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Spalletti, tutta qui la tua Juventus?

Spalletti, tutta qui la tua Juventus?
La Juventus schierata contro la Lazio (Getty Images)

Bianconeri travolti dalla Lazio e fuori dalla zona Europa. Il tecnico non risolve i problemi e la situazione di classifica si fa preoccupante. Difficile sottrarlo dalla ricerca dei responsabili della crisi…

La Juventus affonda, avvitata su se stessa e su limiti strutturali e ormai patologici. Affonda e non si vede all’orizzonte come possa risollevarsi perché la cura tentata da Luciano Spalletti non funziona e la sensazione è che la stagione si sia rapidamente infilata su un piano inclinato. La Lazio ha vinto all’Allianz Stadium quasi senza colpo ferire, come se il successo fosse inevitabile. I bianconeri hanno messo in campo troppo poco per ribellarsi al destino e il ko (secondo dall’inizio del campionato) li precipita fuori dalla zona Europa.

Tutto qui? Domanda da girare a tutti, senza distinzione. Alla società che ha varato l’ennesima rifondazione poggiandola sulle sabbie mobili del fallimento precedente, a Spalletti che di quel fallimento è stato parte attiva pur avendolo raccontato come grande stagione e a un gruppo di giocatori senza leadership e con limiti di qualità evidenti. Tutto qui la Juventus costruita per tornare in Champions League chiedendo alla proprietà uno sforzo da 250 milioni di euro?

Tutto qui il progetto sportivo riempito di esterni sul mercato e poi declinato alla disperata mettendo insieme Kolo Muani e Woltemade per poi scoprire che poco cambia? Il primo a rispondere deve essere Spalletti che a maggio ha goduto del lasciapassare del rapporto diretto e privilegiato con John Elkann e che in nome di questo ha combattuto e vinto la guerra interna con Comolli.

Il tecnico continua ad evidenziare i problemi dei suoi giocatori, ha trascorso l’estate a discutere gli investimenti del club – tutti peraltro da lui avallati o chiesti -, litiga con i colleghi, bacchetta i giornalisti e si lancia in iperboli difficilmente comprensibili ma poi alla prova del campo i problemi restano sempre lì. Oppure peggiorano, come sta succedendo da Reggio Emilia in poi: 4 punti nelle ultime 4 partite (5 in 5 allungando la serie al pareggio con il Milan).

Gli infortuni spiegano qualcosa, non tutto. La verità è che, arrivati a due mesi di calcio giocato, si è capito che nemmeno questo mercato, col freno a mano tirato ma non a costo zero, ha portato alla Continassa giocatori “da Juventus”. Forse potrà esserlo Alajbegovic, uno di quelli che Spalletti ha battezzato liquidandolo come scelta dei direttori. Non di sicuro Kolo Muani, Woltemade (prestito secco), Celik, Vicario (altro prestito), Sarr o l’onesto Lucumi. E’ una maledizione che insegue i bianconeri ormai da tempo immemore, un allenatore e un direttore dopo l’altro.

La buona notizia è che siamo solo a metà ottobre e che 93 punti a disposizione impediscono di incidere bilanci definitivi. Quella cattiva è che un anno fa di questi tempi la Juventus aveva un punto in più di oggi (12 contro 11), viaggiava verso l’esonero di Tudor convinta che il croato fosse la ragione di tutti i mali. Non era così. Marassi, la sfida con il Napoli di Allegri che viaggia in pessime acque e la trasferta a Firenze prima della sosta ora fanno davvero paura.

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