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La Gen Z torna all’altare: perché sposarsi è diventato il nuovo rito dell’ego

La Gen Z torna all’altare: perché sposarsi è diventato il nuovo rito dell’ego
Groom holding a bouquet, bending the bride over for a kiss during a romantic forest wedding ceremony adorned with candles and flowing white curtains, surrounded by nature’s beauty

Dalla Gen Z agli over 65, i matrimoni tornano a crescere. Tra tradizione, social, wedding creator e nozze-evento, il sì diventa identità e spettacolo

L’amore ha la capacità di renderci felici. Così scriveva Platone nel suo eterno Simposio, il sublime dialogo sull’Eros. Forse la stiamo prendendo alla lontana, certo è che la pragmatica Generazione Z ha capito che il rimedio alla solitudine e al male di vivere sta nelle parole del filosofo greco. In un mondo dove i sentimenti sono diventati un’estenuante performance, l’unica scelta che ancora ci compete è chi avere al nostro fianco. Nell’estate delle infinite ondate di calore, mai così tanti matrimoni sono stati celebrati, moltissimi dei quali in chiesa.

Voglia di un ritorno alla tradizione, ma non solo. Narcisisti, arrovellati su loro stessi, i trentenni si tornano a sposare, perché hanno trovato nel rito nuziale l’esibizione perfetta dell’ego. Hanno iniziato le celebrity: da Dua Lipa e Callum Turner, che hanno monopolizzato Palermo e Bagheria, a Gianluigi Donnarumma e Alessia Elefante, che dopo oltre dieci anni insieme si sono detti per sempre sì a Locorotondo, tra opulente cascate di fiori bianchi, feste sulla spiaggia, luminarie da fare impallidire la festa del Santo Patrono (ma perché Gigio tra tanto splendore indossavi una giacca avorio con pantaloni neri da maître di sala?). E ancora: Aurora Ramazzotti e Goffredo Cerza, ci hanno fatto piangere insieme a Eros e Michelle, Francesca Michielin e Davide Spigarolo, hanno scelto la parrocchia dell’infanzia a Bassano del Grappa e poi via in Vespa tra i girasoli (i nostri sposi preferiti).

Non è solo una sensazione dovuta alle centinaia di pagine social in bianco, lo ha sottolineato anche il First Look Report 2026, il più completo rapporto stilato dalla piattaforma americana Zola, specializzata in servizi per matrimoni: la Gen Z ha superato i Millennial e rappresenta il 51 per cento delle coppie fidanzate. Non sono solo loro a ricercare nelle nozze in epoca post romantica la stabilità che il mondo del lavoro gli ha tolto da tempo. A questo caldo entusiasmo non si sottraggono nemmeno le pantere grigie. Secondo il Censis i matrimoni tra gli over 65 negli ultimi vent’anni sono addirittura quintuplicati (più che triplicati quelli dove almeno uno dei due è senior). Voglia di tenerezza o piuttosto desiderio di pensione di reversibilità? Non ha poi importanza. La solitudine è un dono solo quando la si sceglie, altrimenti è una condanna. La vita è infinita e pure con il girello, perché no, ci si sposa per allegria.

L’ex top model Paulina Porizkova, 61 anni, ha impalmato lo sceneggiatore Jeff Greenstein, conosciuto su una app di incontri. Cerimonia intima nella poetica Villa Crespi sul Lago d’Orta. Lunghi capelli grigi sciolti e scollatura profonda da standing ovation. La Torino benissimo si è riunita a luglio per festeggiare Eva Herzigova e Gregorio Marsiaj, 25 anni insieme, tre figli, superbo abito vintage di Lanvin, che tutte abbiamo invidiato, (signora mia, non solo l’abito) e un sabaudo pranzo (la parola cena in quella città non è contemplata) al ristorante Del Cambio. «Ora siamo la metà di ciascuno», ha dichiarato la bellissima modella, citando (inconsapevolmente) il grande filosofo greco. Si vorrebbe assomigliare a un personaggio di Jane Austen e persino la proposta più pop e attesa (dalla fidanzata dopo sedici anni insieme) dell’estate, quella tra Bernadette e Diamante (si sa, un diamante è per sempre), protagonisti di Temptation Island, è stata fatta rigorosamente in ginocchio.

Pure il trash ha una liturgia. Racconta lo scrittore Luca Bianchini: «Quando nel 2013 uscì il mio romanzo Io che amo solo te, che ruotava intorno a un matrimonio del Sud, allora il rito era ben codificato. C’erano tempi e modi che andavano rispettati: la preparazione, le foto, le bomboniere, l’abito. Oggi con l’avvento dei social sposarsi è diventato un racconto identitario. Lo storytelling è parte integrante del matrimonio. Anzi è quasi più importante la rappresentazione delle nozze. È tutto diluito in funzione di un pubblico mediatico». Quando le stories travalicano la storia.

