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Mondiale 2026, partite in pausa per la pubblicità: una rivoluzione per il gioco (che diventa come il basket)

Mondiale 2026, partite in pausa per la pubblicità: una rivoluzione per il gioco (che diventa come il basket)

La Fifa introduce pause pubblicitarie dentro i tempi di gioco al Mondiale. Tre minuti di stop a metà frazione per gli spot: il calcio entra definitivamente nell’era dello sport-spettacolo televisivo

Sarà un bellissimo Mondiale di calcio anche se somiglierà maledettamente al basket. O al calcio del futuro, nella migliore delle ipotesi, con viva e vibrante soddisfazione di chi cerca spazi di monetizzazione per rendere ancora più ricco il carrozzone. Benvenuti nel football di Gianni Infantino e speriamo che non gli venga in mente di inserire qualche altra modifica al regolamento (senza cambiarlo) per rendere più appetibile commercialmente quello che è stato per decenni il gioco più facile e tradizionale del mondo.

Per farla breve: la Fifa ha dato il via libera alla possibilità per i broadcaster di inserire spot pubblicitari nelle pause del gioco all’interno dei due tempi. Che non saranno casuali o legate alle condizioni meteo, i famosi “cooling break” inventati nel 2020 quando le partite furono disputate in situazioni di calore e umidità incompatibili con la salute dei calciatori, ma saranno diventati due veri e propri stop istituzionalizzati. A metà di ciascun tempo, anche se si gioca di sera, fa fresco, piove o qualunque altra situazione meteo.

Tutti fermi in campo per tre minuti, tempo minimo necessario per far finta che non sia una cosa studiata per piazzarci lo spottone televisivo. Pazienza che il calcio sia per norma universale (regola 7, commi 1 e 2) uno sport che si pratica su due tempi di 45 minuti ciascuno con eventuale “breve pausa per dissetarsi (che non deve superare un minuto) è
consentita tra i due periodi gioco supplementari”.

Che si giochi in America, patria dello sport business in televisione in cui l’evento sportivo è ormai quasi un intralcio tra una pubblicità e l’altra, ovviamente non è un dettaglio. Il punto, però, è diverso. In un mondo in cui qualunque modifica regolamentare necessità anni di studio per essere resa operativa per provare a preservare identità e spirito originario del gioco, la Fifa ha deciso motu proprio di cambiare alla radice una delle basi del calcio per come è conosciuto e praticato in tutto il mondo.

Al Mondiale si giocherà qualcosa che assomiglia più al basket che al soccer. Punto. E alzi la mano chi non ha capito che si tratta di un passaggio irreversibile e che porta dritti al futuro. Per quale ragione le leghe di mezza Europa o la stessa Uefa nei prossimi anno dovrebbero mettere all’asta i diritti delle proprie competizioni vendendo alle tv un prodotto senza break pubblicitari in mezzo? I più visti e meglio pagati? Come ha detto con mirabile sintesi Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio (in arte Totò) “ccà nisciuno è fesso”. E nemmeno a Nyon o in via Rosellini a Milano.

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