Dal 1979 ad oggi tutti gli errori di Urss e Stati Uniti in una nazione che sta lentamente tornando nelle mani dei talebani, come se nulla fosse cambiato in 40 anni. Un paese da dove un giornalista afghano lancia il suo appello per la sopravvivenza: «portatemi via da qui».
Abdul Wadud Salangi giornalista afgano, che succede nel tuo Paese?
«Oggi la situazione in Afghanistan è peggiore rispetto a 20 anni fa; giorno dopo giorno i talebani prendono il controllo delle principali città e catturano le province strategiche, le frontiere e i porti finanziari. Negli ultimi 4 giorni hanno catturato 5 grandi province come Heart, Kandahar. Nimroz, Kunduz, Faryab, Samangan e Takhar. Ci sono più sfollati che vengono dal nord dell’Afghanistan a Kabul, a causa della guerra in corso nelle loro province. Penso che ora l’Afghanistan sia di nuovo alle prese con una grande crisi umanitaria, il costo della vita sta aumentando e se la guerra continua come ora, penso che la gente dovrà affrontare una mancanza di cibo e di materiale sanitario. Oltre allo sfollamento interno, la maggior parte degli afghani sta lasciando l’Afghanistan diretti all’estero; sono persone comuni, giovani e anche la forza lavoro dell’Afghanistan. La maggior parte di loro lascia il paese per vie illegali e la maggior parte di loro sono trafficanti e perdono la vita durante il viaggio».
Si può fermare l’avanzata dei talebani?
«La situazione è pessima, ma penso che ci siano opzioni per fermare l’avanzata dei talebani. Se la comunità internazionale volesse, potrebbe fermare i talebani oggi, come aveva fatto nel 2001. La comunità internazionale e le Nazioni Unite devono prendere sul serio la minaccia e mettere pressioni ai talebani e ai loro leader a Doha e aiutare il popolo dell’Afghanistan. Non era questo il momento per la comunità internazionale di lasciare l’Afghanistan. Come possiamo vedere le azioni dei Talebani sono le stesse di 20 anni fa: stanno uccidendo persone innocenti, ragazze e giornalisti, stanno facendo cose orribili e non rispettano i diritti umani; stanno attaccando i media, gli ospedali, le moschee e le scuole, stanno commettendo crimini umanitari e sono le persone innocenti le principali vittime di tutte le loro azioni».
«Come giornalista, che ha studiato e lavorato in Afghanistan, sento che io e i membri dei media siamo sempre più minacciati. Negli anni passati abbiamo lavorato e coperto la maggior parte delle notizie, dalla guerra ai diritti umani e ora i talebani non ci accettano e ci riconoscono come loro nemici; negli ultimi anni hanno ucciso e assassinato la maggior parte dei giornalisti senza alcuna conseguenza. Come giornalista non mi sento più al sicuro; ho perso la maggior parte dei miei colleghi giornalisti in attacchi terroristici, e ora mi sento molto male e sono sicuro di quello che succederà, se i talebani prenderanno il controllo dell’Afghanistan. Spero che la comunità internazionale ci aiuti come giornalisti e ci dia più assistenza, come fanno con gli interpreti che hanno lavorato con gli occidentali nel corso degli anni».
Gli errori del mondo in Afghanistan, dal 1979 ad oggi

Si stanno sciogliendo come neve al sole le ipotesi e le speranze di coloro che prevedevano per l’Afghanistan un nuovo inizio fatto di pace e serenità. Tra loro ci sono anche gli analisti americani che hanno appoggiato la decisione dell’Amministrazione guidata da Joe Biden di andarsene (il ritiro sarà ultimato il prossimo 11 settembre) dal Paese più travagliato della terra dopo esserci stati un ventennio con i risultati che vediamo oggi. Così appena i talebani hanno avuto la certezza che gli occidentali avrebbero lasciato il Paese si è scatenata la loro offensiva che non risparmia nessuno come rivelano implacabilmente i video e le fotografie che mostrano gli insorti mentre giustiziano i loro connazionali: “colpevoli” di aver collaborato con gli occidentali. Molti sono già fuggiti ma per coloro che non sono riusciti a lasciare l’Afghanistan il destino appare segnato. Moriranno.
