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Industria

Unire profitto e difesa dell'ambiente si può

Si è soliti pensare che un'azienda possa guadagnare solo se non pensa al «green», ma non è così

La finanza e l'ambiente: due realtà molto spesso distanti tra loro, ma che possono trovare inaspettati punti d'incontro. In che modo la finanza, per sua natura speculativa in quanto tesa al realizzo di profitti, può essere d'aiuto alla soluzione dei problemi ambientali? Ne abbiamo discusso con Massimo De Dominicis, socio fondatore di DDP & Partners, studio associato di Milano specializzato in consulenza alle imprese, in particolare per quanto riguarda ristrutturazioni aziendali, fusioni e acquisizioni e altre operazioni straordinarie.

Quali sono i possibili punti d'incontro tra finanza e questioni ambientali?

«Parliamo di due mondi apparentemente agli antipodi, che però, in ragione dei mutamenti ambientali ed economici in corso, oggi trovano sempre maggiori punti di incontro. Va premesso che il termine speculazione, spesso erroneamente utilizzato con accezione negativa, letteralmente sta a indicare investimenti volti all'ottenimento di un guadagno: tutti - anche i piccoli investitori - investono per guadagnare e, quindi speculano. La finanza mira al profitto e quindi finora ha investito in case in cemento, nel petrolio e in altre industrie pienamente legittime e produttrici di beni di larghissimo consumo, ma che tuttavia hanno generato profitti speculativi senza considerare gli impatti ambientali, ignorati in primis dai consumatori. Oggi invece la coscienza dei consumatori stessi e la normativa internazionale dedicano una sempre maggiore attenzione a questi temi e stanno spingendo i consumi e la modalità di vita verso uno stile diverso: cibi sani, case salubri, spazi vivibili non necessariamente nelle periferie. La green economy, che significa economia circolare, rispetto della natura, della terra, dell'ambiente diviene così il minimo comun denominatore tra il mondo finanziario e l'ambiente, in quanto l'incremento dei consumi di prodotti rispettosi della terra rende profittevoli anche investimenti di questo tipo, che fino a poco tempo fa non lo erano».

Così entra in gioco il ruolo della finanza…

«Stanno così aumentando le iniziative economiche che mettono al centro il rispetto della natura e dell'ambiente, quali specifiche richieste dei consumatori. Dall'altra parte i fondi supportano iniziative del genere perché hanno una domanda superiore e quindi una redditività significativa. Non siamo diventati necessariamente filantropi: per motivi di redditività attesa quantità sempre più significative di fonti finanziarie sono investite in economia circolare e green economy. È quindi anche una scelta finanziaria, il cui obiettivo oggi coincide con i temi ecologici e ambientali: l'investimento "green" oggi genera profitto e non è più in contrasto con i principi fondanti degli investimenti finanziari. Fondi come BlackRock stanno erogando grandi quantità di risorse in questi settori: non si pratica più solamente l'esclusione dal perimetro di investimento delle attività illecite, come la produzione di armi, ma si dirigono le risorse verso queste iniziative».

Qual è il vostro ruolo in questo ambito?

«Come studio di consulenza finanziaria legata alle special situation ci occupiamo sia di fundraising e business plan aziendali, sia di fornire assistenza a nuove iniziative, nella fattispecie startup tecnologiche e ambientali. Stiamo così supportando in qualità di advisor una specifica iniziativa, che vede al centro nuovi materiali costruttivi tratti dagli scarti del riso con la tecnologia che potrà essere sviluppata anche con il supporto di università italiane e con il coinvolgimento di aziende del food e dell'edilizia, che hanno già manifestato un forte interesse. L'iniziativa risulta anche in corso di esame da parte una primaria istituzione finanziaria. Gli scarti del riso, che oggi pongono tematiche collegate al loro smaltimento, grazie all'elevato contenuto in silicio possono essere invece sfruttati dall'edilizia anche per le loro proprietà termiche ed acustiche. Da uno studio pubblicato sul Journal of The American Chemical Society, è emerso addirittura che la malta con cui sono uniti i mattoni della Grande Muraglia Cinese è composta da calce mescolata a riso. Questo è un esempio pratico di come si possano conciliare investimento finanziario, soggetti speculatori, gruppi industriali e soggetti finanziari. Tutti questi attori concentrano sforzi e molte risorse su un'iniziativa che ovviamente è volta all'ottenimento di un profitto finale, ma che sposa in pieno i principi fondamentali dell'economia circolare, la green economy e la lotta ai rifiuti: tutte tematiche ambientali d'attualità».

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