Cinema

Quello che i social non dicono - The Cleaners, il film sugli spazzini del web - Video

Un viaggio dietro le quinte di internet, tra le centinaia di "moderatori di contenuti" che giudicano, salvano o cancellano post

Quello che i social non dicono - The Cleaners

Simona Santoni

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Ogni giorno postiamo innumerevoli contenuti sui social network ma... chi c'è dall'altra parte dello schermo, a guardare, giudicare, salvare o cancellare ciò che pubblichiamo? Ci sono i "Cleaners", gli oscuri spazzini del web, centinaia di lavoratori del Terzo Mondo, spesso sfruttati, che silenziano il pensiero critico nel mondo digitale. Questo svela il documentario Quello che i social non dicono - The Cleaners, già presentato al Sundance Film Festival e al cinema in Italia dal 14 al 17 aprile con iWonder Pictures. 

Diretto dai tedeschi Hans Block e Moritz Riesewieck, è un'inchiesta giornalistica che vuole rivelare gli aspetti più oscuri delle compagnie che dominano internet, un viaggio dietro le quinte del web, a mo' di thriller, che va dalla Silicon Valley ai grattacieli delle Filippine.

Chi si nasconde dietro Facebook e Google? Quando postiamo i video e le foto sui nostri smartphone e personal computer dove finiscono? È davvero un algoritmo a decidere ciò che vediamo?
Quello che i social non dicono - The Cleaners cerca di rispondere, tramite interviste ai guru del web, passando per i comizi di Trump, sorvolando sulle scrivanie colme di pc che utilizziamo ogni giorno nei nostri uffici, fino ad arrivare a Zuckerberg e alle strade piene di teste chine sugli smartphone.

Il mondo invisibile dei moderatori di contenuti

A decidere cosa va o non va on line sono flotte di content moderators che devono rimanere invisibili. Nella maggior parte dei casi, nemmeno le loro stesse famiglie sono autorizzate a sapere quello che vedono giorno per giorno. 

Quello che i social non dicono - The Cleaners

Quello che i social non dicono - The Cleaners – Credits: iWonder Pictures

"Quando, dopo mesi di ricerca, siamo finalmente entrati in contatto con dei giovani lavoratori, siamo rimasti sorpresi di come molti di questi fossero orgogliosi di lavorare come 'moderatori di contenuti'", hanno raccontato Block e Riesewieck. "Alcuni, addirittura, lo sentono come un obbligo cristiano di combattere il male del World Wide Web per tenere sane le piattaforme, come loro affermano. Le compagnie sfruttano il pensiero religioso di questi giovani lavoratori e la loro volontà di sacrificare loro stessi per contrastare i peccatori del mondo".

E ancora: "La pressione sulle spalle di queste persone che devono decidere se il contenuto possa rimanere online o debba essere eliminato è enorme. Con il nostro film abbiamo cercato di dare loro, per la prima volta, una voce. Un tentativo per niente facile: Facebook, Twitter e altre compagnie outsourcing a Manila usano parole in codice, rappresaglie e intimidazioni per evitare che le centinaia di impiegati rivelino per chi lavorano".

L'altro nodo critico che i due registi sottolineano è il freno messo alle voci discordanti: "Sulla base di numerosi esempi, il nostro documentario mostra come la cancellazione di post sui social e il blocco di accounts possa avere gravi conseguenze in quanto la maggior parte delle volte sono voci critiche ad essere silenziate dalle decisioni non trasparenti di cancellare certi contenuti".

In questo video in esclusiva una clip di Quello che i social non dicono - The Cleaners:

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