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Di padre in figlia

Quale l’eredità che si trasmette di padre in figlio? Una domanda che mi ha sempre affascinato. Il padre è la figura genitoriale meno considerata nella letteratura. Si è sempre dato molto più spazio alle madri, focalizzando l’attenzione sul rapporto madre – bambino.

Negli ultimi anni, anche in base ai mutamenti della famiglia tanto la letteratura, quanto cinema e teatro hanno posto grande attenzione alla figura del padre. Eppure se diamo uno sguardo a quella che è la storia della psicoanalisi, il ruolo del padre è sempre stato centrale nell’opera del suo fondatore Freud. E’ vero che viviamo in un’epoca di padre assente? Attenzione, non facciamoci coinvolgere dal vortice dei mass media.

Ci sono testimonianze che sembrano dire il contrario. Oggi vorrei raccontarvene una. Sono Padre e figlia. Lei Gloria, lui Luigi stesso cognome: La Torre. Stessa passione per la pittura. Il padre nel suo laboratorio insegnava – con parole semplici ma immediate- lo studio del colore e della prospettiva quando Gloria era ancora bambina. Le disegnava schizzi su fogli volanti per poi domandare a lei di riprodurre i bozzetti. E’ stato molto stimolante qualche sera fa, il confronto tra le due generazioni nell’interpretazione dello stesso soggetto “agricolo”, quando i due artisti hanno esposto le loro opere nell’ambito di una serata - che sta accendendo di luce e magia questa Estate 2015 - mi riferisco agli aperitivi d’autore di Confagricoltura Lombardia. Luigi La Torre è solito ritrarre sulla tela un tema caro alla memoria, quello della vita scandita dal lavoro nei campi; mentre la figlia Gloria ama esprimere sulla tela il lavoro sul corpo umano, come allegoria per rappresentare qualcosa che non si “vede” con gli occhi, come il sapore che diviene “solido” nella figura femminile che addenta la mela; un quadro che apprezzo moltissimo.

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nella foto gli artisti Luigi e Gloria La Torre

Il ruolo psicologico del padre è quello di rifornire affettivamente i figli ma è anche quello di trasmettere le passioni. Nel libro del noto psicoanalista Massimo Recalcati “Il complesso di Telemaco” l’autore si chiede cosa resti del padre nel tempo della sua dissolvenza. Telemaco diventa “un punto luce” nel percorso di ricerca sul padre. Telemaco attende il ritorno del Padre Ulisse sulla sponda del mare, e attende il ritorno della regola, della legge, di un ordine che dia senso. Ecco perché in articolo vorrei citare quelle che io chiamo le paternità “putative”. Ci sono nella vita di tutti noi le figure care, capaci di individuare i talenti, forgiare e modellare un’esperienza umana e professionale. Quando faccio questo discorso io penso sempre a Cino Tortella.

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nella foto Cino Tortorella e Susanna Messaggio

Avevo 16 anni quando entrai nello studio televisivo di Antenna 3 per seguire in diretta la registrazione della trasmissione “La bustarella”. Fu proprio Cino (il futuro Mago Zurlì) a notarmi e a propormi la conduzione di un programma con suo figlio Davide che si chiamava “Classe di ferro”. Io devo a lui il battesimo di un percorso professionale che mi ha dato moltissimo. Ci sono stati tanti padri “putativi” da cui ho appreso significati mai dimenticati. Così Cino per me, o Luigi per Gloria. Il concetto di padre -che oggi viene invocato- è un padre umano, vulnerabile, incapace forse di dire con le parole qual è il senso della vita, ma capace attraverso la propria esperienza di dare un senso alla vita che verrà.

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