ANSA /Giorgio Onorati
Economia

Il ruolo di Banca d'Italia, spiegato bene

Ecco quali sono i poteri attuali dell’istituto guidato da Ignazio Visco, tra vigilanza e antiriciclaggio

Carlo Azeglio Ciampi, che è stato governatore della Banca d’Italia tra il 1979 e il 1993, disse una volta che, “nell’andare avanti, l’importante è avere sempre l’orgoglio del passato” . Chissà cosa ne pensa oggi di questa frase Ignazio Visco che, a distanza di oltre vent’anni, ricopre lo stesso incarico di Ciampi e si ritrova al centro delle polemiche dopo una mozione parlamentare del Pd, che vorrebbe dargli il ben servito e mandarlo a casa. 

Può Visco essere orgoglioso di ciò che ha fatto finora? Comunque la si pensi, una cosa è certa: la Banca d’Italia guidata dall’attuale governatore è un po’ diversa da quella di Ciampi, che aveva molti più poteri di guida e indirizzo della politica economica italiana. 

Ruolo ridimensionato

La Bankitalia di Ciampi batteva moneta, fissava i tassi di interesse e aveva un ruolo determinante nel tentare di arginare l’inflazione. Quella di Ignazio Visco, invece, ha un ruolo ben più marginale poiché molti dei suoi poteri sono stati trasferiti a Francoforte, in capo alla Banca Centrale Europea (Bce) che è diventata il vero dominus nella politica monetaria di tutti i paesi dell’area euro, avendo il compito di fissare il livello dei tassi d’interesse. 

Ecco allora che sorge spontaneo un interrogativo: ma cosa fa di preciso oggi la Banca d’Italia? Innanzitutto, concorre alle decisioni della politica monetaria unica nell’Area dell’euro. Ciò significa che ha un suo componente nel direttorio della Bce, in cui sono presenti anche altri esponenti delle massime autorità monetarie di altri paesi.

Le decisioni sui tassi d’interesse comunicate periodicamente dal presidente della Bce, Mario Draghi, sono infatti il frutto di una deliberazione collegiale, assunta con tutti i banchieri centrali di Eurolandia.   


Delega da Francoforte

La Banca d’Italia è insomma diventata quasi una branca della Bce a sud delle Alpi. Per conto di Francoforte, infatti, l’authority presieduta da Ignazio Visco gestisce una parte delle riserve valutarie e cura la produzione di banconote in euro per la quota spettante al nostro Paese. Inoltre, gestisce anche alcuni servizi per il governo di Roma svolgendo i compiti di tesoreria per gli incassi e pagamenti del settore pubblico. Cura anche importanti analisi e ricerche sull’andamento dell’economia, del risparmio e del settore finanziario. 

Bankitalia è anche un’importante authority di vigilanza che, come si legge nel suo sito web, “persegue la sana e prudente gestione degli intermediari, la stabilità complessiva e l’efficienza del sistema finanziario”, oltre ad avere un ruolo importante nel contrasto al riciclaggio

Poteri di vigilanza (dimezzati)

E’ proprio attorno a questi compiti di vigilanza che ruotano le polemiche scoppiate da ieri nella politica nazionale. Tra le funzioni dell’authority guidata da Ignazio Visco, infatti, c’è anche quella di vigilare sulla sana gestione delle banche, evitando per tempo i crack di qualche istituto di credito. 

A ben guardare, anche questi poteri sono stati ridimensionati negli ultimi anni e trasferiti a Francoforte. Dal novembre del 2014 è stato infatti creato un Meccanismo di vigilanza unico (MVU o Single Supervisory Mechanism, SSM) che ha accentrato presso la Bce i controlli sulle banche continentali. 

Nello specifico, gli istituti di credito più grandi sono vigilati direttamente dalla Banca centrale europea mentre a Bankitalia spetta ancora il compito di controllare gli istituti minori, ma nell’ambito di regole stabilite a livello continentale. 

Fatte queste premesse, si arriva a capire la ratio delle polemiche di questi giorni. Alcune forze politiche (compreso il Pd) oggi accusano più o meno velatamente Visco e Bankitalia di non essersi adoperato abbastanza per prevenire gli scandali bancari degli ultimi anni, da quello della Popolare dell’Etruria sino al Monte dei Paschi di Siena, passando per la Popolare di Vicenza e Veneto Banca

Tutti i bubboni, dicono i detrattori di Visco, sono emersi in gran parte quando i poteri di vigilanza sono finiti in capo alla Bce. Ora non resta che vedere quale sarà la sorte professionale dell’attuale governatore, il cui mandato scade a fine ottobre. Verrà mandato via o andrà avanti orgoglioso del passato?

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