Il migrante sinonimo della fragilità occidentale
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Il migrante sinonimo della fragilità occidentale
Cultura

Il migrante sinonimo della fragilità occidentale

Il fenomeno migratorio come un vero e proprio manifesto contro l'egemonia economica occidentale, e la sua fragilità sociale e politica

Non è esagerato dire che la liberazione come missione intellettuale, sottolinea Rajan Sunder, nata dalla resistenza e dall’opposizione alle costrizioni e ai saccheggi dell’imperialismo, è passata da una dinamica prefissata, codificata e addomesticata della cultura, a un tipo di energia liberatoria, senza patria, decentrata, una chiara espressione dell’esilio.

L’incarnazione di questa forma di energia è data oggi dalla figura del Migrante, la cui coscienza è rappresentata dall’intellettuale e dall’artista in esilio; ovvero da una figura politica che si colloca tra più territori, tra più forme, tra più case, tra più lingue. Allora sì, in questa prospettiva, tutte le cose veramente si rispondono, originali, rare e strane.

In Writing across worlds. Literature and Migration, R. King, J. Connell e P. White  affermano che il fenomeno della migrazione può essere considerato rispetto a vari livelli; tra questi, due risultano essere di grande importanza: si può considerare il livello individuale dei singoli, e quindi le loro esperienze personali; oppure si può riflettere sul livello sociale, ossia sugli effetti dell’esperienza migratoria. 

Esiste oggi una babele d'interpretazioni e di spunti di riflessione a riguardo. Le fonti letterarie africane, rappresentano un capitale inestimabile per la comprensione dei fenomeni migratori di oggi e di ieri. Esse non hanno soltanto un valore di testimonianza, ma permettono di ascoltare voci singole e di osservare il fatto in questione da angolature particolari, non perdendo di vista quindi le esperienze degli individui piuttosto che quelle dei gruppi socialmente organizzati.

Lo studio della cosiddetta migrant literature mostra immediatamente come il confronto fra le culture è una questione complessa, dalle molte sfumature categoriali, che propone come centrali i problemi d'ibridità, creolizzazione, meticciato, contaminazione, incroci d’idee e d’identità. 

La figura del migrant trova la sua più specifica specificazione nella descrizione che Salman Rushdie compie di Gunter Grass, in cui un emigrato vero e proprio patisce un triplice sconvolgimento: perde il proprio luogo, s'immerge in un linguaggio alieno e si trova circondato da individui che posseggono codici e comportamenti sociali molto diversi dai propri, talvolta persino offensivi.

I Migranti sono quegli individui che hanno nella loro esperienza di vita tre sradicamenti: il primo riguarda la perdita delle proprie radici, il secondo è di natura linguistica, l’ultimo è di valenza sociale.

Il fenomeno migratorio come affermano molti sociologi italiani: (Alessandro Monti, Roberto di Pietro ed Elisa Pelizzari), si pone come un vero e proprio manifesto contro l’attuale imperialismo economico occidentale, in cui si presentano vari aspetti di grande fragilità sociale e politica. Migranti che vedono nella globalizzazione e nell’imperialismo economico occidentale lo specchio delle tradizioni espansionistiche europee. Un fascino occidentale alimentato dai miracoli della tecnologia e dal miraggio del benessere: se da un lato bisogna ammettere che tutto questo non è poco, è pur sempre vero che ancora non basta a dare un valore alla vita e alla morte.

L’Africa (ma anche in Medio Oriente), e in particolare le sue storie e la sua letteratura, devono rappresentare per l’occidente un luogo di fermento naturale (non di strategia), di ricomposizione dei legami sociali e soprattutto un laboratorio sociale, per un nuovo futuro possibile, in quei luoghi protagonisti di una lunga e devastante tradizione imperialista europea o come definisce Ben Okri, i fallimenti e le fragilità dell’occidentalizzazione sono emersi.

Oggi sono proprio questi luoghi, in cui si sviluppano culture e lettertaure alternative e marginali che combinano elementi moderni con altri tradizionali che l’occidente può trovare risposta all’etica migratoria ormai in crisi del mondo moderno, poiché con la loro pazienza e con il loro egualitario trionfo morale, possono insegnarci come ricominciare a capire, e come scrive lo scrittore nigeriano: “ possono dare a tutti noi la possibilità di inaugurare la prima civiltà universale nella storia dei tempi memorabili e immemorabili”. 



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