Bolkestein rinviata: perché è una buona notizia per gli ambulanti

Ma non per il mercato: è il solito trucco per non trovare una soluzione di equilibrio tra i diritti acquisiti da alcune categorie e la libera concorrenza

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Un momento della manifestazione degli ambulanti contro la direttiva europea Bolkestein a piazza Montecitorio, Roma, 21 febbraio 2017 – Credits: ANSA/Massimo Percossi

Massimo Morici

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Circa 200mila ambulanti italiani e stranieri potranno dormire notti tranquille, almeno fino al 2020. Il governo Gentiloni ha deciso di chiudere di nuovo un occhio sulle scarsa concorrenza in settori tenuti per anni al riparo dall'assalto di nuovi operatori (anche dall'estero), continuando così a mantenere i diritti precedentemente acquisiti da alcune categorie.

La manovra 2018 fa slittare infatti ancora una volta la piena entrata in vigore della Bolkestein sul commercio in strada: lo prevede un emendamento del Pd approvato in Commissione Bilancio della Camera che sposta il termine delle concessioni in essere dal 31 dicembre 2018, come stabilito dal Milleproroghe 2017, al 2020 "al fine di garantire - si legge nell'emendamenteo - che le procedure per l'assegnazione delle concessioni del commercio su aree pubbliche siano realizzate in un contesto temporale e regolatorio omogeneo". Una frase che dice tutto e niente.

Cosa prevede la direttiva

Approvata nel 2006 e recepita quattro anni dopo dal governo Berlusconi, la direttiva che prende il nome dall'allora commissario per la concorrenza nella Ue, l'olandese Frederik Bolkestein (ex leader del partito liberale olandese, il Vvd), continua a far discutere. Ed è così da anni: sempre la stessa musica. Anzi, in Italia le nuove regole imposte da Bruxelles non sono mai piaciute, tranne a sparuti commentatori di ispirazione liberista e ovviamente, a imprenditori e imprese (a volte grandi) interessate a entrare nel turismo e nel commercio.

Perché l'Italia fa melina

Ecco perché in sette anni la Bolkestein non è entrata mai a regime vuoi per le forti resistenze delle categorie interessate, vuoi per l'interesse dei partiti a non perdere voti. È il caso degli ambulanti e dei bagnini (vicende non lontane da quella dei tassisti degli ultimi anni): parliamo di migliaia di piccoli o, molto spesso, piccolissimi imprenditori. Accontentando le proteste di entrambe le categorie, gli esecutivi hanno di fatto messo da parte i principi stabiliti da Bruxelles undici anni fa, cercando di portare avanti il più possibile (e ai limiti del consentito) lo status quo.

Il commercio in strada

Per gli ambulanti il posto dove posizionare la bancarella è fondamentale. Lo sanno tutti coloro che sono andati almeno una volta al mercato in strada. La Bolkestein cambia le carte in tavola, guastando gli attuali equilibri, stabiliti con fatica dagli enti locali, perché stabilisce che anche le concessioni dei commercianti in strada siano messe a bando: chi aveva una posizione privilegiata in una piazza o in una via cittadina, potrebbe essere costretto a sloggiare, con la certezza di perdere clienti.

Un provvedimento, quindi, che andrebbe a compromettere gli affari di molti (certo non di tutti) dei circa 200mila ambulanti operativi in Italia, una forma di commercio tra l'altro in forte crescita - in quattro anni è aumentato del 30%, soprattutto grazie all'imprenditoria straniera, stando agli ultimi dati di Unioncamere.

Le rischieste dell'Ana

Al Governo l'Associazione nazionale ambulanti, che rappresenta la categoria, ha chiesto con con forza un decreto legge che sancisca una volta per tutte l'uscita dalla direttiva Bolkenstein degli ambulanti. Difficile, tuttavia, dare seguito a una simile richiesta: andrebbe contro la direttiva europea e sarebbe, quindi, inapplicabile. Pertanto l'unica soluzione (allo scadere del 90esimo minuto) per l'esecutivo è quella di buttare la palla in tribuna: l'ennesima proroga che, però, non risolve il problema una volta per tutte.

Un caso simile: i bagnini

Forse perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di una decisione. Non è difficile, infatti, immaginare un epilogo simile a quello che stanno vivendo da alcuni mesi i titolari delle concessioni balneari. Parliamo di circa trentamila imprenditori che hanno continuato a operare per decenni in un settore che Bruxelles ha sempre considerato "protetto" grazie all'affidamento senza gara delle concessioni delle spiagge.

Fino al 2017 per i bagnini è stato sufficiente un accordo diretto pubblico-privato. Il passato è più che mai d'obbligo: questo "privilegio" rischia di essere negato nei prossimi anni. La Corte europea lo scorso luglio ha dichiarato illegittima la proroga "automatica e generalizzata" delle concessioni demaniali.

E il pasticcio della legge sulle spiagge

E la legge sulle spiagge, scritta in fretta e furia dal governo questa estate per smussare gli effetti della direttiva (prevede procedure pubbliche per assegnare le nuove concessioni, ma non le aste: non andranno al miglior offrente, ma saranno presi in considerazione anche altri parametri, come la valorizzazione del bene pubblico), è passata alla Camera, ma è ancora ferma al Senato, con il rischio per l’Italia di incappare in una procedura di infrazione e per i bagnini di vedere le loro attività andare al bando già il prossimo anno.

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