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Calcio

Il 'quarto anello' di San Siro è la mossa della disperazione di Sala

Il Comune propone un intervento che non costringa Inter e Milan a girare in cerca di una sistemazione durante i lavori. E apre alla cessione dei diritti sullo stadio senza cogliere, però, il punto di quali siano le esigenze dei due club

Il rilancio di Beppe Sala sembra non aver suscitato particolari emozioni in Milan e Inter. Ristrutturare San Siro inserendo un 'quarto anello' tra primo e secondo, garantire qualche posto hospitality in più, mantenere una capienza da 70mila posti e aprire alla cessione a lunghissimo termine dei diritti sulla superficie sono carte gettate su un tavolo che pare ormai sparecchiato da qualche mese. Anche l'idea che la ristrutturazione di San Siro sia l'unica opzione, dopo che dal 2019 i due club hanno chiarito di non volerla prendere in considerazione, appare fuori tempo massimo. Anche nel proporre un progetto che non costringa ad emigrare durante gli interventi.

Una mossa della disperazione di un sindaco consapevole del rischio ormai concreto di trovarsi a medio periodo con un impianto cattedrale nel deserto, costretto all'oblio a meno di non riuscire a imbarcare una delle due società in extremis. Il Milan è più avanti di tutto nel lavoro sull'alternativa che si chiama San Donato Milanese. Gerry Cardinale ha messo a disposizione 40 milioni di euro per l'acquisto dei terreni dopo aver già compiuto altri passi formali e sostanziali in quella direzione e anche il Comune di San Donato Milanese sta approntando tutte le varianti urbanistiche necessarie. Insomma, la strada sembra spianata e la data del 2028 per entrare nella nuova casa del Milan non pare più negoziabile.

L'Inter è qualche mese dietro rispetto ai cugini nel suo progetto di andare a Rozzano. E' anche in mezzo a un delicato passaggio di assetto della proprietà che di certo non accorcerà nell'immediato i tempi, ma sembra strano immaginare che i dirigenti nerazzurri si rimangino quanto sostenuto per anni e cioè che il vecchio San Siro non è attualizzabile secondo i criteri che servono perché diventi uno stadio proiettato nel futuro.

E, dunque, quella di Beppe Sala appare una strategia estrema per provare a evitare l'epilogo scritto di questa vicenda. Che rappresenterebbe una sconfitta per Milano, visto che significherebbe veder andare fuori dai confini cittadini Milan e Inter e allo stesso tempo gettare al vento il fascino di quel luogo che si chiama San Siro e che è rappresentato dal fazzoletto di terra su cui sorge oggi lo stadio e che i due club avrebbero voluto come luogo anche per il nuovo impianto.

E' colpa della politica milanese se si è arrivati a questo punto. Dal 2019 Milan e Inter hanno messo sul tavolo le carte, sperando di ottenere risposte concrete, scontro e mediazione e poi sintesi e possibilità di operare. Non è stato così, fino allo strappo. Ne porta la responsabilità il sindaco e più di lui chi ha usato le armi dei veti e della ricerca di un facile (seppure minoritario) consenso tra comitati di quartiere, ambientalismi ideologizzati e questioni politiche.

Anche chi è fuori da Milano in questo momento non ha aiutato. Il vincolo che ha definitivamente ucciso il progetto del nuovo San Siro è stato ispirato da Roma, per intenderci. Una figuraccia, quella dell'addio al Meazza, che ha molti padri e una sola vittima. E che conferma la disattenzione della politica verso le esigenze del calcio e dello sport in generale.

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