(Miguel Medina, Afp, via Getty Images)
Economia

Il governo abbandona il comparto dell'energia

fondatore di Europe Energy

L'economia si è fermata. Il consumo di energia nel mese di marzo ha mostrato un calo che si è visto solo nel 1943. Segnale chiaro che quello che stiamo vivendo dal punto di vista economico è una guerra.

Quando si è in guerra uno dei mali peggiori è l'incertezza del domani. Non sappiamo quando si potrà ripartire e come. Non sappiamo quali saranno le reazioni a livello globale. Non sappiamo quali saranno gli impatti delle risorse finanziarie messe a disposizione. Non sappiamo cosa aspettarci. Nel nostro caso, da fornitore di energia, il pericolo maggiore è che i clienti non ci paghino. Questo sia perché non ne hanno la disponibilità economica, sia per una certa disinformazione che è stata fatta (vari annunci su moratorie sul pagamento delle bollette, che poi non c'è stata, o sul divieto di staccare la corrente a chi è moroso in questo periodo).

Le misure che ad oggi il governo ha previsto sono palliativi molto blandi per le aziende del nostro settore. Innanzitutto, la logica sembra: prima hai il problema, poi lo denunci, poi ti aiutiamo. Ma noi l'energia la dobbiamo comprare sulla borsa elettrica praticamente a termine e normalmente la incassiamo dopo 60 giorni. Il nostro circolante è estremamente veloce (ogni mese incassiamo dai clienti e usiamo quei soldi per comprare nuova energia). Tutto il tempo che c'è voluto per creare questo strumento, che ci vorrà per renderlo operativo e per far sì che le banche si adeguino e di conseguenza eroghino mal si concilia con l'emergenza del momento. Ergo per una realtà come la mostra il decreto del governo sulla liquidità è inutilizzabile come strumento di emergenza ma eventualmente solo come strumento per ripartire, se sopravvivi…

Non è il nostro caso: noi abbiamo fatto del rapporto con il cliente e della solidità dello stesso uno dei capisaldi della nostra attività, ma sono molteplici le società in forte crisi. E senza energia, il paese non riparte…

Tutto questo, però sarebbe anche accettabile: vengono approntate delle misure straordinarie, che non necessariamente coprono (purtroppo) tutte le esigenze. Quello che è inaccettabile è che neanche in una situazione simile riusciamo a toglierci da sotto la scure che affligge l'industria di questo paese: la burocrazia.

Oltre alla situazione kafkiana dei 4 moduli diversi di autocertificazione per muoversi, basta vedere la molteplicità degli annunci di decreto in questo periodo. Prima annunciati, quindi sistematicamente cambiati nei testi finali, si devono scontrare con un apparato statale troppo spesso lasciato alla buona volontà del singolo dipendente. Di conseguenza, le prefetture devono rilasciare il nulla osta alle imprese non incluse nei codici Ateco autorizzati, magari con un solo dipendente al lavoro con migliaia di pratiche da smaltire. Allora si decide che basta l'autocertificazione ma le pattuglie delle forze dell'ordine che ti fermano per strada, avendo il giusto input di ridurre al massimo le auto in circolazione, non riconoscono un foglio del genere e vogliono il timbro della prefettura. Ed intanto i giorni passano…

Tornando a un discorso più ampio, ben vengano le attività a supporto della liquidità immediata purché, come già detto non siano soggette alle consuete lungaggini burocratiche (come raccontato per i prestiti legali al decreto liquidità, o alle CIG straordinarie, le pratiche INPS, etc etc). Abbiamo bisogno di misure rapide per il breve termine, per scampare alla tempesta. E poi di incentivi alla ripresa guidati da politiche a medio-lungo termine. Va bene dare risorse per salvare la "cassa": è necessario, e siamo già in ritardo. Ma il sistema Italia ha anche bisogno di sapere che la domanda ripartirà con forza. Abbiamo bisogno di sapere (e subito!) come il governo ha intenzione di far ripartire il turismo, che vale 3 milioni di posti di lavoro e circa il 13% del PIL. E poi bisogna davvero cogliere l'occasione per una rivoluzione sulle infrastrutture, sulla sanità, sul sistema tecnologico, sull'informatizzazione (se è vero quanto dice l'Istat che il 30% degli italiani non ha né computer, né tablet..)…

Se siamo in guerra dobbiamo lottare e pianificare la ricostruzione!!! Se siamo in guerra abbiamo davanti una grande opportunità che dobbiamo cogliere senza se e senza ma. Abbiamo la possibilità di costruire il nostro futuro! Insomma, ricordiamoci cosa hanno fatto i nostri nonni e i nostri padri e rimbocchiamoci le maniche! Tu Stato non metterti in mezzo, ma aiutaci!

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