TikTok diventa una colonna portante del gran giorno. Si crea “l’evento” e l’esperienza immersiva” (parole orribili, ahimè). La cerimonia per esistere deve essere instagrammabile. Addio all’album in pelle, dove si veniva immortalati tra giochi d’acqua e parenti di lontano grado e provenienza imbustati in doppi petti d’ordinanza. Ora tutto si posta, il confronto più duro è l’esame virtuale da superare. Richiesto come la manna è il wedding content creator, che può fare la differenza il giorno delle nozze forse più dell’amore (la verità ci fa male, lo so). Scatti che devono sembrare rubati, si espone il privato, è vietato mettersi in posa (poi si sta ore a favore di obiettivo con una trina in mano a guardare nel vuoto). «Tutto deve essere creato per la foto, gli sposi sono posseduti dall’ansia di postare. Si spende meno in catering e cibo, molto di più su tutto ciò che finirà sotto gli occhi censori del web: l’allestimento, la mise en place, i fiori. Si comincia a festeggiare ben prima della cerimonia. L’asticella si sposta sempre più in alto», osserva Catalina De Simon, socia di A-Tipica, da oltre vent’anni tra i più richiesti e raffinati servizi di wedding planner. C’è addirittura chi chiede (americani e brasiliani, perlopiù) corroboranti punturine vitaminiche per la pelle degli ospiti che il giorno dopo si risvegliano stropicciati dai postumi della sbornia.

La location diventa il set dove girare il film del giorno più bello. Palermo, a detta dei palermitani stessi, funziona meglio come sala ricevimento che come città. La (bollente) Toscana tra cipressi, cicale e covoni di fieno fa molto Bernardo Bertolucci e Io ballo da sola. Damiano David ha già annunciato lì il grande passo con Dove Cameron, in un luogo segreto. II Salento tra ulivi secolari e bianche masserie resta il grande classico. Ravello, sulla costiera amalfitana è di un lusso sibaritico, un tempo rifugio dello scrittore Gore Vidal, oggi è l’ambito sogno italiano di ogni tycoon texano (scelta da Ilary e Bastian a settembre).

Non siamo soltanto un Paese di eroi, poeti e navigatori, ma anche di wedding planner, che a sorpresa hanno visto aumentare il giro d’affari del trenta per cento. Racconta Alice Guiotto, nel settore a Verona da oltre 15 anni, tra vigneti e ville palladiane: «C’è un’evoluzione, più che una rivoluzione. Da noi arriva la prima fascia della Gen Z, i trentenni, quasi tutti conviventi, alcuni con i figli. Il matrimonio è un traguardo personale e non più un punto di partenza, l’inizio di una nuova vita. Tutti chiedono un evento personalizzato, che li rappresenti». Devono mostrare, esagerando. Massimalismo obbligato, si sogna l’abito come l’imperatrice Sissi di Luna Bonaccorsi Beccaria sposa di Leonardo Bormioli (finalmente uno che indossa il tight), nella tenuta di famiglia in Sicilia. Le feste durano almeno tre giorni, manco un rave necessitava di tanta resistenza. Continua la wedding planner: «Se un tempo si ubbidiva alle tradizioni familiari, a cominciare dalle corpose liste degli invitati, ora non si fanno influenzare dai genitori, quanto piuttosto dai social. Anche perché sono gli sposi a pagare il conto».

Per risparmiare tempo e denaro si fa un uso massiccio dell’Intelligenza artificiale. Sempre secondo Zola il 56 per cento delle coppie che sono convolate a nozze nel 2026 l’ha impiegata per organizzare il budget e occasionalmente scrivere promesse strappalacrime.

Invece della busta si piazza l’Iban sull’invito. «Aiutaci a coronare un sogno», scrivono impavidi. Di solito è un costosissimo viaggio in Giappone. Da realisti quali sono molti pensano di ripagare così le spese. Come faranno, il 5 settembre, i Me contro Te, sul palco dell’Arena di Milano: spettacolo e scambio ufficiale degli anelli davanti ai fan, ca va sans dire, a pagamento.

Riflette Dante Ghezzi, psicoterapeuta della coppia, docente della Scuola di psicoterapia Mara Selvini Palazzoli: «In tempi rapidi ci sono cambiamenti di prospettiva che spesso purtroppo seguono le mode. Da qualche anno molte delle coppie giovani che si mettono insieme dicono: “Proviamo”. È un termine leggero, una parola non adatta, perché convivere è un impegno e pensare di tentare è come ammettere in partenza: o la va o la spacca. Già da tempo vediamo matrimoni, magari preceduti da lunghe convivenze, che dopo un anno naufragano». Cercano la stabilità, ma in fondo non ci credono abbastanza.

Continua lo psicologo, autore con la collega Paola Covini del volume Legami di coppia in crisi (Franco Angeli): «Non si sente il bisogno di aggiustare qualcosa che si è solo tentato. È una generazione contraddittoria, ambivalente e complessa. In psicologia c’è un concetto che è quello del passare all’azione, quindi l’agito. Uno fa una cosa per cui dopo, quando l’ha fatta, non può tornare indietro. L’agito è il non pensato, una forma di leggerezza. Magari in questo tempo amaro abbiamo mille motivi per cercare di essere leggeri. Se uno pensa si inquieta, si preoccupa, meglio andare avanti. D’altronde l’idea della provvisorietà è un input che viene dal mondo del lavoro e non mi sento di negare che abbia un’influenza anche sugli aspetti affettivi».

È difficile amarsi nella società dalle infinite variabili, dove il “per sempre sì” è il titolo di una canzone. Nessuno può prevedere cosa succederà quando le cascate di fiori appassiranno e le stories svaniranno. E allora, ci inchiniamo al coraggio di chi ancora si giura eterno amore.

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