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Il bunker italiano che sembra Gaza: Israele e gli eserciti Nato vogliono addestrarsi nei tunnel di Fornovo

Il bunker italiano che sembra Gaza: Israele e gli eserciti Nato vogliono addestrarsi nei tunnel di Fornovo

L’ex deposito sotterraneo “La Carona” di Fornovo di Taro diventa una palestra per la guerra del futuro: tunnel, oscurità, fumo e assenza di Gps ricreano gli scenari di Gaza e Ucraina

Dopo le esercitazioni militari “Cerbero” e “Stige” dell’aprile scorso, alle quali aveva fatto visita il Ministro della Difesa Guido Crosetto, ora altre forze armate di nazioni della Nato vogliono utilizzare i siti italiani di Fornovo di Taro (Pr) e Scalo Po (Pc), per le loro manovre di addestramento. In particolare, il sito di Fornovo, ovvero il centro “La Carona”. Si tratta dell’ex deposito sotterraneo di carburante aeronautico costruito negli anni Trenta per la Regia Aeronautica e dismesso nel 2000, progettato per resistere ad attacchi di vario tipo ma anche a bombardamenti. Non reggerebbe certo le bombe anti-bunker attuali, tuttavia esso è in grado di offrire uno scenario simile a quello dei tunnel di Gaza, delle postazioni sotterranee dell’Ucraina e dei contesti industriali urbani. Si tratta di un ambiente costituito da cinque enormi cisterne cilindriche, un tempo usate per il carburante, e da una rete di due chilometri di cunicoli di collegamento. Così sia Israele, i cui militari non erano addestrati ad agire in tale simile contesto, sia i militari di altre nazioni come Belgio, Turchia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi e Polonia, hanno chiesto di potervi effettuare operazioni di addestramento. In passato “La Carona” era stata usata anche dai Berretti Verdi (Usa), oltre che dagli uomini della nostra Folgore.

La Carona, il bunker italiano che ricrea i tunnel di Gaza

Lo spazio a disposizione sotto i boschi di Fornovo ricrea le condizioni e le limitazioni di un combattimento in tunnel, dall’oscurità persistente all’uso limitato delle radio, fino all’assenza di segnali Gps. Oggi, nella seconda vita di “La Carona” una sala di controllo permette agli istruttori di generare suoni, incluso il rumore di esplosioni, oltre che saturare gli ambienti di fumo e disattivare l’illuminazione a comando.

Come si combatte sottoterra: buio, fumo, esplosivi e niente Gps

Nel mondo sono sempre più frequenti le operazioni in tunnel e bunker, dove stretti corridoi hanno pareti di terra sorrette da puntelli di legno, da lastre di cemento o da lamiere arrugginite. In questi luoghi l’illuminazione è costituita da lampadine elettriche a soffitto, lanterne a batteria che si alternano ad angoli d’ombra. Al suolo possono trovarsi detriti e attrezzature, corpi, casse, cavi di comunicazione, bombe ed esplosivi piazzati per provocare crolli. L’atmosfera può essere al limite della respirabilità, con polvere fitta, fumi e gas; i pavimenti possono essere pieni di pozzanghere d’acqua.

Due chilometri di cunicoli per addestrare i reparti speciali

In pratica i soldati dei reparti speciali si esercitano partendo dal mappare spazi sconosciuti; i serbatoi cilindrici misurano circa venti metri di diametro per sette di altezza e sono collegati da tunnel che servivano per convogliare il carburante. Infine, esiste ancora un secondo tunnel, lungo circa un chilometro, che serviva per trasportare il carburante da e verso la più vicina stazione ferroviaria.

Dall’Ucraina a Gaza, la guerra del futuro passa dal sottosuolo

Questi siti, come anche quelli industriali dismessi, offrono la possibilità di replicar scenari sotterranei ma soprattutto urbani, ovvero quelli dove vive la maggioranza delle persone e che diventano sempre più spesso i teatri degli scontri armati.

Crosetto: «Il sottosuolo è divenuto uno spazio di manovra decisivo»

Il ministro Crosetto, durante la visita dell’aprile scorso, aveva dichiarato: “Non basta prevenire i rischi o prevedere gli scenari: bisogna anticipare gli eventi. Viviamo tempi particolarmente complessi. È cambiata la prospettiva, è cambiato il contesto internazionale, e dobbiamo avere la capacità di adattarci e affrontarlo con lucidità e responsabilità (…). Il sottosuolo è divenuto uno spazio di manovra decisivo, che ospita infrastrutture vitali come reti idriche, energetiche e di telecomunicazioni. In questo quadro, l’Esercito dimostra capacità di guardare avanti, e l’esercitazione di oggi ne è una chiara evidenza. Abbiamo bisogno di mantenere nicchie di eccellenza e nel contempo elevare progressivamente il livello complessivo di preparazione.”

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