alla ricerca del lavoro. 

Quanto dura 

Il programma legato all’assegno di ricollocazione dura 6 mesi, prorogabili di un altro semestre. 

Il profilo di occupabilità

A ogni partecipante al programma viene assegnato un profilo di occupabilità, cioè una sorta di rating che misura le probabilità che ha di trovare un nuovo impiego. I lavoratori con un alto grado di istruzione e molte competenze hanno ovviamente un profilo di occupabilità migliore.

Chi incassa i soldi 

Il contributo di ricollocazione viene incassato dall’agenzia o dall’ente di formazione che ha seguito il disoccupato, ma solo se quest’ultimo è riuscito a trovare un lavoro. I soggetti abilitati a questo tipo di servizi sono: i Centri per l’Impiego, gli enti o le agenzie per il lavoro accreditate, la Fondazione Consulenti del Lavoro

L’ammontare dell’assegno 

Il contributo dato all’ente o all’agenzia di formazione varia tra 250 e 5mila euro a seconda del profilo di occupabilità del lavoratore preso in carico e dalla tipologia di contratto di lavoro che è riuscito a ottenere. 

Lo sbocco professionale

Per ottenere il contributo in denaro, l’ente o l’agenzia di formazione deve riuscire a trovare per il disoccupato un contratto di assunzione a tempo indeterminato, un contratto a termine di almeno 6 mesi (da 3 a 6 mesi nelle regioni Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) oppure un contratto part time al 50%. 

Il tutor

Il lavoratore che inizia il percorso di ricollocamento viene affidato a un tutor dell'agenzia che svolge anche delle funzioni di controllo: verifica cioè se il licenziato segue regolarmente i corsi di formazione e se è disposto davvero ad accettare le offerte di impiego. 

Pochi soldi

Le risorse stanziate per l’assegno di ricollocazione sono ridotte e ammontano a poco più di 200 milioni di euro. Considerando che l’importo medio dell’assegno è di 3mila euro, i soldi a disposizione basteranno per finanziare i programmi di reinserimento di non più di 60mila-70mila disoccupati. 

PER SAPERNE DI PIÙ

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Il braccialetto di Amazon e il Jobs Act, perché è una polemica assurda

Da giorni la politica discute del dispositivo creato dall’azienda americana. Ma è solo un brevetto e ha poco a che fare con la riforma del lavoro

Renzi: Jobs act. "Abbiamo sbloccato il paese"

Lavoro e Jobs Act, perché il contratto precario conviene di più

Le assunzioni a tempo determinato sono ai massimi storici. Il motivo è un decreto del ministro Poletti del 2014

Che cosa resta del Jobs Act dopo i referendum su voucher e appalti

Bocciando i quesiti della Cgil sull'articolo 18, la Consulta ha salvato in parte la riforma del lavoro di Renzi. Che però ha già perso dei pezzi

Il grande errore del Jobs Act

Il governo Renzi ha "drogato" le assunzioni con una decontribuzione troppo costosa e centralizzando il controllo. Servono invece politiche territoriali

Jobs act francese, cosa prevede la nuova legge sul lavoro d’Oltralpe

Le norme concedono più spazio alla contrattazione aziendale e rivedono al ribasso le tutele per i lavoratori licenziati

Jobs act francese e Jobs Act italiano: le differenze

Le due riforme del lavoro sono diversissime e la confusione copre la modestia della legge italiana

Disoccupazione all'11,4%. Un anno di Jobs Act

A dicembre i senza-lavoro tornano a salire. Cosa ha funzionato e cosa no, nella riforma del welfare

Da Charlie a Jobs Act: le parole del 2015 nei libri

Charlie Hebdo, Jobs Act, clima, migranti, Expo 2015, Mafia Capitale, jihad: quando le parole dalla cronaca trasmigrano in libreria

Occupazione, quanti posti ha creato il Jobs Act

Per l'Inps, nel 2015 sono cresciute di 469mila unità le assunzioni stabili. Ma nel mercato del lavoro abbondano ancora i contratti precari

Jobs Act e disoccupazione, lo scetticismo dei lavoratori

Secondo un sondaggio, il 52% degli occupati pensa che la riforma del welfare non porterà alla creazione di nuovi posti

Commenti