I casi di Alberto Genovese ed Antonio di Fazio i due imprenditori accusati di stupro e violenze verso diverse ragazze durante feste o normali colloqui di lavoro hanno portato esperti ed opinionisti a chiedersi cosa si nasconda dietro questi comportamenti di persone all’apparenza rispettabilissime. Ma che incarnano alcune patologie psichiatriche. gente che vede poi nel finire sulle prime pagine dei giornali quando si è scoperti, un successo
Storie che hanno in comune denaro, potere, droghe di vario tipo; dove spesso le presunte vittime sarebbero anche state immortalate in foto e video da tenere e utilizzare come trofei. Uno spaccato di società che incarna il potere e dove l’atto sessuale estorto diventa diventa qualcosa di cui fregiarsi e condividere.
Potere e stupri. Perché certi personaggi come Genovese e Di Fazio avrebbero commesso questo genere di reati. Perché stuprare qualcuno?
«La prima cosa da dire – spiega ci spiega Emi Bondi primario di psichiatria dell’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo – è che queste sono persone hanno i soldi per potersi pagare qualunque tipo di donna e di conseguenza la possibilità di avere donne consenzienti visto la loro condizione economica. Ma per questo genere di personaggi lo stupro ha un altro significato: affermare la propria supremazia fisica e psicologica sull’altro. Quindi per loro è una questione di esercizio di potere, in cui la gratificazione sessuale deriva dalla violenza di aver prevaricato su un altro individuo. La differenza sta solo nel fatto che il narcisista senza soldi sceglie la sua vittima in un angolo di strada e la violenta. Il ricco la mette nell’attico e le da la cocaina. Alla base del meccanismo c’è affermare ad ogni costo la propria volontà su quella di un altro. Un idea delirante di potere rafforzato dagli stupri seriali dove le donne sono un trofeo di caccia da collezionare con la conservazione di foto e video dell’abuso».
Di quali personalità parliamo?
«In linea generale – continua la dott.ssa Biondi – la personalità narcisista si sposa molto con il concetto dello stupro. Il motivo è che i narcisisti hanno un bisogno continuo di pubblico di affermare il loro potere e non accettano i rifiuti. Il loro è un sottile piacere perverso di dominare l’altra persona. Hanno un’aggressività latente che usano per dominare sugli altri e più è aggressiva e più il tentativo di dominare sarà enorme. Nella dialettica delle persone normali c’è un accettazione del rifiuto, nella loro questo manca perché il disturbo narcisistico ottiene piacere dal superamento dei limiti sociali».
…con grossa autostima…
«Nello specifico i narcisisti sono persone che hanno un’idea grandiosa di se stessi con una certa intolleranza a quello che sono i limiti, i dinieghi e i rifiuti da parte degli altri. Non devono essere mai messi in discussione. Per loro gli altri sono visti solo in funzione della gratificazione che possono procurare a loro stessi. Per questo i tratti di questa personalità sono così vicini a questo genere di reati perché non hanno alcuna empatia rispetto a quello che possono provare gli altri e in questo caso le vittime di violenza. Per ottenere quello che vogliono sono disposti a tutto anche ad usare sostanze stupefacenti o psicofarmaci per rendere l’altra persona acquiescente al loro desiderio e farle fare tutto quello che vogliono. Rendere una persona priva di volontà e in balia dei loro desideri diventa il principale afrodisiaco e fonte primaria di gratificazione».
Dopo il caso di cronaca di Genovese c’è stato quello del manager milanese. Queste notizie avrebbero dovuto scoraggiare le persone a commettere reati di violenza. Come mai tutto questo non avviene?
«Perché è vero il contrario – chiude la dott.ssa Biondi – quando vengono scoperti certi episodi se ne verificano sempre degli altri. Nel senso che queste persone credono che le regole valgano per tutti ma non per loro. Sono consapevoli del tipo di reato ma si sentono impunibili. Pensano di essere forti e furbi riuscendo a fare le le cose che gli altri non hanno fatto. Sono convinti di poter farla franca perché sono gli sciocchi ad essere presi. C’è una sfida dove si cerca di infrangere le regole sociali e di convivenza meglio degli altri. È questo che rende la sfida eccitante per loro. In alcuni casi invece si creano delle emulazioni da parte di soggetti predisposti».
Per questo genere di reati un inasprimento delle pene sarebbe un deterrente efficace?
«Sicuramente non deve esistere un canale speciale per chi commette questi reati. Queste persone devono andare in carcere per il male che hanno causato. È l’unico modo per ridimensionare le loro personalità. Il carcere deve essere adeguato alla violenza del reato e alle ferite psicologiche profonde inferte alle vittime di stupro ma su questo l’Italia è un paese strano. A volte si vedono dei casi di stupri efferati che grazie a buone condotte o cavilli legali vari, permettono ai violentatori di uscire solo dopo 3 o 4 anni di carcere».