Ora gli Stati Uniti dopo che città come Kunduz, Sar-e-Pul e Taloqan che sono anche dei capoluoghi di provincia sono state conquistate negli scorsi giorni dai talebani, hanno deciso di mandare in supporto ai droni, i bombardieri B-52 e gli AC-130H Spectre per provare quanto meno a rallentare la marcia inesorabile degli insorti islamisti in modo da consentire all’esercito regolare afgano di poterli contrastare. Una mossa dal sapore quasi beffardo e fuori tempo massimo perché a breve potrebbero cadere città importanti come Kandahar (già cinta d’assedio da settimane), Herat e Lashkar Gah. Gli americani erano arrivati in Afghanistan a ridosso degli attentati dell’11 settembre 2001 con l’intento di distruggere Al-Qaeda, il suo leader Osama Bin Laden che se ne stava rintanato nelle caverne di Tora Bora, e i talebani del Mullah Omar che lo proteggevano e che si erano rifiutati di consegnarlo agli USA. Inutile girarci intorno: la missione voluta dall’allora Presidente americano George W. Bush confermata da tutti i suoi successori di annientare Al-Qaeda è fallita perché l’organizzazione terroristica è sopravissuta alla morte del suo fondatore (2 maggio 2011, n.d.r.), così come i talebani che si stanno riprendendo il Paese.
Terra dura che non fa sconti a nessuno l’Afghanistan, così come sono duri i suoi abitanti abituati a respingere chiunque provi ad occupare il Paese “per esportarvi la democrazia” alla quale gli afgani non sono minimamente interessati. Prima degli americani a piegare gli afgani ci provarono i sovietici che con l’Afghanistan avevano legami politico–commerciali risalenti agli anni 20 del XX° secolo, invasero l’Afghanistan la sera del 27 dicembre 1979 pensando che sarebbe stata una passeggiata di salute. L’allora presidente dell’Urss Leonid Brezhnev decise di intervenire militarmente per cercare di riportare l’ordine nel Paese scosso da continui colpi di Stato e diede l’ordine di iniziare “l’Operazione Štorm 333”. Così le forze speciali “Spezgruppa Alfa” e gli “Spezgruppa V” dopo essere entrati in Afghanistan la sera del 27 dicembre 1979 assaltarono il palazzo presidenziale di Kabul, liquidando il presidente e l’intero suo gabinetto. Il tutto durò una quarantina di minuti come previsto ma poi i russi rimasero impantanati in una guerra durata 10 anni e di fatto fu un genocidio visto che 2.000.000 di afgani furono uccisi dai sovietici (che a loro volta riportarono enormi perdite: 26.000 morti e 53.753 feriti -stime mai definitive), e circa 3 milioni, soprattutto civili, vennero feriti mentre 5 milioni di civili afghani trovarono rifugio nei campi profughi allestiti in Pakistan o in Iran, 2 milioni di civili diventarono profughi interni al paese. E chi aiutò gli afgani a resistere contro il nemico russo? Gli americani, off course!
La CIA contro l’invasione russa puntò tutte le sue carte su un giovanotto saudita proveniente da una famiglia ricchissima che gli aveva dato qualche milione di dollari per giocare alla guerra piuttosto che averlo a casa a combinare guai, e che parlava di “guerra santa” contro gli infedeli. Uno così non si trova tutti i giorni si dissero gli americani che gli promisero mari e monti e lo armarono fino ai denti e con quelle armi farà poi uccidere soldati americani quando si rese conto che le promesse fattegli erano irrealizzabili. Ma quali promesse? Si disse che per convincerlo gli raccontarono che una volta sconfitti i russi lo avrebbero appoggiato nel suo ritorno in Arabia Saudita dove voleva abbattere la monarchia degli Al Saud. E chi era? Quello strano tipo, altissimo, vestito con una tunica, dallo sguardo spiritato e che parlava molto lentamente si chiamava Osama Bin Laden. Con la sua cantilena e i discorsi infuocati raccolse attorno a sé migliaia di “Mujaheddin” provenienti da tutto il mondo che una volta esaurito il loro compito afgano esportarono (loro sì) lo jihad globale nel Balcani, in Cecenia, in Algeria e in Medio Oriente e ovunque servisse.
Il resto della storia la conosciamo, l’Isis e tutte le altre centinaia di sigle che spargono il terrore ovunque, i morti ammazzati in Europa ma ogni tanto è bene ricordare come il mondo ha preso fuoco. Accadde la sera del 27 dicembre 1979 con la scriteriata invasione russa alle quale gli americani replicarono con la peggiore delle soluzioni: servirsi di un esaltato islamista come arma non convenzionale contro i comunisti sovietici. Ora i talebani stanno per riprendersi l’Afghanistan e chissà che non ci sia un altro Osama Bin Laden da qualche parte, in qualche grotta afgana pronto a riscrivere la storia.
