Donald Trump sta aumentando la pressione sul regime castrista. “Cuba ha vissuto, per molti anni, grazie a grandi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba ha fornito ‘Servizi di sicurezza’ agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più!”, ha dichiarato, domenica, il presidente statunitense su Truth, per poi aggiungere: “Non ci sarà più petrolio o denaro a Cuba: zero! Consiglio vivamente di raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi”. Poche ore dopo, è arrivata la replica del presidente cubano, Miguel Diaz-Canel. “Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci detta che cosa fare”, ha affermato. “Cuba non aggredisce; è aggredita dagli Stati Uniti da 66 anni e non minaccia; si prepara, pronta a difendere la patria fino all’ultima goccia di sangue”, ha proseguito.
Insomma, la tensione tra Washington e L’Avana sta crescendo. D’altronde, le pressioni della Casa Bianca su Cuba si inseriscono all’interno di un quadro articolato. Innanzitutto, il presidente americano sta promuovendo una riedizione aggiornata della Dottrina Monroe: come sottolineato dalla strategia di sicurezza nazionale pubblicata a dicembre, Trump punta a estromettere le potenze ostili dall’Emisfero occidentale. È in quest’ottica che vanno lette sia la cattura di Nicolas Maduro sia le rivendicazioni sulla Groenlandia. Del resto, il regime castrista, come quello chavista, intrattiene storici legami con Russia, Cina e Iran. E qui veniamo al secondo punto. Le rinnovate pressioni statunitensi sull’Avana sono avvenute proprio mentre Trump sta valutando la possibilità di un intervento armato contro la Repubblica islamica. Al di là della Dottrina Monroe, l’inquilino della Casa Bianca vuole quindi isolare internazionalmente ancora di più gli ayatollah in vista di un possibile cambio di regime a Teheran.
Più in generale, la Casa Bianca è consapevole del fatto che, dopo la cattura di Maduro, L’Avana sia assai più debole. Trump sta infatti spingendo il Venezuela a rompere con la Cina e i suoi alleati, per portarlo nell’orbita di Washington. Sullo sfondo, ma neanche troppo, si staglia poi la questione dei Brics. La scorsa settimana, il presidente americano ha reso noto di essere disponibile a vendere il greggio venezuelano a Pechino e Mosca: segno, questo, del fatto che Trump mira a preservare il predominio del dollaro nelle transazioni petrolifere. Si tratta di un modo con cui la Casa Bianca vuole contrastare i propositi di de-dollarizzazione coltivati dai Brics principalmente su input della Cina: quei Brics di cui, nel 2024, Cuba era diventata “Paese partner”.
