Edoardo Frittoli

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Tra il 1959 ed il 1964, Renault fu protagonista della prima joint-venture con una casa automobilistica italiana: l'Alfa Romeo, allora parte del gruppo IRI. La scelta strategica era finalizzata alla penetrazione di un marchio estero nel mercato italiano (allora protetto da imponenti dazi sulle importazioni) e per strappare una fetta di clientela dall'egemonia della Fiat nella fascia delle utilitarie dell'ultima fase del boom economico.

L'accordo industriale interessò inizialmente una vettura di fascia medio-bassa di successo lanciata nel 1956 in Francia, la Dauphine. La piccola francese "tutto dietro" fu prodotta su licenza presso gli stabilimenti milanesi dell'Alfa Romeo al Portello, con l'intenzione di incalzare le piccole di casa Fiat, in particolare la "600".

Gli esemplari marchiati dal biscione furono le Dauphine con livello di allestimento medio (motore da 31 Cv) e l'unico dettaglio che le distingueva dalle sorelle costruite in francia era la targa sopra il parafango anteriore "Alfa Romeo-Dauphine". Dal 1962 alla piccola d'oltralpe fu affiancata la "Ondine", una versione della Dauphine più accessoriata (aveva anche l'autoradio di serie personalizzata).

A partire dallo stesso anno fu lanciata sul mercato italiano anche la nuova e spaziosissima utilitaria con portellone posteriore, la Renault 4. L'utilitaria era prodotta dalla società costituita ad hoc, la Sviluppo Automobilistico Meridionale SpA, con sede a Napoli. La Renault 4 assemblata in Italia era infatti prodotta sia al Portello che negli stabilimenti aeronautici di proprietà Alfa Romeo (ex IMAM e nel dopoguerra Aerfer) di Pomigliano d'Arco.

Il successo delle due utilitarie d'oltralpe in Italia non si fece attendere. Da un indagine dell'ACI del 1962 risultò che su un totale di 24.697 Renault vendute sul mercato italiano, 11.786 erano Dauphine-Ondine e 10.686 erano Renault 4. Il risultato era più che lusinghiero e poneva la casa della losanga apparentata con il biscione al terzo posto nelle vendite dopo Fiat e la stessa Alfa Romeo.

Tali risultati eccezionali bastarono per mettere in allarme i vertici delle case automobilisticbe italiane, anche perché la Renault 4 era una vettura rivoluzionaria per la praticità e lo spazio interno che surclassava le minimali "600" e "500". 

Il successo crescente della R4 (una vettura di fatto estera solamente assemblata in Italia) fece sì che il Governo giunse ad introdurre una nuova forma di tassazione anche per la pressione esercitata dai costruttori italiani (in primis Fiat) che riguardava l'aumento delle imposte sulla base della lunghezza e della larghezza del veicolo. L'utilitaria francese assemblata a Pomigliano d'Arco rientrava pienamente -date le sue generose dimensioni - nelle maglie della nuova imposta sull'acquisto. Alla disposizione ministeriale seguirà una nota della casa d'oltralpe nella quale la Renault rifiutava di assumersi gli oneri della maggiore tassazione per rimanere sul mercato italiano. Poco più tardi il sodalizio commerciale italo-francese giungerà al capolinea: La Sviluppo Automobilistico Meridionale SpA, terminata la produzione a Pomigliano delle R4, sarà impegnata temporaneamente nella commercializzazione delle utilitarie e nella gestione della rete assistenza e ricambi (500 officine autorizzate). Nel 1968 la SAM sarà sciolta e diventerà Renault Italia, mentre a Pomigliano d'Arco veniva posata la prima pietra del nuovo grande stabilimento Alfa Romeo Alfasud.

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