I commissari governativi alle varie emergenze sono un’italica abitudine. Soltanto consultando il sito di Palazzo Chigi se ne contano 42. Incarichi che spesso vanno a ex politici o a veri e propri professionisti del risanamento per decreto.
Una delle ultime nomine è arrivata a inizio 2021: «Commissario straordinario del governo per gli interventi di restauro e valorizzazione dell’ex carcere borbonico dell’isola di Santo Stefano a Ventotene». Un ruolo, ritenuto a quanto pare di vitale importanza, per il quale è stata confermata Silvia Costa, già nominata dal governo nel 2020, anno d’istituzione di questa figura. La scelta era ricaduta proprio sulla Costa, che così è suo malgrado rientrata in politica, ma dalla porta secondaria. Il suo cursus honorum è in effetti infinito: prima assessore al comune di Roma (1976-1985), poi deputata per tre legislature (1983-1994), quindi sottosegretaria all’Istruzione con Carlo Azeglio Ciampi (1993-1994), consigliera del Cnel (1995-2005) e anche assessore alla Regione Lazio (2005-2009). Infine, è stata europarlamentare per dieci anni, dal 2009 al 2019. Terminata l’esperienza europea, ecco l’incarico commissariale.
La sintesi di un’italica abitudine: i commissari governativi, talvolta politici di ritorno, finiscono per essere la soluzione a questioni di vario tipo. Il motivo? Nel nostro Paese uno degli sport più frequenti pare essere quello di istituire commissari e commissioni un po’ su tutto, per manifesta incapacità. Con buona pace di chi sostiene che la politica debba tornare ad avere un ruolo centrale. Così, tanto per rendere l’idea, sul sito istituzionale di Palazzo Chigi si contano ben 42 commissari straordinari.
E, manco a dirlo, ce ne sono per tutti i gusti: si va dal commissario «per il risanamento e la gestione della casa da gioco nel comune di Campione d’Italia» fino a quello per «la realizzazione dell’intervento Schema idrico Basento-Bradano tronco di Acerenza – Distribuzione 3° lotto» che deve occuparsi del progetto di completamento della linea di adduzione della risorsa idrica proveniente dagli invasi di Genzano e di Acerenza, in provincia di Bari. E poi ancora: c’è la ricostruzione del viadotto di Albiano sul fiume Magra, la realizzazione degli interventi per fognature e depurazione, la realizzazione del progetto unico «Terzo Valico dei Giovi e Nodo ferroviario di Genova», la prosecuzione degli infiniti lavori del Mose a Venezia, la rigenerazione urbana dell’ex area militare sull’isola della Maddalena in Sardegna. Senza dimenticare ovviamente gli eventi sismici: dopo ogni terribile terremoto la prassi è quella di nominare un commissario che resta in carica per anni se non decenni. Il sito del governo ricorda che c’è ancora quello per la ricostruzione nella provincia di Catania, dopo il sisma del dicembre 2018; un altro per gli eventi sismici dell’agosto 2018 a Campobasso; un altro ancora per i tragici terremoti che hanno colpito l’Italia centrale nel 2016 e infine un commissario per il sisma del 2017 a Ischia.
Insomma, un piccolo esercito per il quale – restando nell’ambito della metafora militare – vengono scelti anche appartenenti alle forze armate. L’ultimo caso, il più noto, è quello del generale Francesco Maria Figliuolo, chiamato a sovrintendere l’emergenza Covid dopo il flop di Domenico Arcuri. In altri casi, invece, sono ex politici ad assolvere questo delicato compito.
Esattamente come nel caso di Silvia Costa che, tuttavia, è in buona compagnia. Dal febbraio 2020 – e almeno fino al dicembre 2021 – commissario per la ricostruzione post-sisma 2016 è Giovanni Legnini, ex deputato del Pd ed ex vicepresidente del Csm. Un anno prima della nomina governativa si era candidato a governatore dell’Abruzzo, uscendo sconfitto.
E se da una parte c’è – manco a dirlo – il commissario per l’Italia per Expo 2020 a Dubai, un altro ex politico si occupa della liquidazione di Expo 2015: nei piani la società doveva essere chiusa a fine 2019, ma come spesso accade teoria e realtà non coincidono. Così, almeno fino al 31 dicembre 2021, resterà in carica il commissario Giovanni Confalonieri: storico senatore Pci, dal 2017 si occupa della liquidazione con un compenso pari a 100mila euro annui lordi.
Caso unico? Niente affatto. Esborsi significativi sono previsti anche per altre strutture commissariali. Per il comitato di indirizzo della Zona economica speciale (Zes) Ionica interregionale nelle regioni Puglia e Basilicata è previsto, tanto per cambiare, un commissario. Il prescelto è Giampiero Marchesi, con un passato da coordinatore della struttura di missione del sisma che devastò L’Aquila. Il suo compenso è formato da 50 mila euro di parte fissa, a cui si aggiungono altri 50 mila nella parte variabile. Stessa somma è destinata alla professoressa Rosanna Nisticò che invece è commissaria per il Comitato di indirizzo di un’altra Zes, quella della Regione Calabria.
Il fantastico mondo dei commissari riserva ancora curiose sorprese. In alcuni casi, infatti, il governo sceglie come suo rappresentante gli stessi presidenti di regione, creando delle figure fotocopia. In Molise, Regione la cui sanità non brilla da diversi anni, ad agosto è stato nominato commissario – dopo una serie di tecnici che hanno rimesso il mandato – lo stesso governatore Donato Toma. E ciò, nonostante lo stesso Toma sia finito al centro di polemiche in merito alla gestione dell’emergenza Covid. Un esempio su tutti: per decidere dove aprire il centro Covid ci è voluto un anno a causa delle liti tra lo stesso presidente, i sindaci e il precedente commissario alla Sanità.
A proposito di Regioni, però, sarebbe sbagliato credere che anche queste non abbiano i loro commissari ad hoc. E così ecco fioccare anche i commissari che si occupano, regione per regione, di mitigare il rischio idrogeologico: nella maggior parte dei casi sono gli stessi presidenti ad assolvere tale ruolo (così è in Basilicata con Vito Bardi, così in Campania con Vincenzo De Luca) che tuttavia poi si appoggiano a direttori generali o soggetti attuatori – nella maggior parte dei casi geologi e tecnici – per emanare decreti, monitorare il territorio, redigere report.
Ma non ci sono solo «politici di ritorno», tocca anche ai manager riaffacciarsi con qualche incarico. È il caso di Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (Rfi), ora diventato commissario straordinario per l’espletamento delle attività di programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione dei necessari interventi delle Autostrade A24 e A25. Il mandato, iniziato lo scorso settembre, scadrà a dicembre 2025. Come a dire: un commissario, a volte, è più stabile di qualsiasi altro incarico.
