Economia

Debito pubblico italiano: quanto cresce e perché

E' il grande freno del nostro paese. Il Pil non riparte e lo Stato continua a spendere più di quello che incassa

L'Italia spende di più di quanto guadagna. E' questo il male storico che affetta il nostro paese e la causa prima dell'enorme debito pubblico che è in continuo aumento e che, nei primi mesi del 2020, sfonderà - secondo le previsioni - la cifra record di 2.500 miliardi. Gli ultimi dati diffusi dalla Banca d'Italia sono della metà di dicembre e si riferiscono al debito pubblico di ottobre che era salito a quasi 2.447 miliardi di euro, rispetto ai 2.439 miliardi del mese precedente.

Il record di luglio

Il massimo storico - al momento - resta quello registrato a luglio (2.466 miliardi di euro). L'incremento mensile è stato pari a circa 7,5 miliardi, ma se il dato si paragona a quello dello stesso mese dell'anno precedente l'incremento è stato di 47 miliardi di euro.

Per capire il peso che il nostro debito ha sulla crescita stentata italiana bisogna metterlo in relazione al Pil che da un trentennio cresce sì, ma a una sola cifra.

La storia del debito pubblico italiano

Il male di cui soffre il nostro paese risale alla fine del boom economico quando, a inizio anni '70 la situazione delle nostre finanze pubbliche inizia a precipitare e se per un decennio l'Italia - grazie alla vendita costante di titoli pubblici - in qualche modo riesce a far quadrare i conti, negli anni '80 la bolla del debito pubblico esplode.

Se nel 1980 il debito era, in rapporto al Pil, al 60%, 10 anni dopo era già al 100%. L'ascesa continua e nel 1994 è già a quota 124% rispetto al Pil. Da allora il passivo non ha fatto che crescere arrivando al 130%.

I numeri del debito

Nello specifico nel 2005 il debito pubblico era a 1.512.779 M-Euro (101,90% Pil); già cinque anni dopo era arrivato a 1.843.015 M-Euro (115,40% Pil).

Nel 2015 siamo schizzati a 2.239.304 M-Euro (con il peggior rapporto deficit Pil della storia 135,30%). 

Nel 2018 il debito è salito a 2.380.306 M-Euro, ma è migliorato il rapporto col Pil (134,80%).

L'allarme della BCE

La Bce di recente ha notato che l’Italia è l’unico stato membro dell’Eurozona in cui il differenziale tra tasso d’interesse medio sul debito e crescita nominale del pil si mostra positivo. In tutti gli altri 18 stati esso risulta negativo e per quanto si prevede che salga in 12 di essi, in nessun caso dovrebbe portarsi in territorio positivo.

In pratica al momento noi sarebbe l'unica economia dell'Eurozona ad essere costretti a chiudere ogni anno i bilanci con un avanzo primario al solo fine di stabilizzare il rapporto debito/pil.

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