Non voglio convincervi che la mia linea sia quella giusta, ma vi garantisco che non cambierà fino al termine della stagione. E che ci sarà il massimo di uniformità per tutti, anche a costo di stiracchiare regole e protocollo. Daniele Orsato aveva conquistato così gli allenatori della Serie A dopo la prima fase del campionato, presentando numeri incontrovertibili sull’aumento del gioco effettivo (merito però soprattutto delle nuove regole varate dall’Ifab), sul ritorno a un calcio più fisico e fluido e sul passo indietro a proposito dell’invadenza del Var.
Applausi convinti, avanti tutta e complimenti diffusi. Prima della sosta. Dopo la pausa nazionali, l’aria è cambiata intorno agli arbitri italiani e sono bastate un paio di giornate per far emergere le prime proteste e criticità. In rigoroso ordine d’apparizione, lo sfogo di Gasperini per il rosso a Malen nella trasferta a Como (va bene la linea morbida, ma avrebbe voluto punita la trattenuta precedente anche a costo di andare allo schermo) e poi quelli di Vanoli e Sarri.
TUTTI GLI ERRORI ARBITRALI DELLA SERIE A 2026/2027
L’ultimo week end non è stato fortunato per i fischietti della Serie A. Due errori evidenti non corretti dal Var che è tornato silente ma soltanto a intermittenza: il giallo a Thuram per simulazione a Bologna, evidente il contatto basso, e l’errore marchiano sull’azione che ha portato al gol del Como a Firenze – entrambi roba da campo ma entrambi da sanare al Var senza se e senza ma – hanno fatto discutere. Anche perché sono arrivati in un turno in cui il Var è stato usato, eccome.
E qui c’è il cortocircuito che sta rendendo superate le garanzie date dal designatore Orsato ai tecnici a fine settembre. La video assistenza funziona e la 7° giornata (mancano ancora due partite) ha registrato 4 interventi tra OFR (revisioni in campo) e overrule. In quella precedente erano stati 3, in linea con le abitudini del passato, mentre nelle prime 5 giornate del campionato se ne erano contate 4 in tutto tanto da far immaginare una direttiva chiara per evitare il ricorso alla tecnologia.
E dunque? Addio all’uniformità sbandierata. Una settimana fa tre interventi pericolosissimi per la incolumità dell’avversario sono stati valutati in tre modi differenti; un rosso, un giallo e nulla. Il Var? Spento. Idem sulle trattenute, un po’ sì e un po’ no. A tenere sono solo le statistiche. Dopo le prime 68 partite del campionato la media interventi del Var è di 0,16 a gara ma, attenzione, da quando si è tornati in campo dopo la sosta nazionali è attestata a 0,38 che è più o meno la soglia della Champions League (0,36 nei primi due turni) e che assomiglia molto al tanto criticato – per eccesso di interventi – quinquennio della gestione Rocchi in cui la media è stata di 0,38. Stesso trend per i calci di rigore: 10 in tutto di cui 5 dopo la pausa della Nations League (0,27 contro 0,10 delle prime giornate).
Restano una costante gli errori arbitrali, una quindicina mal contati di cui 5 ammessi dallo stesso Orsato nel corso di vari interventi. E resta una costante il silenzio dei vertici arbitrali che fa a pugni con la trasparenza cui il calcio italiano si era abituato – magari eccessiva – e che è difficilmente negoziabile. Il nuovo ‘Open Var’ è nei piani della Figc e a parole non è osteggiato nemmeno dall’AIA. A parole. La verità è che siamo a metà ottobre e in Italia, a differenza di quanto avviene altrove, gli audio dei dialoghi tra arbitro e sala Var sono tornati ad essere segreti come un tempo lontano. Non è un progresso ma un passo indietro.
