Edoardo Frittoli

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Manuel Rodriguez Sanchez "Manolete" è considerato uno dei più grandi "matadores" di tutta la storia della corrida. Il suo stile nell'affrontare i tori era unico, statuario. Il suo corpo sfilato e longilineo rimaneva inchiodato al terreno di fronte alla mole infuriata dell'animale, che scartava di lato con la mossa della "muleta", un guizzo plastico entrato nell'iconografia classica della corrida.

Il suo talento era cresciuto negli anni della Guerra Civile spagnola, ed era stato nominato "matador de toros" proprio nell'anno della vittoria di Francisco Franco, il 1939. A coronare il sogno di una vita del giovane Manolete è il grande torero Gitanillo di Triana, che sarà con lui durante l'ultima corrida di 70 anni fa.

Gli anni '40 vedono la consacrazione del mito del giovane matador: oltre 70 corride lo vedono protagonista nel solo 1942, che gli costano 4 ferite per il rischio costante a cui si espone a causa della sua personale tecnica. Dall'altra parte il regime lo spinge a diventare uno degli eroi della "normalizzazione" dopo la drammatica frattura della guerra civile.

Proprio gli impegni sovrumani richiesti dalla notorietà portano Manolete allo sfinimento nel 1944. L'anno successivo il grande matador si trasferisce in Messico per contrastare il rivale d'America Manuel Ruiz Vasquez, che gli aveva strappato momentaneamente il primato mondiale di vittorie. Il mitico matador di Cordoba torna trionfatore, ma con un'altra ferita nel corpo e sempre meno energie. L'anno successivo dichiara di volersi ritirare per un anno di riposo, che passerà assieme alla compagna. l'attrice Lupe Sino. Proprio la relazione extraconiugale con la donna e una ipotetica bisessualità unite a voci di un presunto rapporto edipico con la madre, fecero da contraltare al rigore professionale di Manolete negli anni del  rigido moralismo degli anni della dittatura franchista.

Il matador più famoso del mondo rientra nelle arene spagnole nel 1947. il 16 luglio è a Madrid a cospetto del generalissimo nella corrida di beneficenza da lui indetta. Manolete tiene come al solito le migliaia di spettatori con il fiato sospeso per il suo atteggiamento temerario, rimediando l'ennesima ferita prima di aver ragione sul toro.

Poco più di un mese dopo il torero più famoso del mondo è a Linares, per una corrida dove si esibiranno tre generazioni di grandi maestri: il fratello del vecchio Gitanillo de Triana, Manolete e la giovane promessa Luis Miguel Dominguin.

Dopo la prova di Gitanillo, tocca a Manolete. Il toro da affrontare viene dal famoso allevamento Miura, si chiama Islero e pesa quasi 5 quintali. Quando entra nell'arena la bestia è infuriata e Manolete lo impegna in una serie di "faene" e "muletas" come in una danza della morte tra  il toro, il re dei matador e i picadores che lo assistono. Il torero di Cordoba da il meglio di sè, il pubblico di oltre 10 mila spettatori è in visibilio, ma nota al tempo stesso che Manolete si sta spingendo troppo in là. Gli spettatori e i peones vorrebbero vedere il colpo fatale inferto con la spada. Invece il toreador spinge Islero nel luogo considerato il più pericoloso dell'arena, la porta della stalla. Quindi attacca il toro di 5 anni frontalmente, quasi al rallentatore, la spada sguainata.

In un istante, come in un abbraccio mortale tra i due, la lama di Manolete inizia a penetrare nel corpo di Islero. Contemporaneamente però, l'animale infligge una violenta cornata nella coscia del suo avversario agganciandolo e facendolo volare in aria. Quando Manolete è a terra, Islero vuole accanirsi sul suo aggressore, prima di essere finito dai picadores Il grande maestro delle corride è ferito gravemente, la femorale è recisa ed un fiotto di sangue segna la terra dell'Arena durante la corsa verso l'infermeria.

Trasferito forse in ritardo all'ospedale cittadino, è sottoposto ad un disperato intervento e ad una serie di trasfusioni. La sera del giorno dell'incidente Manolete riprende conoscenza per l'ultima volta. Chiede se siano state tagliate le orecchie del toro che lo aveva ridotto in fin di vita. Accorre la fidanzata Lupe Sino, ma le è impedito di entrare nella camera del torero che lotta tra la vita e la morte.

La gravissima emorragia generata dall'incornata di Islero impone una trasfusione di plasma, che si rivelerà scaduto e concorrerà alla morte del più grande toreador della prima metà del secolo XX avvenuta nelle prime ore del mattino del 29 agosto 1947.

La morte di Manolete lasciò la Spagna sotto choc. Francisco Franco decretò tre giorni di lutto nazionale, mentre cominciavano a circolare le voci che daranno adito ad una serie di teorie cospirazioniste sulla  fine del torero: ucciso per mano del franchismo che mal tollerava la sua condotta di vita e che avrebbe tratto maggiori vantaggi dal mito di un eroe nazionale che non avesse a che fare con la guerra fratricida del 1936-39. Oppure per mano dell'amico fraterno di Manolete, Alvaro Domecq Diez che avrebbe agito in combutta con la madre del torero dopo aver sentito le ultime volontà di Manolete: sposare la compagna Lupe Sino, che ne avrebbe ereditato la consistente fortuna.

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