Luciano Spalletti resta alla guida della Juventus, ma i bonus sono finiti e i margini d’errore pure. La seconda peggior partenza dall’ultimo scudetto, 11 punti nelle prime 7 giornate, non gli costa la panchina bianconera ma lo mette a rischio e più ancora della contabilità e della classifica è la sensazione che si sia perso un pezzo dello spogliatoio a rendere scivolosa la posizione del tecnico scelto direttamente da John Elkann. E’ il verdetto della giornata di riflessioni seguita alla disfatta contro la Lazio e a un post partita in cui lo scambio a distanza di opinioni tra allenatore e capitano ha aperto una breccia su una situazione in spogliatoio da analizzare con attenzione.
La sfida di Europa League con il Rennes diventa una sorta di penultima spiaggia. Urgono risposte immediate e il mirino è puntato su un calendario di campionato tutt’altro che agevole per una squadra in crisi, finita sul piano inclinato di prestazioni sempre meno convincenti e di risultati che mancano. Prima della sosta di novembre, porto temutissimo per i tecnici in bilico, la Juventus è attesa da tre trasferta contro Lecce, Genoa e Fiorentina intervallate dal match casalingo contro il Napoli di Allegri che cerca anch’esso disperatamente di togliersi dalle sabbie mobili di una partenza di stagione preannuncio di sventura.
Spalletti ha consumato tutti i bonus a disposizione e nemmeno il contratto fino al 2028 che Elkann gli ha concesso lo scorso aprile, fiducia bruciata dalla mancata qualificazione alla Champions League, lo protegge. Deve far funzionare una squadra evidentemente monca, non pienamente realizzata nel mercato estivo e con troppi giocatori di passaggio (portiere e centravanti sono prestiti secchi, ad esempio), ma deve soprattutto convincere dirigenti e proprietà di essere ancora un comandante con la truppa al seguito. Le sue parole dopo la Lazio, l’ammissione di non essere sicuro al cento per cento che i giocatori lo seguano ancora e alcune crepe di spogliatoio non sono passate inosservate.
C’è un evidente tema di leadership che investe la rosa messagli a disposizione da Carnevali. Capitano Bremer è chiamato a spiegare direttamente ai compagni cosa significasse il riferimento a quelli che si nascondono una volta che il pubblico mugugna e se sia stato opportuno attaccare davanti alle telecamere pur essendo stato lui stesso protagonista di una prestazione insufficiente. Poi c’è il partito degli scontenti, destinato a crescere nelle prossime settimane se davvero la ricetta tattica sarà sposare il modulo a due punte (Woltemade e Kolo Muani) in un progetto che è stato imbottito di esterni cui andrà trovato spazio e ruolo per evitare che finiscano ulteriormente ai margini delle rotazioni di Spalletti.
Tanto lavoro da fare in pochissimo tempo e con scadenze ravvicinate. Un anno fa Tudor era sulla via dell’esonero pur avendo un punto in più (12 contro 11) alla settimana. La Juventus non si può permettere di restare fuori dall’Europa che conta e che vale una settantina di milioni di euro, pena un nuovo crollo di bilancio che chiamerebbe Elkann a esborsi che oggi, dopo l’aumento di capitale da 250 milioni di euro varato in autunno, non sono considerati tollerabili. Spalletti ha perso serenità e lucidità, i tifosi invocano Antonio Conte che vive a Torino e per il momento è libero: accetterebbe una chiamata a stagione avviata e una squadra lontana dai suoi standard pur di ricucire la ferita con la Vecchia Signora?
