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Debito pubblico, così Lega e 5 Stelle vorrebbero tagliarlo

Vendere immobili e farci “abbuonare” 250miliardi di euro di titoli di stato. Così i vincitori delle elezioni credono di abbattere l’indebitamento

Matteo-Salvini

Andrea Telara

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“Non c’è alcuna richiesta di condono sul debito”. Parola di Claudio Borghi, deputato e responsabile economico della Lega, che ha voluto spiegare così i contenuti del contratto di governo che il partito di Matteo Salvini e i 5Stelle, i due vincitori delle ultime elezioni, hanno messo a punto nei giorni scorsi dopo serrate trattative. 

A dire il vero, come sa bene chi ha seguito le cronache politiche, il contratto di governo tra Lega e 5Stelle non c’è ancora. Sui giornali è uscita solo una bozza preliminare, che è stata definita “già vecchia” da entrambe le forze politiche ma che è  bastata per mettere in fibrillazione i mercati finanziari. La borsa di Milano ha perso infatti oltre il 2,3% nella giornata del 16 maggio  mentre lo spread Btp/Bund, il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi è salito oltre la soglia di 150 punti base (1,5%),  un livello che non si vedeva da mesi. 

Cercasi sconto dalla Bce

Ciò significa che nella comunità finanziaria c’è la percezione che il nostro debito pubblico sia oggi un po’ più rischioso di prima prima. Questi timori sono legati proprio ad alcuni contenuti della bozza di contratto di governo che, nella versione circolata sui giornali, prevede un maxi-abbuono sul nostro debito pubblico di ben 250 miliardi di euro, corrispondenti al valore dei titoli di Stato italiani oggi in pancia alla Banca centrale europea (Bce). 

Borghi ha precisato che, in realtà, Lega e 5Stelle non hanno chiesto alcuna cancellazione del debito ma hanno avanzato piuttosto un’altra idea: questi 250 miliardi di Buoni del Tesoro in possesso della Bce dovrebbero essere esclusi dal calcolo del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (debito/pil), un indicatore che viene preso a riferimento per misurare la solidità finanziaria di un paese. 

Il Qe al capolinea

Oggi il rapporto debito/pil dell’Italia è vicino al 130%. Con uno sconto di 250 miliardi scenderebbe al 116% circa. Secondo Borghi non si tratta di un vero e proprio condono poiché la richiesta di Lega e 5Stelle, se mai verrà avanzata, non riguarderà soltanto l’Italia ma tutti i titoli di stato dell’Eurozona acquistati dalla  Banca centrale europea. Ogni paese, dalla Germania alla Spagna passando per la Francia o l’Olanda,  potrà avere uno “sconto” e migliorare cosi’ la propria posizione finanziaria. 

Non va dimenticato, infatti, che negli anni passati la Bce ha cercato di stimolare l’economia del Vecchio Continente con il cosiddetto quantitative easing (Qe), un piano  di acquisti programmati di obbligazioni e titoli di stato di Eurolandia per centinaia e centinaia di miliardi di euro. Il quantitative easing  è tuttora in corso ma si avvia verso la conclusione, prevista per il 2019. Ancor prima che finisca, Lega e 5Stelle hanno dunque tirato fuori la loro soluzione creativa per far uscire dal perimetro del nostro debito una bella montagna di Buoni del Tesoro. 

Immobili in vendita

Ma lo sconto sui titoli di stato in pancia alla Bce non è l’unica proposta del partito di Matteo Salvini e del movimento di Luigi Di Maio per abbattere il debito pubblico italiano. Nella bozza del contratto di di governo  si parla anche di creare un maxi fondo immobiliare del valore di 200 miliardi di euro, composto da fabbricati oggi di proprietà statale, uffici in disuso, caserme non più necessarie e altri cespiti di questo genere. 

La proprietà di tali immobili, secondo il contratto di governo,  verrebbe venduta sul mercato ai risparmiatori privati attraverso una maxi-cartolarizzazione, cioè con l’emissione di titoli finanziari per una somma totale di circa 200 miliardi di euro, che poi verrebbe utilizzata per ridurre il nostro mega indebitamento.  Se l’operazione andasse a buon fine,  il rapporto debito/pil italiano scenderebbe ulteriormente di circa 7 punti percentuali, avvicinandosi al 109-110%. 

Montagna di ostacoli

Facile a dirsi. Non va dimenticato, però, che la cartolarizzazione degli immobili pubblici è un progetto già apparso in passato a intervalli regolari, ma mai  realizzato su larga scala. Non sono pochi, infatti, gli ostacoli che incontrerebbe sulla propria strada un piano del genere visto che i fabbricati venduti, per essere appetibili ed entrare nel portafoglio di un fondo d’investimento, devono avere una destinazione d’uso ben definita. 

Se si vuole vendere una caserma dismessa a prezzi convenienti, per esempio, occorre che sia fattibile un progetto per trasformarla in un immobile residenziale o commerciale, magari in un resort, in un albergo o in un mega supermercato. Altrimenti nessuno sarà mai disposto a comprarla, se non per pochi soldi. Ma su queste materie urbanistiche le competenze spettano soprattutto ai Comuni e agli enti locali che, come sa bene chi tratta di edilizia, sono tutt'altro che veloci e coerenti nel decidere.  

Che si tratti di un abbuono da parte della Bce sui titoli di stato o di una maxi-vendita di immobili pubblici, tutti i progetti per abbattere  in poco tempo il debito pubblico hanno dunque di fronte a sé una montagna di ostacoli. Lo hanno ricordato pure i mercati finanziari, con il tonfo di Piazza Affari e l’impennata dello spread nella giornata del 16 maggio. 

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