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Economia

Banche e aiuti di stato: cosa cambia in 5 punti

Dal primo gennaio 2016 entrano in vigore le nuove norme europee. I salvataggi saranno a carico dei soli azionisti e creditori

Addio ai salvataggi di Stato. Con il via libera definitivo della Camera, con 270 sì, 113 no e 22 astenuti, alla seduta di giovedì 2 luglio l'Italia ha recepito la direttiva europea sui salvataggi delle banche (2014/59/Ue). Il nuovo meccanismo si chiama tecnicamente bail - in e sarà operativo dal primo gennaio 2016. Sostituirà dal prossimo anno il bail - out, il salvataggio di una banca dall'esterno grazie all'intervento di fondi pubblici. È il caso, quest'ultimo, dell'olandese ING e della tedesca Commerzbank nel 2009, salvati grazie a ingenti aiuti di Stato, o della spagnola Bankia nel 2012.

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Cos'è il bail - in

Per bail - in si intende la riduzione forzosa del valore delle azioni e del debito della banca sull'orlo del fallimento o della conversione di quest'ultimo in capitale. In pratica, l'Europa ha deciso di passare da un sistema in cui le crisi bancarie venivano risolte grazie all'intervento esterno dello Stato a un nuovo sistema che ricerca la soluzione all'interno degli istituti stessi coinvolgendo azionisti e creditori.

Perché il passaggio al nuovo sistema di salvataggio

Dall'inizio della crisi nel 2008 i primi interventi sono stati tutti all'insegna del bail - out, pagati con soldi dei contribuenti: è avvenuto con il coinvolgimento dei singoli Stati o dei fondi europei per il salvataggio delle banche irlandesi, britanniche, olandesi, spagnole e tedesche. Il perdurare della crisi, però, ha spinto gli Stati Uniti d'America e l'Europa ad adottare un meccanismo che potesse coinvolgere direttamente gli investitori privati per evitare che l'intero costo dei default delle banche ricadesse sulle casse pubbliche e cioè su tutti i contribuenti.

Quanto ha speso l'Europa per i salvataggi

Il nuovo meccanismo dovrebbe far evitare agli Stati di utilizzare fondi pubblici per evitare i default. Tra il 2007 e il 2013 nelle banche europee sono stati riversati circa 700 miliardi di euro, di cui 518 miliardi nei paesi dell'Eurozona. Solo la Germania ha potuto usufruire di 250 miliardi di aiuti pubblici per salvare le sue banche dal fallimento. Una cifra enorme, se consideriamo che l'Italia si è limitata a un prestito da 4 miliardi di euro per Mps.

Ecco chi pagherà

Se la banca fa crac a pagare, quindi, non sarà più lo Stato, ma in primo luogo gli azionisti della banca e poi gli obbligazionisti meno assicurati. Nei casi di insolvenza di un istituto, la piramide dei soggetti coinvolti nel salvataggio vede al primo posto coloro che hanno comprato azioni o obbligazioni che fanno parte del patrimonio di vigilanza, ossia chi ha investito in azioni Common equity Tier 1 e in obbligazioni Additional Tier 1 e Tier 2. A rischio anche i crediti non garantiti, le passività Bei e i depositi non garantiti, ma solo per le cifre oltre i 100.000 euro.

I depositi fino a 100mila euro esclusi dal bail - in

Possono dormire sonni tranquilli i titolari di depositi fino a 100mila euro. Le passività escluse dal meccanismo di salvataggio, inoltre, sono quelle garantite dalla stessa banca (depositi protetti) o garantite da attivi emessi dalla stessa banca (covered bond) e i prestiti interbancari con scadenza originaria inferiore a sette giorni.

Non saranno intaccate anche le passività connesse al funzionamento di infrastrutture essenziali (sistemi di pagamento e regolamento), ma anche i debiti nei confronti di dipendenti o i debiti nei confronti del fisco. Le nuove norme prevedono che le autorità, in alcune circostanze, possano escludere dal bail - in alcune attività per salvaguardare la stabilità finaziaria.

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