Jeroen Dijsselbloem
Epa/Valda Kalnina
Jeroen Dijsselbloem
Economia

Crisi greca, i 5 motivi per cui ha ragione la Troika

Oggi l'Eurogruppo deve decidere su un prestito di 7,2 miliardi alla Grecia per evitare il default. Il punto di vista dei creditori

Prima premessa: l'interpretazione delle cause

Oggi sarà l’ennesimo giorno decisivo per la Grecia. L’Eurogruppo dovrà decidere se concedere ad Atene un prestito di 7,2 miliardi di euro indispensabili per salvare il Paese dal fallimento. Secondo il “paziente” Grecia, la cura è sbagliata e, se avesse insistito a seguire la posologia indicata dal “dottore” Troika, la situazione sarebbe peggiorata.

LEGGI QUI: Le premesse dello scontro e il punto di vista della Grecia

Sono ripartite le assunzioni pubbliche

Lo Stato greco, invece di continuare a risparmiare soldi per raggiungere un surplus di bilancio del 3% nel 2015, ha ricominciato a spendere riassumendo 15mila dipendenti pubblici che erano stati licenziati dal governo precedente. Ha poi intenzione di ripristinare il corpo della polizia municipale così come le guardie fuori dalle scuole e vuole riaprire la Tv di Stato Ert riassumendo non meno di 1.500 persone. Per di più eventuali aumenti di stipendio e di carriera a favore dei dipendenti statali non saranno concessi in base al merito, come era stato deciso. Questa nuova ondata di spesa pubblica vìola un accordo di febbraio in base al quale qualsiasi provvedimento economico sarebbe dovuto essere prima discusso con i creditori.

Le privatizzazioni sono bloccate

Le privatizzazioni sono bloccate a iniziare da quella del porto del Pireo. Anche i 14 aeroporti regionali sui quali aveva puntato gli occhi la tedesca Fraport pronta a mettere sul piatto 1,2 miliardi di euro, resteranno, a quanto pare, pubblici.

Niente liberalizzazioni

Tsipras ha bloccato la liberalizzazione di alcuni settori economici strategici come quello dell’elettricità e della logistica perché ha mancato di emanare i decreti che rendono operative leggi già esistenti.

Nuovi ostacoli agli investimenti esteri

Anche le riforme che non chiedono sacrifici sociali sono bloccate. Ad esempio quelle che agevolano gli investimenti esteri: alla società mineraria canadese Eldorado Gold, che voleva iniziare scavi nel nord del Paese, sono state frapposti ostacoli normativi che ne potrebbero determinare l’addio. Perfino la riforma delle materie di studio scolastiche è stata bloccata: meno meritocrazia nel giudicare i ragazzi dei licei e niente corsi di inglese obbligatori nei corsi universitari pre-master. 

Niente lotta all'evasione fiscale

La lotta all’evasione fiscale va a rilento e la legge che rendeva obbligatori i pagamenti verso la pubblica amministrazione attraverso Bancomat o carta di credito non è ancora applicata.

 

Ti potrebbe piacere anche

I più letti