Il bilancio ufficiale si è fermato a 188 morti e 907 feriti nelle prime ore successive alle due scosse di ieri, ma la cifra che descrive la reale dimensione della catastrofe in Venezuela è un’altra: quasi 30.000 dispersi. Una massa enorme di persone di cui non si hanno notizie e che minaccia di trasformare i crolli della costa caraibica in un’ecatombe senza precedenti nella storia recente del Sudamerica. Il doppio sisma – una prima scossa di magnitudo 7.2 seguita dopo trentanove secondi da una replica di magnitudo 7.5 – ha colpito ieri l’area di Morón, a 200 chilometri da Caracas, sprigionando la potenza geologica più distruttiva registrata nel paese negli ultimi 126 anni. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha proclamato lo stato di emergenza nazionale, mentre le stime governative fornite dall’ambasciata indicano che il numero delle persone introvabili, inizialmente calcolato in quasi quarantamila, si attesta ora a 20.807 unità complessive, lasciando presagire un bilancio finale drammaticamente lontano dai dati provvisori iniziali.
Lo scenario attuale è quello di una totale paralisi logistica e strutturale, aggravata da incendi estesi provocati dalle rotture delle condotte del gas che complicano le ricerche e aumentano il rischio per i sopravvissuti ancora intrappolati. La regione costiera di La Guaira, situata ad appena trenta chilometri dalla capitale, è stata formalmente dichiarata “zona di disastro” a causa del cedimento strutturale di decine di edifici multipiano e abitazioni private, polverizzati dalla violenza sussultoria del terreno. A peggiorare le prospettive di un rapido intervento è la messa fuori uso dell’aeroporto internazionale di Maiquetía, lo scalo principale della nazione, che è stato completamente chiuso al traffico aereo a causa dei gravissimi danni riportati dalle piste e dalle strutture dei terminal. Il blocco dei collegamenti aerei e l’interruzione delle comunicazioni stanno rallentando l’afflusso dei soccorsi internazionali, mentre sul territorio iniziano a registrarsi i primi cedimenti dell’ordine pubblico, con saccheggi diffusi nella località di Catia La Mar che hanno costretto le autorità a schierare la polizia e le unità antisommossa lungo le principali vie di comunicazione tra la costa e la capitale.
L’allarme per la comunità italiana e il rischio ecatombe
In questo perimetro di devastazione, la Farnesina ha accertato la prima vittima italiana: si tratta di un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970, deceduto a causa del crollo del palazzo in cui si trovava a La Guaira. L’impatto del sisma di ieri sulla comunità legata all’Italia rischia di assumere proporzioni catastrofiche, considerando che nel paese risiedono più di 140.000 connazionali, di cui 65.000 concentrati stabilmente a Caracas. L’Unità di Crisi del ministero degli Esteri ha confermato la ricezione di moltissime segnalazioni relative a cittadini italiani che non rispondono ai tentativi di contatto nelle aree colpite, un dato che alimenta il timore che la lista delle vittime possa allargarsi drammaticamente non appena i canali di comunicazione verranno parzialmente ripristinati e i soccorritori riuscircono a penetrare nei seminterrati degli stabili collassati.
Il ponte umanitario per tentare di strappare i superstiti dalle macerie prevede l’invio immediato, nella mattinata di venerdì, di un aereo della nostra Aeronautica Militare. Il velivolo trasporterà un team di specialisti del dipartimento della Protezione Civile, personale dei vigili del fuoco specializzato in operazioni di ricerca e soccorso urbano (USAR), un contingente sanitario d’urgenza e una struttura di comando per il coordinamento dei soccorsi europei. Contemporaneamente, Papa Leone XIV, per il tramite dell’Elemosineria Apostolica, ha autorizzato l’invio di un primo aiuto economico di 100.000 euro destinato alla gestione immediata dei feriti e degli sfollati, mentre squadre di soccorso provenienti da altri cinque paesi esteri stanno tentando di raggiungere le località isolate per supportare le autorità locali in una corsa contro il tempo che separa i dati di ieri da una delle più grandi tragedie umanitarie del continente.
