Cinema

I 90 anni di Lina Wertmüller, la ritrattista del grottesco italiano

Prima regista donna candidata a un Oscar ha saputo trasformare i vizi nostrani in una forma d'arte

Lina Wertmuller alla cerimonia funebre per Paolo Villaggio. Roma, 5 luglio 2017

Barbara Massaro

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"E' stata soprattutto la passione a spingermi in questo mondo. Passione che è iniziata subito: prima l'Accademia, poi lo studio ed infine tanta, tanta gavetta che nel tempo mi ha portato a coronare importanti successi". E' prima di tutto un'artigiana Lina Wertmüller: un'artigiana della cultura che da 90 anni a questa parte non ha mai smesso di stupirsi, studiare, essere curiosa e avere voglia di provocare a suon di film tanto poetici quanto grotteschi, talmente reali da risultare del tutto artificiali. 

Buon compleanno Lina Wertmüller

Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, ovvero Lina Wertmüller, è nata a Roma il 14 agosto 1928 e oggi spegne le sue 90 candeline.

Già un decennio fa, in occasione degli 80 anni, diceva: "Stento a calarmi nei panni dell'ottantenne, ho sempre avuto uno strano rapporto con l'età. Quello che conta è se sei rincoglionito oppure no, allora non cambia se hai 80 anni oppure 50". 

Una visione della vita sarcastica e lucida che affonda le sue radici in un passato ormai lontanissimo quando la passione per il cinema, l'arte e la cultura è iniziata a crescere in lei sui banchi di scuola.

Gli anni giovanili

Aveva 17 anni e la sua migliore e amica e compagna di classe era Flora Carabella, futura moglie di Marcello Mastroianni.

Le due giovani ribelli, non ancora maggiorenni, hanno deciso di lasciare la carriera scolastica per iscriversi a un corso di teatro, ma mentre la Carabella è stata ammessa all'accademica scuola Silvio D'Amico di Roma, Lina, che già allora era attratta da tutto ciò che suonava nuovo e antidogmatico, ha scelto di frequentare i corsi del maestro Pietro Scharoff, la prima scuola privata che in Italia insegnava il metodo Stanislavskij.

Erano gli anni del dopoguerra, della voglia di ricominciare e dei giovani che erano certi che il peggio fosse alle spalle. Proprio in quella scuola Lina ha conosciuto una giovanissima aspirante attrice di nome Sofia Scicolone, colei che poi sarebbe diventata Sophia Loren

 

Gli anni dell'Accademia e i successivi vengono ricordati da Lina come pieni di fermento creativo "Scrivevo brogliacci dalla mattina alla sera – ha ricordato in un'intervista qualche tempo fa – ma dalle 20 in poi cominciavo a vivere: le bellissime notti romane si animavano di scorribande e di pazze risate. Dormivo tre ore per notte, ma non mi è mai pesato".

La gavetta

Mai attratta dall'esperienza recitativa Wertmüller ha sempre avuto chiaro in testa il suo obiettivo di essere registra, autrice e sceneggiatrice. Gli esordi sono come aiuto regista nella Compagnia dei Giovani, affiancando Giorgio De Lullo per Diario di Anna Frank.

In seguito per sette anni prosegue la sua gavetta lavorando fianco a fianco con i padri della commedia musicale Garinei e Giovannini.

Appena trentaduenne Federico Fellini la volle come aiuto regista per La dolce vita e i due mostri sacri della storia del cinema italiano che escono nelle sale nel '60 e nel '62.

A proposito del sodalizio artistico con Fellini la Wertmüller sostiene: "Fellini era un personaggio meraviglioso che aveva in sè la purezza e l'allegria dell'adolescenza unita alla saggezza da centenario, era un grande artista e conoscerlo è stato come aprire la finestra su un paesaggio che non si sapeva che ci fosse".

Quel paesaggio interiore aperto da Lina grazie all'incontro con Fellini ha portato la regista a mettere a fuoco i suoi primi progetti personali di vero successo.

