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"Una libellula di città": le storie in rima di Tiziano Scarpa

Il Premio Strega Tiziano Scarpa riflette su ansie e paure della nostra contemporaneità per mezzo di lievi racconti in rima

Minimum Fax, Tiziano Scarpa, Una libellula di città

Matilde Quarti

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Una libellula di città, raccolta di poesie del Premio Strega Tiziano Scarpa, è un libro sicuramente atipico. Le trenta storie in rima (come sono definite nel sottotitolo) che la compongono sono state concepite nell’arco di quasi vent’anni, non come risposta a un progetto organico ma come libero gioco della lingua e delle parole. Molte sono state pensate per essere lette durante spettacoli musicali, altre per accompagnare delle fotografie in mostre e cataloghi: Scarpa – così racconta nella prefazione – ha cominciato a pensare di unirle in un progetto coerente solo nel 2011, su consiglio di un amico bibliotecario.

Scarpa con questi racconti in versi, ciascuno dedicato a un personaggio diverso, sembra voler rivendicare la potenza delle parole, la necessità di rallentare dal turbo-pensiero a cui ci hanno abituati i social network per accogliere un gioco arcaico, quello delle favole metaforiche, che viene utilizzato però per illustrare il mondo a noi contemporaneo.
Un gioco senza frasi fatte, che racconta quello che conosciamo senza trasformarlo in cliché e utilizza poche, scanzonate, parole, per sondare abissi molto più profondi.

È questo, forse, l’aspetto più interessante della raccolta di Scarpa. Tutte le poesie suonano all’orecchio lievi, le rime hanno un ritmo serrato, la metrica è gioconda, all’apparenza infantile: ebbene, è un inganno. Ciò che nascondono le storie della Pittrice di Casalecchio, o del Mastro vetraio di Murano, sono in realtà le nostre paure, le nostre angosce, le piccole oscurità del quotidiano. La conclusione è spesso cupa (“Sfregio di sé, ferita feroce, / ruga cruenta, crudele croce. / Il mio ritratto intagliato addosso. / È questo il volto che mi porto impresso”), o quantomeno riflessiva.

L’altro canto, quello più polemico e politico, è una meditazione lieve sulla nostra società. Una presa d’atto, affranta ma non arresa, che riattualizza la storia in rima (“A quanto pare, il più grande successo / lo sto ottenendo con il mio decesso. / Certo che me lo potevano dire / che per sbancare bastava morire”).
Con Una libellula di città, Scarpa riattualizza un genere, ritrasporta nel mondo degli adulti una forma che abbiamo conosciuto a scuola, o da bambini con le acute poesie di Gianni Rodari; mostrando come si possa, nel solco della tradizione e dello svago colto, dire qualcosa di come siamo diventati oggi.

Tiziano Scarpa
Una libellula di città
Minimum Fax, 2018
104 pp, 10 euro

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