Simona Santoni

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L'archivio di Leni Riefenstahl, la fotografa e attrice regista di Hitler, è accolto dal Museo della fotografia di Berlino. Comprende fotografie, film, lettere, documenti, persino la sua muta da sub e i suoi vestiti, oltre a rotoli e rotoli di pellicola datati anni '20. 

Anche se Riefenstahl morì nel 2003 all'età di 101 anni, l'archivio è rimasto nella sua casa sulle rive del lago Starnberg a Pöcking, in Baviera, fino alla morte di suo marito nel 2016, per poi restare in mano alla sua segretaria, Gisela Jahn, unica erede. Secondo Jahn, Riefenstahl desiderava che il suo archivio tornasse a Berlino, città dove è nata e che ha visto molti punti salienti della sua controversa carriera. Questo lascito ha aperto però non poche polemiche: sono in molti a temere una nuova ondata di fanatismo tra coloro che continuano a venerare l'icona neonazista tedesca. Altri, inoltre, vedono di cattivo occhio conservare nello stesso museo le fotografie di Riefenstahl e l'opera di Helmut Newton, fotografo ebreo costretto a lasciare la Germania nazista nel 1938, da ragazzo, e sepolto a Berlino.

Come è iniziato il rapporto tra Leni e Hitler

Al secolo Helene Bertha Amalie Riefenstahl, Leni è nata a Berlino il 22 agosto 1902. Bella e audace, inizialmente ballerina, ha dovuto rinunciare alla danza per un infortunio, per interessarsi quindi al mezzo cinematografico, soprattutto di film naturalistici, prima come attrice quindi come regista. 

Dietro la macchina da presa è stata un'innovatrice, pioniera di numerose tecniche cinematografiche, come ad esempio le riprese con telecamere montate su rotaie. Il suo nome, però, è indolussibilmente legato a quello di Hitler, sensibile al fascino di lei, legato a Leni da amicizia. 

Attrice popolare nell'epoca del cinema muto, nel 1932 Riefenstahl ha diretto il suo primo lungometraggio, La bella maledetta, che fu presentato alla prima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Il film attirò l'attenzione di quello che allora era un politico emergente, dalle ambizioni artistiche, Adolf Hitler. Nello stesso anno, Riefenstahl aveva sentito parlare Hitler a un'assemblea nazionalsocialista a Berlino e rimase affascinata dalla sua abilità oratoria. "Quel giorno Hitler mi ha fatto un effetto assolutamente ammaliatore", disse, "forse si tratta dell'uomo che salverà la Germania".

Gli scrisse una lettera e i due nella primavera del 1932 si incontrarono per la prima volta. Da allora Hitler la elesse ad autrice di film che esaltassero l'ideologia nazista. Sulle prime Leni non accettò, ma la possibilità di disporre di risorse illimitate e di piena libertà artistica la convinse. 

I film che Leni Riefenstahl girò per Hitler

Hitler vide in Leni Riefenstahl la regista che poteva usare la sua ricercata estetica visiva per produrre l'immagine di una Germania di bellezza e forza wagneriana. 

Nel 1933 le chiese di dirigere il cortometraggio La vittoria della fede, girato in occasione del Raduno del partito nazista a Norimberga. Era il preludio per il suo lavoro più famoso, il film Il trionfo della volontà, girato al Raduno di Norimberga dell'anno successivo, nel 1934. Il film fu un successo; per i suoi effetti scenografici, fu premiato anche alla Biennale di Venezia; legò però indissolubilmente Riefenstahl al soggetto del film, il nazionalsocialismo.

Altrettanto notevole fu il documentario successivo, Olympia (1938), un mix di attenzione estetica, sport e propaganda: incentrato sui Giochi olimpici estivi del 1936 a Berlino, è considerato uno dei migliori film dedicati allo sport. Olympia fu premiato alla Mostra del cinema di Venezia ed ebbe un premio speciale del Comitato Olimpico Internazionale.

I tentativi di Leni di staccarsi dal nazismo

L'avvento della Seconda guerra mondiale e l'escalation di violenza nazista hanno gettato una luce negativa su Riefenstahl e sulla sua carriera.

Nel 1939 un episodio sembrò far vacillare la sua fiducia nel movimento nazista. Quando era al seguito delle truppe tedesche in Polonia, come corrispondente di guerra, il 12 settembre a Końskie assistette all'esecuzione di 30 civili polacchi fucilati per rappresaglia a un presunto attacco partigiano a soldati tedeschi. Ne rimase turbata e fece un appello a Hitler contro tali violenze arbitrarie. Ciononostante, poche settimane dopo filmò la parata trionfale di Hitler a Versavia

Un altro fatto controverso è legato alla produzione del film Terra bassa, storia ambientata nei Pirenei spagnoli e girata vicino a Kitzbühl, in Austria, per quasi quattro anni, dal 1940 al 1944. Per avere sul set comparse dal profilo mediterraneo, la regista prese in prestito dai campi di concentramento dei prigionieri di origine Rom e Sinti. Le accuse su Riefenstahl vogliono che poi i prigionieri siano stati deportati ad Auschwitz, dove sarebbero morti. La cineasta sostenne invece di aver rivisto tutte le comparse, vive e vegete, alla fine della guerra. Anche se vinse la causa legale che ne derivò, la sua immagine fu ulteriormente danneggiata e le divenne difficile lavorare ad altri film.

La sua carriera dopo Hitler

Sebbene non sia mai stata membro del partito nazista, terminata la guerra Riefenstahl trovò difficoltà a riconquistare spazio e prestigio nella comunità cinematografica tedesca.

Nel 1954 terminò il montaggio di Terra bassa, che fu ammesso al Festival di Cannes, ma solo fuori concorso e grazie all'amicizia di Jean Cocteau, che era presidente di giuria.

Riefenstahl si dedicò quindi alla fotografia. Durante gli anni '60 viaggiò più volte in Africa e negli anni '70 pubblicò un volume dedicato alla tribù indigena Nuba del Sudan

Nel 1972 fu tra i fotografi accreditati all'Olimpiade di Monaco. A 71 anni, nel 1973, prese il brevetto di immersione subacquea e realizzò reportage fotografici subacquei. I suo ultimo film è un documentario di riprese sottomarine del 2002, Meraviglie sott'acqua.

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