I grandi successi

Nel 1963 firma la sua prima regia, quella de I basilischi, grottesco e autentico ritratto di un gruppo di vitelloni di un paesino del Sud Italia. Le vengono assegnati 14 premi ed entra nel ghota di coloro che vengono definiti registi impegnati.

Proprio a fronte della conquista di un'etichetta che lei non ha mai voluto porsi sul petto nello stesso anno, invece di godersi il palmares delle vittorie, Lina cambia totalmente ritmo alla sua produzione e dirige le otto puntate della versione televisiva de Il Giornalino di Gian Burrasca.

L'intuizione geniale che le regalerà fama e successo è quella di affidare la parte dell'indomito ragazzino a Rita Pavone. Le otto puntate trasmesse dalla Rai avranno un successo che ancora oggi viene ricordato. 

Una regista da Guinness

La vena ironica e provocatoria unita alla passione per il grottesco italiano sarà quella che guiderà tutti i suoi maggiori successi caratterizzati da titoli tanto lunghi da essere entrati nel Guinness dei Primati.

Anche questa è una delle tante goliardate della Wertmüller che ha così motivato la sua bizzarra abitudine: "Il sogno di tutti i distributori è di avere dei film con una sola parola perché la possano scrivere più grande; ad un certo punto mi è venuta - grazie a quel tanto di scugnizzo che c'è in me - la voglia di scherzare col pubblico e di proporgli dei titoli talmente lunghi che nessuno se li potesse ricordare".

E la scugnizza dai capelli corti e dagli occhiali bianchi arriva a quattro candidature all'Oscar (è stata la prima regista donna a entrare in nomination grazie a Pasqualino Settebellezze) e inanella successi quali: Mimì metallurgico ferito nell’onore; Film d’amore e d’anarchia – Ovvero Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…; Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto e, per l'appunto, Pasqualino Settebellezze.

Con lei Giancarlo Giannini diventa un divo, debutta Valeria Golino e trova la sua massima espressione Mariangela Melato.

Wertmüller è una raffinata ritrattista dei vizi italiani che spinge fino alle estreme conseguenze per arrivare al grottesco, quasi generando nello spettatore un fastidio iconico frutto della violenza della miseria e dell'ignoranza.

E' il Caravaggio del cinema la piccola Wertmüller, colei che non teme il rozzo perché in grado di elevarlo a poesia permettendo ai colori dell'arte di scaturire dal buio della scena. 

Gli anni della maturità

La carriera di Lina  Wertmüller è talmente ricca di premi, trionfi e sorprese che è difficile sceglierne i momenti salienti: oltre alle pellicole di nicchia ci sono i grandi box office come Io speriamo che me la cavo del 1992 con Paolo Villaggio o la complicità con Sophia Loren sviluppatasi tra cinema e televisione in ben tre collaborazioni da Sabato domenica e lunedì (da De Filippo) nel 1990 a Peperoni ripieni e pesci in faccia (2004).

L'amore e la famiglia

Nel 1965, a quasi 40 anni, Lina conosce lo sceneggiatore Enrico Job con cui inizia un sodalizio artistico e sentimentale che durerà 40 anni. Il loro è stato un colpo di fulmine. A proposito della sera in cui si conobbero Lina nel 2008 - quando il marito ormai anziano morì - disse di aver da subito avuto la sensazione che fosse l'incontro della sua vita: "Con quella magica certezza che fosse per sempre. E' un mistero, l'amore".

Entrambi ormai quasi sessantenni divennero genitori di Maria Zulima, la loro unica figlia. Una vicenda di cui si parlò a lungo visto che la bambina sarebbe stata concepita da Job insieme a un'altra donna, non si sa se nel corso di un tradimento o perché insieme marito e moglie non potevano avere figli e quindi si sono affidati a una sorta di maternità surrogata ante litteram. La vicenda è sempre stata avvolta dal massimo riserbo e la famiglia non ha mai commentato. 

E così anno dopo anno la signora della macchina da presa ha messo nel cassetto 33 film e 32 sceneggiature originali e con la sua indistruttibile passione è stata protagonista della storia del cinema italiano attraversando il secolo breve e arrivando al 2018 con ancora la voglia di scherzare e ridere di quella strana faccenda che è la vita.

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