Caldaie sostenibili. Giancarlo Belloni di Biasi: «Il futuro è l'automatizzazione»
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Caldaie sostenibili. Giancarlo Belloni di Biasi: «Il futuro è l'automatizzazione»
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Caldaie sostenibili. Giancarlo Belloni di Biasi: «Il futuro è l'automatizzazione»

Una forte vocazione al made in Italy e un'attenzione alla ricerca e alla sostenibilità. Sono questi le caratteristiche principale di Biasi, realtà industriale di livello nazionale e internazionale specializzata nella fabbricazione di caldaie e fonti alternative. Giancarlo Belloni, proprietario di questa storica azienda dal 2018, ha portato Panorama dietro le quinte della sua realtà imprenditoriale, sempre con uno sguardo verso il futuro.

Come nasce il progetto Eurothex-Biasi?

«Ho iniziato a lavorare nel settore della termoidraulica come agente di commercio e poi come direttore commerciale. Dopo oltre 30 anni di esperienza, nel 2008 ho realizzato il mio sogno di aprire un'azienda, votata alla produzione delle componenti base per il riscaldamento a pavimento. Nel 2011, l'azienda B2B - dove la seconda B sta a rappresentare mio figlio - è diventata fornitrice per Bsg (Biasi Savio Group, ndr), una realtà storica del settore che già da un anno si trovava in una situazione difficile. Appena prima che la società dichiarasse bancarotta, siamo subentrati attraverso la holding di famiglia Leonardo Srl e ancora oggi siamo al lavoro per rilanciare questo marchio italiano così importante. Il coronavirus ha rallentato i nostri piani ma l'anno prossimo presenteremo una collezione completamente rinnovata».

Ci può fornire qualche numero sui volumi della vostra azienda?

«Lo scorso anno abbiamo prodotto 56.000 caldaie per un fatturato complessivo di 38,29 milioni. Quest'anno purtroppo non siamo riusciti a raggiungere i numeri sperati a causa dell'emergenza sanitaria, ma abbiamo comunque registrato un aumento del fatturato con circa 35 milioni complessivi».

La vostra azienda non opera solo in Italia, ma in tutto il mondo. Quanto pesa il mercato internazionale?

«Lo scorso anno i nostri ricavi sono arrivati al 50% dall'Italia e al 50% dal resto del mondo. Gli Stati Uniti ci portano da soli 3,5 milioni, ma i nostri mercati più interessanti al momento sono: Inghilterra, Ungheria e Spagna. È però importante notare che in questo 2020, l'Italia è stata un traino importante per Biasi».

L'Ecobonus ha influito in positivo?

«Non siamo ancora riusciti a generare dei ricavi importanti con l'Ecobonus. Stiamo tutt'ora implementando un nuovo servizio per installatori con piattaforma digitale per la gestione burocratica della cessione credito al 65%. Abbiamo scelto di non puntare al 110% perché al momento non esiste alcun vantaggio di mercato e la burocrazia è troppo penalizzante».

La vostra azienda è molto attenta alla componente «made in Italy». Quanto influisce sulle vostre vendite?

«Moltissimo. Il made in Italy ha fortunatamente ancora un valore importante nel mondo e per noi è fondamentale mantenere una continuità aziendale e continuare a operare in Italia nonostante tutte le difficoltà. Ci siamo inoltre accorti che nell'ultimo periodo molti italiani prediligono il made in Italy, in un tentativo di supportare il proprio paese in un momento di difficoltà».

Cosa significa essere un imprenditore in Italia al giorno d'oggi?

«L'Italia non è un paese che premia chi fa questo mestiere. Essere un imprenditore in Italia è decisamente difficile. Il problema principale è quello del costo del lavoro, troppo alto per renderci competitivi in tutto il mondo. L'unico modo per continuare a crescere e rimanere a produrre nel paese è investire nell'automatizzazione. In un certo senso è una sfortuna, perché la crescita non genera posti di lavoro, ma se il costo del lavoro rimane così alto è l'unica alternativa disponibile».

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